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Cecità (1995)

di José Saramago

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Serie: Ensaio sobre a cegueira (1)

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11,093351441 (4.07)5 / 542
In un tempo e un luogo non precisati, all'improvviso l'intera popolazione diventa cieca per un'inspiegabile epidemia. Chi è colpito da questo male si trova come avvolto in una nube lattiginosa e non ci vede più. Le reazioni psicologiche degli anonimi protagonisti sono devastanti, con un'esplosione di terrore e violenza, e gli effetti di questa misteriosa patologia sulla convivenza sociale risulteranno drammatici. I primi colpiti dal male vengono infatti rinchiusi in un ex manicomio per la paura del contagio e l'insensibilità altrui, e qui si manifesta tutto l'orrore di cui l'uomo sa essere capace. Nel suo racconto fantastico, Saramago disegna la grande metafora di un'umanità bestiale e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose su una base di razionalità, artefice di abbrutimento, violenza, degradazione. Ne deriva un romanzo di valenza universale sull'indifferenza e l'egoismo, sul potere e la sopraffazione, sulla guerra di tutti contro tutti, una dura denuncia del buio della ragione, con un catartico spiraglio di luce e salvezza.… (altro)
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Racconto particolare sulla natura umana. Indicato in periodo covid-19 ( )
  permario | Aug 3, 2020 |
In una città qualunque, di un paese qualunque, un guidatore sta fermo al semaforo in attesa del verde quando si accorge di perdere la vista. All'inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma non è cosi. Gli viene diagnosticata una cecità dovuta a una malattia sconosciuta: un "mal bianco" che avvolge la sua vittima in un candore luminoso, simile a un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l'inizio di un'epidemia che colpisce progressivamente tutta la città, e l'intero paese. Tra la violenza e la lotta per la sopravvivenza si inserirà la figura di una donna che, con un gesto d'amore, ridarà speranza all'umanità.
  kikka62 | Mar 8, 2020 |
Questo incredibile romanzo di Josè Saramago invita a riflettere sull'imprevedibilità della vita e sull'importanza del preservarsi umani in condizioni disumane. A partire da un episodio di cecità bianca che ha colpito un uomo fermo al semaforo, si innesca a catena un'epidemia che velocemente coinvolge tutti. L'unico personaggio che per tutto il romanzo manterrà la vista è la moglie dell'oculista dal quale si era recato l'uomo fermo al semaforo nel tentativo di cercare una risposta al proprio improvviso malanno. I contagiati in un primo momento sono rinchiusi dalle forze dell'ordine in un manicomio dismesso, dove, paradossalmente, si mantiene un barlume di civiltà: i ciechi sono costretti dalla situazione ad abituarsi a vivere da ciechi e sono in questo aiutati dalla moglie dell'oculista, che però con intelligenza non rivela, se non a pochi, di non essere cieca. Quando i contagiati si ritroveranno al di fuori del manicomio, dovranno prendere atto di quanto disumana sia diventata la vita di tutti gli uomini ciechi: le case sono state prese d'assalto dai ciechi alla ricerca di cibo, l'aria è gonfia di sporco e fetore e le strade sono tappeti di morti. Solo due occhi possono vedere tutto questo, finché, all'improvviso, tutti riacquisteranno la vista... ( )
  Fillide | Sep 16, 2016 |
Un'epidemia di cecità sconvolge un intero paese, trasformandolo in poche settimane in un inferno. Noi assistiamo al progressivo abbrutimento della civilità con gli occhi dell'unica donna ancora dotata di vista ("la moglie del medico"), che si fa carico di uno sparuto gruppetto di persone unite un po' dal caso e un po' dalla necessità.
Quello che colpisce subito è la mancanza di una qualsiasi forma di solidarietà o di empatia: a cominciare dallo stato, che ai primi segni del contagio si limita a rinchiudere i malcapitati come bestie, in condizioni di sopravvivenza precarie; ma negli stessi internati la patina di umanità si sgretola subito alle prime difficoltà: prevalgono la paura, l'utilitarismo e nel caso dei "ciechi malvagi" l'istinto di sopraffazione e la violenza brutale. E' un mondo nuovo, è come se la perdità della vista avesse privato ognuno della sua natura più intima di essere umano, tanto che in tutto il romanzo non verremo mai a conoscenza dei nomi dei protagonisti, definiti solo dalle loro caratteristiche superficiali e ormai anacronistiche ("il medico", "la ragazza dagli occhiali scuri" ecc...). Il gruppo su cui l'autore focalizza la nostra attenzione però compie un percorso di crescita e trasformazione nel corso del romanzo: dopo essere stati privati della dignità ed essere scesi al livello più infimo di esistenza reinventano se stessi, trovano un modo nuovo e forse migliore di essere uomini: una sorta di purificazione, simboleggiata proprio dalla pioggia salvifica alla fine del romanzo, che si chiude con un barlume di speranza. Il pessimismo antropologico dell'autore non è totale quindi, c'è sempre una possibilità di riscatto (anche se per arrivarci bisogna distruggere e ricostruire). Lo stile è molto particolare: niente nomi, niente punteggiatura, niente divisione in paragrafi o capitoli. E nonostante la difficoltà apparente non sono rimasta mai disorientata, anzi proprio grazie a questo stile "fiume" la narrazione non perde mai mordente e non ci sono tempi morti.
Appassionante è la parola che userei per descrivere questo libro: una ulteriore prova che si può fare della critica sociale e toccare tematiche importanti senza rinunciare alla qualità dell'intreccio. ( )
  Lilirose_ | Jun 8, 2016 |
Lo strano rapporto che questo libro instaura con il lettore (almeno con il sottoscritto) mette in chiaro le capacità del suo autore nell’arte del raccontare. Il romanzo, infatti, avrebbe tutte le caratteristiche per far scappare a gambe levate: a una distopia di quasi assoluto pessimismo – in cui il ‘quasi’ è un’assai fioca fiammella – che sprofonda chi legge in situazioni di sempre più acuta angoscia si somma la scrittura non semplice di Saramago, che sembra andare a capo solo quando, per caso, se ne rammenta scrivendo per il resto lunghissimi paragrafi nei quali annegano anche i dialoghi che si susseguono senza segni visibili d’interpunzione. Eppure, una volta preso il sinuoso ritmo dato dall’inconsueto scorrere delle parole, si finisce per rimanere agganciati al cupo svolgersi della vicenda, rituffandosi appena possibile fra le sue pagine. Tutto inizia con un tizio che, fermo al semaforo, si ritrova cieco all’improvviso: ben presto il ‘mal bianco’ (così detto perché chi ne è colpito è avvolto nel biancore invece che nell’oscurità) si diffonde a macchia d’olio a tutta la popolazione della città senza nome in cui il romanzo è ambientato (e, si suppone, all’umanità intera, tanto più che nessuno dei personaggi ha un nome proprio). Una situazione sempre più caotica finisce per solleticare gli istinti peggiori dell’essere umano che regredisce ben presto alle caverne, con i bisogni fondamentali che scatenano violenze e sopraffazioni basate sulla legge del più forte. L’ultimo girone infernale pare essere situato laddove sono stati internati i primi ciechi, finchè qualcuno ancora in grado di vedere poteva illudersi di contrastare così l’epidemia: fame, sete, sporcizia e morti ammazzati si accumulano prima che non ci sia più nessuno a fare la guardia e si possa uscire, peraltro solo per scoprire che, fuori, la situazione non è poi tanto migliore. Il cupo senso di quello che si può senza problemi definire un amaro apologo è stato chiarito dallo stesso Samarago al momento della consegna del Nobel: la nostra società è cieca perché non è più capace di solidarietà, cioè di ‘vedere’ gli (i bisogni degli) altri. Da qui l’impossibilità di ricostruire una struttura ordinata a partire da una tabula rasa e, soprattutto, la constatazione che i ciechi non riescono mai a essere davvero solidali tra loro, essendo gli incerti rapporti che si vanno costruendo basati, nella quasi totalità, sulla semplice convenienza. Anche il legame che si instaura tra le donne a seguito dello stupro è tenue, ma è comunque una di loro l’unica a mantenere la vista: il suo sacrificio per chi non vede, in special modo il marito (beffardamente un oculista) e il suo piccolo gruppo, va a costituire la fiammella di cui sopra – il bene tra tanto male, la generosità tra tanta indifferenza. La sua dedizione condurrà a una sorta di simbolico lavacro con l’acqua piovana che sembra preannunciare un finale a quel punto non più così a sorpresa: ciò non toglie che la conclusione sia di gran lunga la parte più debole del romanzo, faticando a integrarsi con quanto accaduto in precedenza anche a causa di un’inattesa accelerazione. Una chiusa in lieve calando che non inficia per nulla un romanzo di grande potenza, ma che, al tirar delle somme, fa sì che io gli preferisca ancora ‘Tutti i nomi’ e il suo mite, indimenticabile signor José. ( )
  catcarlo | Apr 15, 2015 |
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Nome dell'autoreRuoloTipo di autoreOpera?Stato
Saramago, Joséautore primariotutte le edizioniconfermato
Davies, JonathanNarratoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Desti, RitaTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Lemmens, HarrieTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Mertin, Ray-GüdeTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Pontiero, GiovanniTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Weissová, LadaTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
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Titolo canonico
Titolo originale
Titoli alternativi
Data della prima edizione
Personaggi
Luoghi significativi
Eventi significativi
Film correlati
Premi e riconoscimenti
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Epigrafe
Se puoi vedere, guarda.
Se puoi guardare, osserva.
Libro dei Consigli
Dedica
A Pilar
A mia figlia Violante
Incipit
Il disco giallo si illuminò.
Citazioni
Ultime parole
Nota di disambiguazione
Redattore editoriale
Elogi
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Lingua originale
DDC/MDS Canonico

