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Stazione undici

di Emily St. John Mandel

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11,975783545 (4.08)1 / 1065
One snowy night a famous Hollywood actor slumps over and dies onstage during a production of King Lear. Hours later, the world as we know it begins to dissolve. Moving back and forth in time-from the actor's early days as a film star to fifteen years in the future, when a theater troupe known as the Traveling Symphony roams the wasteland of what remains-this suspenseful, elegiac, spellbinding novel charts the strange twists of fate that connect five people: the actor, the man who tried to save him, the actor's first wife, his oldest friend, and a young actress with the Traveling Symphony, caught in the crosshairs of a dangerous self-proclaimed prophet. Sometimes terrifying, sometimes tender, Station Eleven tells a story about the relationships that sustain us, the ephemeral nature of fame, and the beauty of the world as we know it.… (altro)
Aggiunto di recente daMaxWall, biblioteca privata, BB_Soto, CJForrest, TonyRAlmeida, Delaney612, guppyfp, mar02002, bambihwg
  1. 221
    L'ultimo degli uomini di Margaret Atwood (JenMDB)
  2. 151
    L'anno del diluvio di Margaret Atwood (JenMDB)
  3. 140
    Il passaggio di Justin Cronin (RidgewayGirl)
    RidgewayGirl: Both books are inventive dystopian novels of a future after a pandemic collapses civilization.
  4. 110
    L'anno del contagio di Connie Willis (Rubbah)
    Rubbah: Both amazing books featuring dangerous flu like viruses and how people cope in emergency situations
  5. 100
    L' ombra dello scorpione di Stephen King (BookshelfMonstrosity)
    BookshelfMonstrosity: An ensemble cast of flu survivors journey across the U.S. and through the remains of civilization to fulfill their fated roles in these novels. The Stand is more graphic and action-packed, with a clear theme of good vs. evil.
  6. 102
    The Dog Stars di Peter Heller (jmg12)
  7. 125
    L'atlante delle nuvole di David Mitchell (generalkala)
    generalkala: Similar multi-strand, multi-era novel.
  8. 71
    La Terra sull'abisso di George R. Stewart (dhoyt)
  9. 60
    Addio Babilonia di Pat Frank (benjclark)
  10. 52
    Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood (Utente anonimo)
    Utente anonimo: Dystopian North America with a strong female protagonist
  11. 20
    Morality Play di Barry Unsworth (pitjrw)
    pitjrw: Muses on memory and the role of art specifically drama set respectively in the alien past and the horrific near future.
  12. 20
    La distanza tra le stelle di Lily Brooks-Dalton (nicole_a_davis)
  13. 20
    Soft Apocalypse di Will McIntosh (Meggle)
  14. 20
    World Made By Hand di James Howard Kunstler (JenMDB)
  15. 21
    Player One: What Is to Become of Us (CBC Massey Lecture) di Douglas Coupland (Cecilturtle)
  16. 22
    Gold Fame Citrus di Claire Vaye Watkins (BeckyJG)
  17. 22
    Gilead di Marilynne Robinson (johnxlibris)
  18. 00
    The Amateurs di Liz Harmer (LDVoorberg)
    LDVoorberg: Both are dystopia
  19. 00
    Vita dopo vita di Kate Atkinson (sturlington)
    sturlington: These are both interesting contemporary works of speculative fiction that play with time and structure.
  20. 11
    La strada di Cormac McCarthy (ainsleytewce)

(vedi tutti i 23 consigli)

2021 (26)
Canada (14)
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 Name that Book: Found: SciFi/Fan pandemic4 non letti / 4AF1087, Settembre 2021

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Mostra 4 di 4
Inizio con due informazioni di servizio: con la prima vi ricordo che questo libro è disponibile anche in italiano, edito da Bompiani con il titolo Stazione Undici; con la seconda confesso di aver involontariamente un po’ barato per questa task perché solo una parte del libro è ambientata nel Midwest. Eh va be’.

Cosa scrivere di Station Eleven? È uno strano libro: tra le sue pagine non ho trovato niente di nuovo, niente che non avesse già letto in altri romanzi. Compare un nuovo virus influenzale e la malattia che si diffonde rapidamente e altrettanto rapidamente uccide, senza dare tempo al personale sanitario o a chicchessia di prendere le giuste precauzioni o organizzare un lockdown. Insomma, SARS-CoV-2 e COVID-19 scansatevi. Finisce la civiltà per come la conosciamo e seguiamo un gruppo di persone in questa nuova realtà post-apocalittica.

