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Frankenstein (1818)

di Mary Shelley

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Nel 1816 Lord Byron, durante una sera tempestosa nella sua villa a Ginevra, propone ai suoi ospiti - Mary e Percy Shelley, e William Polidori - di scrivere, per gioco, cun racconto dell'orrore. Ricollegandosi al mito di Prometeo, Mary scriverà Frankenstein. Una storia che è un groviglio etico, un ragionamento profondo sull'origine della vita: l'angosciante storia di uno scienziato che conduce macabri esperimenti nel tentativo di restituire la vita ai cadaveri. Una favola terribile capace di imporsi con la forza delle immagini e la sua autonomia di mito universale. Uno sconvolgente racconto dell'orrore in cui il mostro è più umano del suo creatore. Introduzione di Nadia Fusini.… (altro)
  1. 404
    Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson (SanctiSpiritus, ghr4)
  2. 272
    Dracula di Bram Stoker (MarcusBrutus, Cecilturtle, LitPeejster)
  3. 254
    L'isola del dottor Moreau di H. G. Wells (Liondancer, artturnerjr)
    Liondancer: another scientist whose creatures get out of control
    artturnerjr: Both books share a similar blend of science fiction and horror.
  4. 102
    The Journals of Mary Shelley di Professor Paula R. Feldman (JessamyJane)
  5. 113
    Il Golem di Gustav Meyrink (Kolbkarlsson)
  6. 61
    Grendel di John Gardner (sturlington)
    sturlington: Both books attempt to get into the mind of a monster.
  7. 84
    Dracula [Norton Critical Edition] di Bram Stoker (Nubiannut)
  8. 40
    L'uomo invisibile di H. G. Wells (DeusXMachina)
    DeusXMachina: Science and the responsibility for its results.
  9. 51
    Monster: A Novel of Frankenstein di Dave Zeltserman (Crypto-Willobie)
    Crypto-Willobie: A decadent noirish retelling of the Frankenstein story from the monster's point of view.
  10. 52
    Frankenstein: A Cultural History di Susan Tyler Hitchcock (FFortuna)
  11. 42
    The deserted house + The sandman di E. T. A. Hoffmann (Nickelini)
    Nickelini: Written within a year of each other, Hoffmann's The Sandman and Shelley's Frankenstein both feature man-made beings. And both have been adapted beyond recognition.
  12. 21
    Sielun pimeä puoli : Mary Shelley ja Frankenstein di Merete Mazzarella (GoST)
  13. 21
    The Hidden di Richard Sala (Michael.Rimmer)
  14. 10
    Mary Shelley's Frankenstein [1994 film] di Kenneth Branagh (Utente anonimo)
    Utente anonimo: Nowhere near as bad as many silly reviews would have you believe. Countless changes of the novel, but the spirit, the basic story and the essence of the characters are retained. Actually improved. The movie's more Gothic and more horror, for one (or two) thing(s). More dramatic and more tightly plotted, too. Excellent cast and production design.… (altro)
  15. 32
    Il Prometeo incatenato di Aeschylus (thecoroner)
  16. 11
    The Mysterious Stranger and Other Stories (Dover Thrift Edition) di Mark Twain (JolieLouise)
    JolieLouise: The Mysterious Stranger is about a creator's treatment of his creation.
  17. 33
    The Diamond Lens di Fitz James O'Brien (Utente anonimo)
  18. 44
    La guerra dei mondi di H. G. Wells (Morteana)
  19. 11
    Seven Masterpieces of Gothic Horror di Robert Donald Spector (FrankNstein)
  20. 00
    Paradise Regained di John Milton (ricalyr)

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Versione didattica con CD e note di vocabolario, grammatica e lettura. Quest'opera appartiene allo stage 4 (media difficoltà)
  Drusetta | Apr 6, 2024 |
Ho un serio problema con Frankenstein: non sopporto Victor Frankenstein. Per tutta la durata del romanzo non fa che lamentarsi di essere l'uomo più sventurato del mondo e io a tutt'oggi devo capire perché si sia tirato la zappa sui piedi, abbandonando la sua Creatura.