Risorse esterne che parlano di questo libro

Wikipedia in inglese

Nessuno

In un tempo e un luogo non precisati, all'improvviso l'intera popolazione diventa cieca per un'inspiegabile epidemia. Chi è colpito da questo male si trova come avvolto in una nube lattiginosa e non ci vede più. Le reazioni psicologiche degli anonimi protagonisti sono devastanti, con un'esplosione di terrore e violenza, e gli effetti di questa misteriosa patologia sulla convivenza sociale risulteranno drammatici. I primi colpiti dal male vengono infatti rinchiusi in un ex manicomio per la paura del contagio e l'insensibilità altrui, e qui si manifesta tutto l'orrore di cui l'uomo sa essere capace. Nel suo racconto fantastico, Saramago disegna la grande metafora di un'umanità bestiale e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose su una base di razionalità, artefice di abbrutimento, violenza, degradazione. Ne deriva un romanzo di valenza universale sull'indifferenza e l'egoismo, sul potere e la sopraffazione, sulla guerra di tutti contro tutti, una dura denuncia del buio della ragione, con un catartico spiraglio di luce e salvezza.

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Descrizione del libro
In una città qualunque un guidatore sta fermo al semaforo in attesa del verde, quando si accorge di cominciare a perdere la vista. All'inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma quando viene ricoverato in ospedale gli viene diagnosticata una cecità dovuta a una malattia sconosciuta. Nel frattempo il male si estende ai medici, agli infermieri e al personale dell'ospedale, e colpisce progressivamente l'intera città. I malati vengono ospitati (o forse rinchiusi) in una gigantesca costruzione. La moglie del guidatore, che non è stata contagiata, si finge cieca per farsi internare e poter stare vicina al marito. E scopre un mondo sconosciuto che, paradossalmente, rivela molte cose sul mondo di chi "credeva di vedere".
Riassunto haiku

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Voto

Media: (4.07)
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