Però.

Però questo romanzo mi è ronzato in testa per giorni e ci sono diversi passaggi nei quali ha toccato i miei punti deboli: è una storia sulle reazioni umane a un evento così catastrofico e poche cose mi commuovono come la messa a nudo della fragilità umana. St. John Mandel è stata molto abile nel mantenere l’equilibrio tra gli estremi che spesso caratterizzano questo tipo di storie, cioè non è mai troppo catastrofista e non è mai troppo ottimista: i suoi personaggi si muovono in un mondo abitato da persone traumatizzate e da giovani che non hanno mai conosciuto altro che quella civiltà disfatta.

Il prima diventa un ricordo, un rimpianto o un racconto meraviglioso. Un tempo c’era energia elettrica a illuminare le notti. Perché non ho imparato com’è fatto e come funzionava un computer per poterlo spiegare? Davvero si poteva volare con gli aerei? Il dopo, di conseguenza, viene plasmato dalla reazione al trauma, che varia da persona a persona, perché diverse sono le loro idee, le loro storie, i loro caratteri. Non è detto che sia una reazione positiva; a volte è solo la presa di coscienza di non poter vivere dopo il collasso della tua civiltà. Magari perché l’antidepressivo che prendevi non esiste più.

Penso che Station Eleven mi sia rimasto così tanto in testa semplicemente perché, senza sentimentalismi, racconta delle piccole grandi cose che rendono piacevole (e a volte possibile) la nostra esistenza. È vero che la nostra società ha dei problemi macroscopici – anzi, direi che alcuni sono proprio giganteschi – ma abbiamo anche inventato un sacco di cose belle. Dobbiamo “solo” diventare più bravз a difenderle e condividerle. “Solo”. ( )
  lasiepedimore | Jan 17, 2024 |
D'accordo, questo è un problema mio: ma per me è stato davvero difficile leggere un libro che parla di un mondo post-apocalisse, con l'apocalisse in questione nata da una pandemia influenzale. Forse non è nemmeno la pandemia di per sé che mi ha angosciato, quanto il vedere come tutta la civiltà che do per scontata si sia sbriciolata in pochi giorni, forse anche molto più di quanto ci si possa aspettare: mi pare impossibile che al ventesimo anno dopo la fine del mondo nessuno abbia ancora cominciato a produrre elettricità anche se in piccolo, e nessuno sia andato a saccheggiare le biblioteche per cercare informazioni su come fare alcune cose di base. Eppure i protagonisti dicono che ormai la vita è molto più tranquilla che dieci anni prima... insomma non siamo più alla pura sopravvivenza.
Emily Mandel - St.John è il suo secondo nome... - lavora bene con i continui salti tra passato e presente, e costruisce una ragnatela dove i vari protagonisti man mano si avvicinano e allontanano. Certo: nonostante il libro termini con una nota positiva verso un nuovo inizio, c'è un attaccamento quasi morboso sul momento in cui è giunta la fine del mondo, come quando si legge "a pranzo ha bevuto il penultimo caffè della sua vita". Leggendolo in inglese ho notato che spesso il sesso dei personaggi è tenuto nascosto per molto tempo, come nel caso del "conductor", cioè il direttore d'orchestra; una scelta indubbiamente voluta. ( )
  .mau. | Apr 21, 2022 |
Un romanzo apocalittico che esce dai soliti schemi e lascia da parte l'azione per assumere un tono più intimo ed introspettivo.
Si da molto spazio alle riflessioni dei personaggi ed ai loro ricordi precedenti al collasso della civiltà e nonostante una trama inconsistente il ritmo della narrazione resta sempre sostenuto, grazie ad una struttura dinamica fatta di salti temporali, flashback e rimandi.
Qui però finiscono i lati positivi, perché il problema è che si va avanti a leggere sperando che questi accenni portino ad una rivelazione, che tutto trovi un senso nel finale: invece la conclusione arriva da un momento all'altro, in anticlimax, lasciandoci con più domande che risposte. Ed allora ci si rende conto che questo è un romanzo vuoto, senza una storia portante e senza personaggi carismatici, composto per la maggiorparte da spaccati di vita insulsi; capisco che lo scopo dell'autrice fosse quello di mostrare persone normali alle prese con l'impensabile, ma se il risultato è uno svolgimento piatto (penso sia uno dei pochi libri di fantascienza senza nemmeno un colpo di scena) significa che qualcosa non ha funzionato.
Lo stile è quello tipico delle opere di intrattenimento, semplice e scorrevole senza nessun guizzo.
Ammetto che durante la lettura non mi sono annoiata ma non mi sono nemmeno appassionata, leggevo per arrivare ad un punto che non è arrivato mai.
Ennesimo libro che andrà a rimpinguare la categoria dei "carini-ma-dimenticabili". ( )
  Lilirose_ | Dec 5, 2021 |
Non è il solito romanzo del genere "post-apocalittico" con mostri e zombie.
E' permeato di malinconia che via via si stempera in speranza per il futuro dei protagonisti, tutti ben delineati. Buona la scrittura.
Lo raccomando ( )
  ginsengman | Jul 7, 2019 |
Mostra 4 di 4
Station Eleven is not so much about apocalypse as about memory and loss, nostalgia and yearning; the effort of art to deepen our fleeting impressions of the world and bolster our solitude. Mandel evokes the weary feeling of life slipping away, for Arthur as an individual and then writ large upon the entire world.
aggiunto da zhejw | modificaThe Guardian, Justine Jordan (Sep 25, 2014)
 
Survival may indeed be insufficient, but does it follow that our love of art can save us? If “Station Eleven” reveals little insight into the effects of extreme terror and misery on humanity, it offers comfort and hope to those who believe, or want to believe, that doomsday can be survived, that in spite of everything people will remain good at heart, and that when they start building a new world they will want what was best about the old.
aggiunto da zhejw | modificaNew York Times, Sigrid Nunez (Sep 12, 2014)
 
Mandel’s solid writing and magnetic narrative make for a strong combination in what should be a breakout novel.
aggiunto da sturlington | modificaKirkus Reviews (Jun 17, 2014)
 

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Nome dell'autoreRuoloTipo di autoreOpera?Stato
Emily St. John Mandelautore primariotutte le edizionicalcolato
Chergé, Gérard deTraductionautore secondarioalcune edizioniconfermato
Ciccimarra, Milena ZemiraTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Hawkins, JackNarratoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Kellner, StephanieNarratoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Kuhn, WibkeTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Milonoff, AleksiTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Potter, KirstenNarratoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Weintraub, AbbyProgetto della copertinaautore secondarioalcune edizioniconfermato

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Premi e riconoscimenti

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Titolo canonico
Titolo originale
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Personaggi
Luoghi significativi
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Epigrafe
“Il lato in luce del pianeta muove verso le tenebre
e le città si addormentano, ognuna alla sua ora.”

CZESŁAW MIŁOSZ
Dedica
In memoria di Emilie Jacobson
Incipit
Il re era in piedi in una pozza di luce azzurra, alla deriva.
Citazioni
Ultime parole
(Click per vedere. Attenzione: può contenere anticipazioni.)
Nota di disambiguazione
Redattore editoriale
Dati dalle informazioni generali inglesi. Modifica per tradurlo nella tua lingua.
Elogi
Dati dalle informazioni generali inglesi. Modifica per tradurlo nella tua lingua.
Lingua originale
DDC/MDS Canonico
LCC canonico

Risorse esterne che parlano di questo libro

Wikipedia in inglese (1)

One snowy night a famous Hollywood actor slumps over and dies onstage during a production of King Lear. Hours later, the world as we know it begins to dissolve. Moving back and forth in time-from the actor's early days as a film star to fifteen years in the future, when a theater troupe known as the Traveling Symphony roams the wasteland of what remains-this suspenseful, elegiac, spellbinding novel charts the strange twists of fate that connect five people: the actor, the man who tried to save him, the actor's first wife, his oldest friend, and a young actress with the Traveling Symphony, caught in the crosshairs of a dangerous self-proclaimed prophet. Sometimes terrifying, sometimes tender, