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Emily St. John Mandel

Autore di Stazione undici

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Sull'Autore

Emily St. John Mandel was born in British Columbia, Canada. She is a staff writer for The Millions. She has written several novels including Last Night in Montreal, The Singer's Gun, The Lola Quartet, and Station Eleven. Her work has appeared in numerous anthologies including The Best American mostra altro Mystery Stories 2013 and Venice Noir. In 2015, her novel, Station Eleven, was on the New York Times bestseller list and was nominated for the PEN/Faulkner Award for Fiction 2015. In the same year she won the 2015 Arthur C. Clarke Award for science-fiction writing for her novel Statio Eleven. (Bowker Author Biography) mostra meno
Fonte dell'immagine: Kevin Mandel

Opere di Emily St. John Mandel

Stazione undici (2014) 11,877 copie
Sea of Tranquility (2022) 3,282 copie
The Glass Hotel (2020) 3,027 copie
Last Night in Montreal (2009) 854 copie
The Lola Quartet (2012) 568 copie
The Singer's Gun (2010) 486 copie
Mr. Thursday 9 copie
Drifter (2014) 2 copie

Opere correlate

The Best American Mystery Stories 2013 (2013) — Collaboratore — 99 copie
The Late American Novel: Writers on the Future of Books (2011) — Collaboratore — 65 copie
Future Tense Fiction: Stories of Tomorrow (2019) — Collaboratore — 60 copie
Venice Noir (2012) — Collaboratore — 59 copie
Out of the Ruins: The Apocalyptic Anthology (2021) — Collaboratore — 42 copie

Etichette

Informazioni generali

Data di nascita
1979
Sesso
female
Nazionalità
Canada (dual citizenship)
USA (dual citizenship)
Luogo di nascita
British Columbia, Canada
Luogo di residenza
Brooklyn, New York, USA
Istruzione
School of Toronto Dance Theatre
Attività lavorative
author
Agente
Katherine Fausset (Curtis Brown) [books]
Britton Rizzio (Writ Large) [screewriting]
Noah Rosen (Writ Large) [screewriting]
Breve biografia
Born on the coast of British Columbia, Canada in 1979. She studied dance at The School of Toronto Dance Theatre and lived briefly in Montreal before relocating to New York. She lives in Brooklyn.

Utenti

Discussioni

August 2023: Emily St. John Mandel in Monthly Author Reads (Agosto 2023)
Found: SciFi/Fan pandemic in Name that Book (Settembre 2021)

Recensioni

Inizio con due informazioni di servizio: con la prima vi ricordo che questo libro è disponibile anche in italiano, edito da Bompiani con il titolo Stazione Undici; con la seconda confesso di aver involontariamente un po’ barato per questa task perché solo una parte del libro è ambientata nel Midwest. Eh va be’.

Cosa scrivere di Station Eleven? È uno strano libro: tra le sue pagine non ho trovato niente di nuovo, niente che non avesse già letto in altri romanzi. Compare un nuovo virus influenzale e la malattia che si diffonde rapidamente e altrettanto rapidamente uccide, senza dare tempo al personale sanitario o a chicchessia di prendere le giuste precauzioni o organizzare un lockdown. Insomma, SARS-CoV-2 e COVID-19 scansatevi. Finisce la civiltà per come la conosciamo e seguiamo un gruppo di persone in questa nuova realtà post-apocalittica.

Però.

Però questo romanzo mi è ronzato in testa per giorni e ci sono diversi passaggi nei quali ha toccato i miei punti deboli: è una storia sulle reazioni umane a un evento così catastrofico e poche cose mi commuovono come la messa a nudo della fragilità umana. St. John Mandel è stata molto abile nel mantenere l’equilibrio tra gli estremi che spesso caratterizzano questo tipo di storie, cioè non è mai troppo catastrofista e non è mai troppo ottimista: i suoi personaggi si muovono in un mondo abitato da persone traumatizzate e da giovani che non hanno mai conosciuto altro che quella civiltà disfatta.

Il prima diventa un ricordo, un rimpianto o un racconto meraviglioso. Un tempo c’era energia elettrica a illuminare le notti. Perché non ho imparato com’è fatto e come funzionava un computer per poterlo spiegare? Davvero si poteva volare con gli aerei? Il dopo, di conseguenza, viene plasmato dalla reazione al trauma, che varia da persona a persona, perché diverse sono le loro idee, le loro storie, i loro caratteri. Non è detto che sia una reazione positiva; a volte è solo la presa di coscienza di non poter vivere dopo il collasso della tua civiltà. Magari perché l’antidepressivo che prendevi non esiste più.

