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La montagna incantata (1924)

di Thomas Mann

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8,738156780 (4.21)4 / 553
A sanitorium in the Swiss Alps reflects the societal ills of pre-twentieth-century Europe, and a young marine engineer rises from his life of anonymity to become a pivotal character in a story about how a human's environment affects self identity. In this dizzyingly rich novel of ideas, Mann uses a sanatorium in the Swiss Alps, a community devoted exclusively to sickness, as a microcosm for Europe, which in the years before 1914 was already exhibiting the first symptoms of its own terminal irrationality. The Magic Mountain is a monumental work of erudition and irony, sexual tension and intellectual ferment, a book that pulses with life in the midst of death.… (altro)
  1. 81
    L'uomo senza qualità di Robert Musil (roby72)
  2. 31
    Il lupo della steppa di Hermann Hesse (caflores)
  3. 10
    Ludwigshöhe di Hans Pleschinski (spiphany)
  4. 10
    Siddharta di Hermann Hesse (chwiggy)
  5. 10
    Pabellón de reposo di Camilo José Cela (caflores)
    caflores: Historias de sanatorios
  6. 10
    Diceria dell'untore di Gesualdo Bufalino (thecoroner)
  7. 10
    Morti di salute di T. C. Boyle (buchstabendompteurin)
  8. 10
    Scarred Hearts di Max Blecher (mousse)
    mousse: La narración se basa en las experiencias del autor, aquejado de tísis osea, en el sanatorio de Berck, en la costa francesa.El ambiente en el sanatorio y las relaciones entre los pacientes son similares.
  9. 43
    Ulisse di James Joyce (roby72)
  10. 00
    Montauk di Max Frisch (chwiggy)
  11. 00
    The Philosopher's Pupil di Iris Murdoch (P_S_Patrick)
    P_S_Patrick: Long, immersive, magic, philosophical novels to fully breathe the atmosphere of.
  12. 00
    1913: l'anno prima della tempesta di Florian Illies (chwiggy)
  13. 11
    Stiller di Max Frisch (gust)
  14. 00
    L' occasione di uccidere di Heimito von Doderer (gust)
    gust: Ook een bildungsroman met een middelmatige jongeman als hoofdpersonage.
  15. 00
    Human Traces di Sebastian Faulks (hilge)
    hilge: Philosophy, psychology, and sanatorium are key features in both books. Which are both really nice and long in the very best sense.
  16. 00
    Roma, la pioggia... A che cosa serve la letteratura? di Robert Pogue Harrison (buchstabendompteurin)
1920s (46)
(3)
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833.912 MAN
  ScarpaOderzo | Apr 17, 2020 |
Mi ci sono voluti tre mesi per venirne a capo e ciò che mi resta è la consapevolezza che quello che mi è sfuggito è assai più di quanto mi è arrivato. Da un lato stanno la strepitosa ambientazione, l'incredibile costruzione di un microcosmo fuori del mondo e del tempo che è in realtà lo specchio impietoso del mondo che precipitò nella guerra mondiale, ritratti indimenticabili di personaggi grandi e piccoli, pagine di stupefacente bellezza, da quelle che descrivono la morte del cugino di Hans Castorp al celebre capitolo della fuga in solitaria nella neve sugli sci. Sull'altro piatto della bilancia pesano innanzitutto le interminabili tirate di Naphta e Settembrini e tutti quei luoghi nei quali sembra che Mann si sia messo d'impegno per dar filo da torcere al proprio lettore, o quantomeno per disorientarlo.
Nella famosa lezione agli studenti di Princeton, Mann dice che per cogliere appieno il senso di questo libro bisognerebbe leggerlo due volte. Bisognerebbe, aggiungo io, leggerlo avendo la possibilità di operare nella lettura una sorta di sospensione del tempo analoga a quella che si ritrova nel romanzo. Solo così, credo, un libro di tale complessità può essere affrontato con la disponibilità e la continuità che richiede. ( )
  winckelmann | Mar 18, 2018 |
Doveva essere un romanzo breve che raccontasse in chiave sottilmente umoristica la vita nei sanatori montani contro la tubercolosi, di cui l’autore aveva fatto esperienza accompagnandovi la moglie. Ben presto, però, il libro ha forzato la mano, come ricordato dallo stesso Mann, diventando opera richiedente lunghi anni di lavoro sino a trasformarsi nel poderoso (e ponderoso) ritratto di un mondo al tramonto, ovvero la società borghese che uscirà modificata nel profondo dal primo conflitto mondiale. I tratti originari si notano ancora soprattutto nei primi capitoli, con l’arrivo del giovane ingegnere amburghese Hans Castorp per una visita di tre settimane al cugino Joachim e la sua introduzione ai riti quotidiani e alla varia umanità del lussuoso luogo di cura. Come quella che doveva essere una veloce parentesi nell’esistenza del protagonista muta in un lunghissimo soggiorno di sette anni, la natura del libro cambia: il sorriso dello scrittore è riservato quasi in esclusiva agli inciampi del suo personaggio mentre ne viene descritta la vicenda in un romanzo di formazione spirituale – quanto di tedesco c’è in questo… - staccato in buona parte dalla comune quotidianità. L’anima di Hans è contesa tra il positivista Settembrini e il nichilista Nafta: il primo è a tratti utopico fino alla parodia (l’enciclopedia delle sofferenze) anche se con il passare delle pagine Mann lo guarda con crescente simpatia, il secondo si distingue per le continue provocazioni che inserisce nelle sue sottigliezze gesuitiche. Durante le lunghe passeggiate montane, le schermaglie dialettiche tra i due analizzano ogni aspetto dell’uomo visto come animale sociale, ma risultano a volte talmente estenuanti che non stupisce come Castorp subisca il fascino di quel Peeperkorn che entra in scena nell’ultimo terzo con vitalità dionisiaca al limite del grottesco e forte personalità. L’imponente figura è il nuovo amante di Claudia Chauchat, la giovane russa dai tratti quasi felini di cui il protagonista si invaghisce in maniera cerebrale - in molti aspetti morbosa - e che è uno dei motivi che spingono Hans a rimanere al Berghof. Tra gli altri si possono individuare almeno una fascinazione per la morte o, per meglio dire, per il rapporto della stessa con la vita (va ricordato che di tisi si moriva spesso giovani) e il distacco dalla realtà quotidiana, là nel ‘piano’, i cui riflessi giungono sempre più ovattati mentre Castorp elimina un legame dopo l’altro sino a rinunciare all’amata marca di sigari: al contrario di Joachim, che si ribella fino a mettere a repentaglio la propria salute, Hans si chiude in un bozzolo protettivo nel quale ignorare i clangori della storia. Non si può però fuggire in eterno e l’ultimo, meraviglioso capitolo catapulta il protagonista in qualche mattatoio sul fronte occidentale descritto con paragrafi dominati dal fango e dal sangue per una concretezza degli elementi che si pone al polo opposto dell’esitenza ‘astratta’ del Berghof, alla quale la lega solo la tragedia, qui però insensata, delle morti prima del tempo. Come si vede, ne ‘La montagna incantata’ succedono molte cose, ma, al contempo, dal punto di vista concreto accade ben poco: qualcuno muore, qualcuno arriva mentre Castorp medita oppure dialoga oppure viene preso da piccole manie a cui si volge con dedizione assoluta (le visite ai moribondi e, antitetico, il grammofono), circondato da un’umanità benestante, ma, con l’eccezione dei succitati ‘maestri’, vanesia e fondamentlmente vuota, come riassunto con arguzia nel capitolo dedicato alle sedute spiritiche. Un simile complesso di situazioni – alle quali va aggiunta un’idea irrazionalmente relativa del tempo - fa sì che navigare fra queste pagine non sia semplice: Mann si sforza di mantenere il tono lieve, ma, d’altra parte, è evidente come tenga ai trattare qualsiasi dei millanta argomenti affrontati con la maggiore precisione possibile, sia in ambito umanistico, sia in quello scientifico (e pazienza se alcune convinzioni, specie in medicina, risultano oggi sorpassate). La conseguenza è che, per apprezzare al meglio (e in attesa di una rilettura, come consigliato dall’autore) è necessario lasciarsi avvolgere dall’atmosfera del romanzo, resistendo alla tentazione di vedere simboli ovunque e abbandonandosi ai momenti di grande letteratura presenti con generosità e per i quali basti citare i capitoli che narrano la (folle) giornata sugli sci in solitaria di Hans e la scena del duello. ( )
1 vota catcarlo | Apr 28, 2017 |
Il fascino di questo romanzo non sta nell'intreccio, nella trama che è molto semplice e riassumibile in poche righe.
Il protagonista Hans Castcorp, proveniente da una ricchissima famiglia di Amburgo, rimasto orfano in giovane età, dopo la morte del nonno trascorre la sua giovinezza presso il prozio Tienappel. Prima di prendere servizio come ingegnere navale, su suggerimento del medico, va a trovare il cugino Joachim, ricoverato nel sanatorio di Berghof a Davos.
Dovrebbe restare per tre settimane, ma poi con sua somma gioia, a causa di una febbre, viene ricoverato a tempo indefinito. Nel sanatorio si innamora di una donna russa, Clawdia Cauchat, nonostante la consideri sciatta e inferiore a lui. In una notte di carnevale, entra una specie di condizione sunnambolica e manifesta i suoi sentimenti, parlando con lei francese.
Subito dopo Clawdia viene temporaneamente dimessa dal sanatorio per un periodo, il cugino mette in atto una dimissione “selvaggia” (contro il parere dei medici), per realizzare il suo sogno di carriera militare- Hans resta da solo e si adatta sempre di più alla vita del sanatorio.
Ci sarà, poi, il ritorno definitivo del cugino ammalato, la sua triste e coraggiosa morte e, successivamente, tornerà Clawdia in compagnia di uno strano personaggio, l’olandese Mynheer Peeperkorn, che Hans ammira e di cui diventa amico. Le vicende si intrecciano con i densi dialoghi, vere e proprie battaglie intellettuali tra Settembrini (l’italiano che si propone fin dall'inizio come pedagogo di Hans), Naptha, un gesuita ammalato che vive fuori dal sanatorio e che avrà come vicino settembrini, quando questi si dimetterà per andare a vivere a Davos.
All'arrivo dell'olandese gli scontri intellettuali avverranno alla sua presenza, ma sempre più appariranno vuoti e inutili. Alla fine ci sarà il suicidio di Peeperkorn e, successivamente, il drammatico duello tra Settembrini e Naptha, con il suicidio di quest'ultimo. L'ultimo capitolo vede Hans nella melma delle trincee della guerra ed emergerà che tutto quanto è stato raccontato, forse, non era altro che i sogno di Hans.
Il fascino sta nella capacità descrittiva dei personaggi, nei rimandi e negli echi delle parole, nell'emergere, come in una sinfonia, di temi che si nascondono qua è là e poi ritornano con forza ed evidenza provocando nel lettore una sensazione di deja vu.
Del resto, c'è un aspetto onirico molto sviluppato e lo stesso protagonista sembra, a volte, un eterno sonnambulo che subisce la realtà fin da giovane: si lascia vivere. E’, nella splendida definizione di Settembrini “un riottoso figlio della vita”. Ci sono molti temi importanti che si intrecciano nella narrazione e,soprattutto, nei dialoghi/scontri tra i principali protagonisti: il tema del tempo, la politica l'erotismo, la musica, la malattia e la morte sono i principali.
Infine, i personaggi si possano raggruppare alcune specifiche tipologie:
- il cerchio legato strettamente al protagonista Hans Castcorp: il nonno, il prozio, i parenti, Hippie (il compagno di scuola) e, soprattutto, il cugino Joachim;
- Il gruppo dei dipendenti del Berghof: i dottori, gli infermieri, le suore, gli inservienti, i camerieri, ecc.
- Il foltissimo gruppo dei ricoverati;
- Il piccolo gruppo di chi vive all’esterno del Berghof ( )
  ren47 | Dec 1, 2011 |
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Nome dell'autoreRuoloTipo di autoreOpera?Stato
Mann, ThomasAutoreautore primariotutte le edizioniconfermato
Łukowski, JanTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Byatt, A.S.Introduzioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
Caro, HerbertTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Castelló, DavidTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Colorni, RenataTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Crescenzi, LucaA cura diautore secondarioalcune edizioniconfermato
Driessen, HansTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Fonseca, GonzaloIllustratoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Giachetti-Sorteni, BiceTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Hawinkels, PéTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Kaila, KaiTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Kramsztyk, JózefTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Lowe-Porter, H. T.Traduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Marques, BernardoProgetto della copertinaautore secondarioalcune edizioniconfermato
Mattson, EllenPostfazioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
Rosoman, LeonardIllustratoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Wallenström, UlrikaTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Winter, G.A. vonPostfazioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
Wood, MichaelIntroduzioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
Woods, John E.Traduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Курелла, В.Traduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Станевич, В.Traduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
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Titolo canonico
Titolo originale
Titoli alternativi
Data della prima edizione
Personaggi
Luoghi significativi
Eventi significativi
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Premi e riconoscimenti
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Epigrafe
Dedica
Incipit
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The story of Hans Castorp, which we would here set forth, not on his own account, for in him the reader will make acquaintance with a simple-minded though pleasing young man, but for the sake of the story itself, which seems to us highly worth telling - though it must needs be borne in mind, in Hans Castorp's behalf, that it is his story, and not every story happens to everybody - this story, we say, belongs to the long ago; it is already, so to speak, covered with historical mould, and unquestionably to be presented in the tense best suited to a narrative out of the depth of the past.
Citazioni
… si erano fatte quasi le due e mezza. Non esatte, forse; a essere precisi erano forse solo le due e un quarto. Ma simili quarti d'ora eccedenti le unità intere non vanno calcolati, bensì inghiottiti di passaggio quando il tempo viene servito generosamente come durante un viaggio di molte ore in treno, oppure in quelle situazioni di vuota attesa in cui ogni slancio e spirito vitale vengono devoluti a far passare il tempo e a lasciarselo alle spalle. Le due e un quarto… equivalgono alle due e mezza; le quali equivalgono praticamente alle tre, in nome di Dio, visto che le tre sono vicine. Quei trenta minuti vanno intesi come preludio all'ora piena che va dalle tre alle quattro e devono essere intimamente accantonati: così si fa in circostanze simili. E in questo modo la durata della grande cura del riposo si riduceva anch'essa alla fin fine, in verità, a un'ora… la quale inoltre, alla fine, veniva ridotta, troncata e, per così dire, elisa da un apostrofo. L'apostrofo era il dottor Krokowski.
Ottobre arrivò, come di solito arrivano i mesi nuovi… in modo assolutamente discreto, senza far rumore, senza segni o voglie di vino, un silenzioso insinuarsi, dunque, che facilmente sfugge a un'attenzione che non sia troppo stringente e puntigliosa. Il tempo, in verità, non ha cesure, all'inizio di un nuovo mese o di un nuovo anno non ci sono tempeste o squilli di tromba, e persino l'inizio di un nuovo secolo siamo solamente noi uomini ad accoglierlo con colpi di cannone e fanfare.
… certe cose non si profetizzano perché avvengano, ma anzi proprio perché "non" avvengano e, per così dire, in chiave scaramantica. I profeti di questo genere scherniscono il futuro dicendo in qual modo si profilerà affinché esso si vergogni di profilarsi davvero in quel modo.
Poi si drizzò e pianse, lasciò scorrere le lacrime sulle guance che tanto avevano bruciato all'ufficiale della marina inglese… quel liquido che ovunque e a ogni ora, nel mondo, scorre così amaro e copioso da aver dato alla valle della terra il suo poetico nome; quel secreto ghiandolare salso e alcalino spremuto al nostro corpo dalla scossa nervosa di un dolore penetrante, fisico e psichico. Hans Castorp sapeva che contiene anche un po' di mucina e albumina.
Il progresso? Bah, era come quel famoso ammalato che cambiando continuamente posizione si aspettava di alleviare il dolore.
Ultime parole
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(Click per vedere. Attenzione: può contenere anticipazioni.)
Nota di disambiguazione
Redattore editoriale
Elogi
Lingua originale
DDC/MDS Canonico
LCC canonico

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A sanitorium in the Swiss Alps reflects the societal ills of pre-twentieth-century Europe, and a young marine engineer rises from his life of anonymity to become a pivotal character in a story about how a human's environment affects self identity. In this dizzyingly rich novel of ideas, Mann uses a sanatorium in the Swiss Alps, a community devoted exclusively to sickness, as a microcosm for Europe, which in the years before 1914 was already exhibiting the first symptoms of its own terminal irrationality. The Magic Mountain is a monumental work of erudition and irony, sexual tension and intellectual ferment, a book that pulses with life in the midst of death.

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Riassunto haiku

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1.5 5
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4.5 83
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