Simbologia e interpretazioni a parte, mi è sempre sembrato strano e ingiusto che Frankenstein non solo rifiutasse la sua Creatura, ma addirittura la abbandonasse a se stessa nella speranza che gli facesse il favore di morire. Messa così, il comportamento della Creatura diventa più comprensibile, sebbene non giustificabile. Sarà per questo che con il tempo il nome Frankenstein è andato a designare la Creatura più che l'artefice nell'immaginario popolare. ( )
  lasiepedimore | Sep 1, 2023 |
Celebrando la nascita di Mary Shelley e il suo capolavoro "Frankenstein"! Segue una nota anche sulla Madre.

Festeggiamo un evento letterario epocale: la nascita di Mary Shelley, avvenuta il 30 agosto 1797. In questa data speciale, vogliamo rendere omaggio a una delle autrici più influenti della storia e al suo indimenticabile romanzo, "Frankenstein".

Mary Shelley, una donna straordinaria e visionaria, ci ha regalato un'opera che ha sfidato i confini dell'immaginazione e ha posto domande fondamentali sulla natura dell'umanità e sulla creazione stessa. Con la sua penna audace e la sua mente geniale, Shelley ci ha introdotti a uno dei personaggi più iconici e complessi della letteratura: il mostro di Frankenstein.

Attraverso le pagine del suo romanzo, Shelley ha tessuto una trama avvincente, in cui si intrecciano temi come l'ambizione, la solitudine, l'alienazione e la responsabilità morale. Ha esplorato le conseguenze disastrose dell'orgoglio umano e ci ha spinto a riflettere sulle implicazioni etiche della ricerca scientifica e della manipolazione della vita stessa.

"Frankenstein" non è solo un racconto di terrore gotico, ma un'opera che attinge alle profondità dell'animo umano. Shelley ci ha mostrato la fragile sottigliezza tra il bene e il male, sfidando le nostre percezioni e spingendoci a esaminare le nostre paure più profonde e i pregiudizi che ci separano.

Oltre alla grandiosa portata filosofica, "Frankenstein" è anche un esempio luminoso della maestria di Mary Shelley come scrittrice. La sua prosa incisiva e suggestiva ci trasporta in un mondo oscuro e inquietante, popolato da personaggi indimenticabili che riflettono le complessità dell'esperienza umana.

La eredità di Mary Shelley è immortale. Il suo romanzo ha ispirato generazioni di lettori e scrittori, e la sua influenza si estende ben oltre i confini della letteratura. "Frankenstein" ci ha regalato un'icona culturale che ancora oggi affascina e spaventa, e ci spinge a esplorare le incertezze e i misteri che risiedono nel cuore dell'umanità.

Quindi, in questa giornata speciale, alziamo un bicchiere per Mary Shelley, una pioniera che ha regalato al mondo un capolavoro senza tempo. Che la sua straordinaria eredità continui a vivere attraverso le pagine di "Frankenstein" e nell'immaginazione di tutti coloro che abbracciano il potere della letteratura.

Auguri di cuore, Mary Shelley, e grazie per averci donato un mostro che, in realtà, ci rende più umani.

.....

Mary Shelley, nata Mary Wollstonecraft Godwin, era una scrittrice inglese, scrittrice di racconti e biografa. Nacque il 30 agosto 1797 a Londra, in Inghilterra, dal filosofo William Godwin e dalla scrittrice femminista Mary Wollstonecraft. La madre di Shelley morì tragicamente poco dopo la sua nascita e lei fu allevata dal padre e dalla matrigna.

I primi anni di vita di Shelley furono segnati da un profondo impegno con la letteratura e le attività intellettuali. All'età di 16 anni incontrò il poeta Percy Bysshe Shelley, che in seguito sarebbe diventato suo marito. Nell'estate del 1816, Mary e Percy, insieme a Lord Byron e John William Polidori, trascorsero del tempo insieme in Svizzera. Fu durante questo periodo che Mary concepì l'idea per il suo romanzo più famoso, "Frankenstein".

Pubblicato in forma anonima nel 1818, "Frankenstein; or, The Modern Prometheus", racconta la storia di Victor Frankenstein, un giovane scienziato che crea una creatura grottesca nel suo laboratorio attraverso l'uso di metodi scientifici non convenzionali. Il romanzo esplora le implicazioni morali ed etiche della creazione di Frankenstein e le conseguenze che derivano dal suo abbandono della creatura. La storia si svolge attraverso una serie di narrazioni, offrendo molteplici prospettive sugli eventi e approfondendo i temi della natura contro l'educazione, la ricerca della conoscenza e il desiderio umano di compagnia.

"Frankenstein" ha ricevuto recensioni contrastanti al momento della sua uscita iniziale, ma gradualmente ha ottenuto il riconoscimento come capolavoro letterario. Da allora è diventata una delle opere più influenti e durature della narrativa gotica. L'impatto del romanzo si estende oltre il regno della letteratura e ha ispirato numerosi adattamenti, rappresentazioni teatrali, film e altre interpretazioni artistiche. L’immagine iconica del mostro, spesso raffigurato come una creatura dalla pelle verde e dal collo sferico, è diventata profondamente radicata nella cultura popolare.

I contributi di Mary Shelley alla letteratura vanno ben oltre "Frankenstein". Ha scritto altri romanzi, tra cui "L'ultimo uomo" e "Lodore", oltre a numerosi racconti, saggi e biografie. Nonostante le tragedie personali e le sfide sociali, i successi letterari di Shelley continuano ad affascinare lettori e studiosi.

L'eredità di Mary Shelley come scrittrice e la sua esplorazione di temi come l'identità, la responsabilità e le conseguenze delle azioni umane rimangono molto rilevanti oggi. Il suo lavoro continua a ispirare discussioni sull’etica dei progressi scientifici, sulla natura dell’umanità e sul potere dell’empatia.

Attraverso il suo duraturo romanzo "Frankenstein", Mary Shelley ha lasciato un segno indelebile sia nel mondo letterario che nella cultura popolare. La sua capacità di creare una narrazione avvincente ed esaminare profonde questioni filosofiche le ha assicurato un posto tra gli autori più celebri della storia.

Quindi, mentre commemoriamo la nascita di Mary Shelley e la pubblicazione di "Frankenstein", riconosciamola come una scrittrice visionaria che ha osato scavare nelle profondità della natura umana e ha creato un capolavoro letterario che continua a risuonare con i lettori di tutti i tempi. .

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MARY WOLLSTONECRATFT - La madre di Mary

Da poco è uscito in Inghilterra una ennesima biografia di Mary Wollstonecraft la scrittrice inglese del 18°, secolo autrice di questo famoso trattato sui diritti delle donne, moglie del filosofo William Godwin e madre di Mary Shelley, autrice dell’altrettanto famosa storia di Frankenstein. Negli anni settanta il movimento femminista internazionale ebbe come slogan, tra i tanti, anche questo: “The personal is the political”. La vita di Mary fu, appunto, un fatto personale che diventò poi un fatto politico, uno slogan che ha il carattere di un “mantra”, un’energia, una vibrazione nel significato della parola indiana, una “politica” nel significato culturale occidentale.

Mary mise al centro della sua filosofia la “casa”, la sua vita e il suo lavoro furono regolati dalla lotta per l’emancipazione delle donne. Purtroppo il fatto che tutti fossero a conoscenza che lei se la faceva con due amanti e che ad essi aveva rivolto l’offerta di un “vita a tre”, che avesse una figlia illegittima e che avesse tentato il suicidio, tutti questi fatti distrussero la sua reputazione. Fu solamente verso gli anni settanta del novecento, ben due secoli dopo, che Mary riemerse come l’antesignana e la madre del femminismo.

Molti critici e storici ritengono che il genio di Wollstonecraft vada ricercato nella sua vita. Secondo un’altra grande femminista inglese, Virginia Woolf, la sua genialità va ritrovata nel fatto che sin dall’inizio la sua fu una vita sperimentale. Figlia di uno sfaccendato ubriacone imparò subito a come vivere da sola scegliendosi uno dei mestieri più impossibili per quel tempo vale a dire: la scrittrice.

Troviamo la diciannovenne scrittrice Mary camminare da sola per Londra di notte di ritorno da una serata letteraria col suo editore Joseph Johnson e altri membri del circolo radicale frequentato da uomini come Paine, autore dei “Diritti dell’Uomo”, di William Blake, poeta e pittore immortale, Erasmo Darwin, il grande pittore Fuseli. Frequentazioni e conoscenze fatte in nome di una chiara indipendenza esistenziale e culturale, impensabile a quel tempo, in quel tipo di società del 18° secolo inglese.

Era l’epoca nella quale le donne non si sarebbero mai sognate di studiare botanica a causa dei riferimenti sessuali femminili delle piante negli studi di Darwin, un’epoca in cui le donne non avevano diritto a fare carriera, non potevano avere accesso al loro denaro, non possedevano il proprio corpo dal punto di vista strettamente fisico, i figli non appartenevano loro. Insomma, erano solo dei giocattoli nelle mani degli uomini. Il matrimonio non era altro che “prostituzione legalizzata”, come la stessa Mary ebbe a dire nel suo famoso libro sui Diritti.

“I Diritti delle Donne” venne pubblicato nel 1792 e le diede immediata fama. Fece andare su tutte le furie poeti classici e conservatori come Horace Walpole il quale la defini”una iena col reggiseno”. Fece impallidire molti presunti radicali, sia politici che scrittori e opinionisti di una stampa che era solo maschile e conservatrice. Mary, nel libro, sosteneva con violenza il diritto delle donne all’istruzione, all’emancipazione, alla liberazione da uno stato di una umiliante servitù maschile affermando che non era vero che gli uomini fossero esseri dotati di ragione e le donne di solo emozioni. Lei sosteneva invece che il matrimonio fosse la giusta fusione equilibrata tra i due sessi, pietra d’angolo per mantenere le relazioni tra i sessi e quindi le fondamenta della società civile.

Pur avendo scritto romanzi, manuali e antologie educative, il saggio sui “Diritti delle Donne” è il suo vero e proprio testamento intellettuale. Mary non è soltanto una icona femminista del tutto nuova ed inaspettata sullo scenario inglese della fine del settecento. Essa ben si inserisce nella corrente dell’Illuminismo europeo che sfocia liberamente nel Romanticismo per mutarsi e trasformarsi in Politica culturale. Una donna che conobbe a fondo il dr. Johnson, il famoso autore del primo Dizionario della lingua inglese e che sarebbe diventata suocera del grande poeta romantico Shelley.

Nella sua vita appassionata e sofferta la confluenza dell’Illuminismo nel Romanticismo divenne una vera e propria battaglia sanguinosa come si evince da una sua lettera: “Io sono un vero animale e le emozioni istintive troppo spesso mettono a tacere le suggestioni della ragione…Sono ben consapevole che la vita è solo un gioco, spesso solo un incubo, eppure ogni giorno sono alla ricerca di qualcosa di serio, che vale, ma resto sempre disillusa”. La lettera fu scritta dopo il rifiuto di Fuseli a convivere in tre. Una Mary esasperatamente romantica nella sua essenza, sostanzialmente cruda nella sua esasperazione ma profondamente seria nel suo illuminismo razionalistico.

Mary fece della sua vita un continuo esperimento. Respinta da Fuseli, se ne andò dall’Inghilterra e andò a seguire la Rivoluzione Francese nei giorni del Terrore, come una moderna giornalista che va al fronte. Intraprese un viaggio nei paesi scandinavi e si ritrovò con una figlia a scrivere le sue straordinarie lettere dalla Scandinavia, Svezia, Norvegia e Danimarca. Furono queste lettere che trasformarono il filosofo William Godwin da suo ammiratore in amante. Il matrimonio fu il suo ultimo ma “fruttuoso esperimento”, come lo definì Virginia Woolf. Una vita di “esperimenti” fatti sulla propria pelle.

Mary Wollstonecraft è il ritratto di una donna coraggiosa, irritante, attraente, appassionata, istintiva, a volte brutale, ma giammai intellettuale o saccente. La sua fama venne enormemente danneggiata dalle rivelazioni che lo stesso Godwin impunemente fece quando pubblicò nelle sue Memorie pubblicate nello stesso anno delle Memorie di Mary, alcuni particolari privati, discreditandola agli occhi delle femministe fino alla metà del secolo scorso. In fondo, molti biografi moderni tendono a pensare che lo sforzo di Mary fosse rivolto a dare alle donne non solo una nuova e diversa condizione fatta di riscatto e di ricerca di identità, quanto anche a concorrere a “creare” un “uomo nuovo”, visto nel gioco delle relazioni e degli equilibri tra i due sessi. ( )
  AntonioGallo | Aug 29, 2023 |
Molto bello e a tratti veramente sorprendente. Idea decisamente geniale. ( )
  zinf | Nov 28, 2022 |
Anche questo fa parte della vastissima categoria di classici entrati così a fondo nell'immaginario collettivo che tutti credono di conoscerli già, ma che invece riservano soprese.
Aldilà del fatto ormai noto che Frankenstein sia il nome del creatore e non della creatura, è proprio l'impostazione del romanzo che è molto diversa da come il cinema e la cultura popolare ci lasciano credere. Non è la storia di uno scienziato geniale e del mostro feroce che ha incautamente generato, e non è nemmeno la versione opposta ma altrettanto semplicistica in cui la creatura è in fondo un essere gentile ed incompreso ed i veri cattivi sono gli uomini che non accettano il diverso. E' una vicenda infinitamente più complessa nella quale Frankenstein e la sua creatura passano continuamente dal ruolo di carnefice a quello di vittima, metafora dell'animo umano in cui convivono innocenza e colpevolezza; e questa è solo una delle tante questioni esistenziali che vengono affrontate in questo romanzo, si parla anche dei limiti della conoscenza e del concetto stesso di umanità.
Un'opera di gran pregio quindi, che però non è riuscita a coinvolgermi quanto speravo per via di uno stile involuto ed enfatico; anche i personaggi secondari risentono di questa pomposità, infatti sono stereotipati modelli di ogni virtù, senza la minima verosimiglianza o profondità.
Resta comunque un libro fondamentale per l'originalità di trama e temi (soprattutto calcolando che è stato scritto due secoli fa) e per l'importanza che ha rivestito nella nostra cultura. ( )
  Lilirose_ | Aug 1, 2021 |

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Nome dell'autoreRuoloTipo di autoreOpera?Stato
Shelley, Maryautore primariotutte le edizioniconfermato
Bloom, HaroldPostfazioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
Bordwin, GabrielleProgetto della copertinaautore secondarioalcune edizioniconfermato
Brockway, HarryIllustratoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Casaletto, TomNarratoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Couturiau, PaulTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Deaver, JefferyIntroduzioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
Ebeling, HermannPostfazioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
Guidall, GeorgeNarratoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Hagemann, MichaelProgetto della copertinaautore secondarioalcune edizioniconfermato
Hindle, MauriceIntroduzioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
Hunter, J. PaulA cura diautore secondarioalcune edizioniconfermato
Johnson, DianeIntroduzioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
Judge, PhoebeNarratoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Karbiener, KarenIntroduzioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
Lehtonen, PaavoTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Miller, Walter JamesPrefazioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
Monzó, QuimTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Moser, BarryIllustratoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Munch, PhilippeIllustratoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Pechmann, AlexanderTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Pinching, DavidPostfazioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
Polakovics, FriedrichTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Porée, MarcCommentairesautore secondarioalcune edizioniconfermato
Pujals, María EngraciaTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Rennerfelt, MonicaTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Rodríguez Cerro, MiguelIllustratoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Ruiz, AristedesImmagine di copertinaautore secondarioalcune edizioniconfermato
Saci, Maria PaolaIntroduzioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
Samuel, CoriNarratoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Seymour, MirandaIntroduzioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
Shelley, Percy ByssheCollaboratorautore secondarioalcune edizioniconfermato
Steiner, WendyIntroduzioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
Stevens, DanNarratoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Troncarelli, FabioTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Vance, SimonNarratoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Ward, LyndIllustratoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Wheatley, DennisIntroduzioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
Wrightson, BernieIllustratoreautore secondarioalcune edizioniconfermato

Appartiene alle Collane Editoriali

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Lanterne (L 295)
Livro B (12)
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Ha un prequel (non seriale)

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Ha l'adattamento

È riassunto in

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Epigrafe
Ti ho chiesto io, creatore, dal fango
Di farmi uomo? Ti ho chiesto io
Di trarmi dal buio?


J. Milton, Il Paradiso perduto, X, vv. 743-45
Dedica
A
WILLIAM GODWIN
autore di Political Justice, Caleb Williams ecc.
questo volume
dedica con rispetto
L’AUTRICE
Incipit
Sarai felice di sapere che nessuna disavventura ha accompagnato l’inizio dell’impresa che tu hai sempre considerato con tanta apprensione.
Citazioni
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Wikipedia:Phase II feature requests/Wiki shortcuts

Wikipedia:Red flags in edit summaries

Wikipedia:Redirects for discussion/Log/2015 August 22

Wikipedia:Reference desk archive/Language/April 2006

Nel 1816 Lord Byron, durante una sera tempestosa nella sua villa a Ginevra, propone ai suoi ospiti - Mary e Percy Shelley, e William Polidori - di scrivere, per gioco, cun racconto dell'orrore. Ricollegandosi al mito di Prometeo, Mary scriverà Frankenstein. Una storia che è un groviglio etico, un ragionamento profondo sull'origine della vita: l'angosciante storia di uno scienziato che conduce macabri esperimenti nel tentativo di restituire la vita ai cadaveri. Una favola terribile capace di imporsi con la forza delle immagini e la sua autonomia di mito universale. Uno sconvolgente racconto dell'orrore in cui il mostro è più umano del suo creatore. Introduzione di Nadia Fusini.

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Descrizione del libro
Nell'estate del 1816 un gruppo di poeti e letterati, guidati dal già celebre lord Byron e di cui faceva parte anche il poeta Shelley, si trovò isolato per il maltempo nella villa Diodati, sul lago di Ginevra. Spinto dalla noia e dalla suggestione derivante dalla lettura di una storia di fantasmi, Byron propose a tutti i suoi amici di comporre ciascuno un racconto che fosse il più terrificante possibile. La pioggia che perseguitava la compagnia non durò abbastanza per la composizione di un Decameron del terrore. Solo la diciannovenne Mary Wollstonecraft Godwin, che poco più tardi avrebbe sposato Shelley, non volle abbandonare il racconto che aveva iniziato in quella "cupa notte". Colpita dall'ipotesi, ventilata dalla scienza di quegli anni, che, grazie al galvanismo, si potesse ridare la vita ai cadaveri, la giovane giunse a concepire l'angosciante storia di un blasfemo creatore di mostri, destinato a vedere la sua vita e i suoi affetti più cari distrutti per colpa della sua stessa creatura. Una favola potente e terribile, capace di imporsi con la forza delle immagini e con la sua autonomia di mito antico e contemporaneo che, pubblicata per la prima volta nel 1818, si diffuse ben presto in tutto il mondo, raggiungendo una fama universale.
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