Penso che Station Eleven mi sia rimasto così tanto in testa semplicemente perché, senza sentimentalismi, racconta delle piccole grandi cose che rendono piacevole (e a volte possibile) la nostra esistenza. È vero che la nostra società ha dei problemi macroscopici – anzi, direi che alcuni sono proprio giganteschi – ma abbiamo anche inventato un sacco di cose belle. Dobbiamo “solo” diventare più bravз a difenderle e condividerle. “Solo”.
… (altro)
 
Segnalato
lasiepedimore | 786 altre recensioni | Jan 17, 2024 |
D'accordo, questo è un problema mio: ma per me è stato davvero difficile leggere un libro che parla di un mondo post-apocalisse, con l'apocalisse in questione nata da una pandemia influenzale. Forse non è nemmeno la pandemia di per sé che mi ha angosciato, quanto il vedere come tutta la civiltà che do per scontata si sia sbriciolata in pochi giorni, forse anche molto più di quanto ci si possa aspettare: mi pare impossibile che al ventesimo anno dopo la fine del mondo nessuno abbia ancora cominciato a produrre elettricità anche se in piccolo, e nessuno sia andato a saccheggiare le biblioteche per cercare informazioni su come fare alcune cose di base. Eppure i protagonisti dicono che ormai la vita è molto più tranquilla che dieci anni prima... insomma non siamo più alla pura sopravvivenza.
Emily Mandel - St.John è il suo secondo nome... - lavora bene con i continui salti tra passato e presente, e costruisce una ragnatela dove i vari protagonisti man mano si avvicinano e allontanano. Certo: nonostante il libro termini con una nota positiva verso un nuovo inizio, c'è un attaccamento quasi morboso sul momento in cui è giunta la fine del mondo, come quando si legge "a pranzo ha bevuto il penultimo caffè della sua vita". Leggendolo in inglese ho notato che spesso il sesso dei personaggi è tenuto nascosto per molto tempo, come nel caso del "conductor", cioè il direttore d'orchestra; una scelta indubbiamente voluta.
… (altro)
 
Segnalato
.mau. | 786 altre recensioni | Apr 21, 2022 |
Un romanzo apocalittico che esce dai soliti schemi e lascia da parte l'azione per assumere un tono più intimo ed introspettivo.
Si da molto spazio alle riflessioni dei personaggi ed ai loro ricordi precedenti al collasso della civiltà e nonostante una trama inconsistente il ritmo della narrazione resta sempre sostenuto, grazie ad una struttura dinamica fatta di salti temporali, flashback e rimandi.
Qui però finiscono i lati positivi, perché il problema è che si va avanti a leggere sperando che questi accenni portino ad una rivelazione, che tutto trovi un senso nel finale: invece la conclusione arriva da un momento all'altro, in anticlimax, lasciandoci con più domande che risposte. Ed allora ci si rende conto che questo è un romanzo vuoto, senza una storia portante e senza personaggi carismatici, composto per la maggiorparte da spaccati di vita insulsi; capisco che lo scopo dell'autrice fosse quello di mostrare persone normali alle prese con l'impensabile, ma se il risultato è uno svolgimento piatto (penso sia uno dei pochi libri di fantascienza senza nemmeno un colpo di scena) significa che qualcosa non ha funzionato.
Lo stile è quello tipico delle opere di intrattenimento, semplice e scorrevole senza nessun guizzo.
Ammetto che durante la lettura non mi sono annoiata ma non mi sono nemmeno appassionata, leggevo per arrivare ad un punto che non è arrivato mai.
Ennesimo libro che andrà a rimpinguare la categoria dei "carini-ma-dimenticabili".
… (altro)
½
 
Segnalato
Lilirose_ | 786 altre recensioni | Dec 5, 2021 |
Non è il solito romanzo del genere "post-apocalittico" con mostri e zombie.
E' permeato di malinconia che via via si stempera in speranza per il futuro dei protagonisti, tutti ben delineati. Buona la scrittura.
Lo raccomando
 
Segnalato
ginsengman | 786 altre recensioni | Jul 7, 2019 |

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2021 (1)
Canada (1)

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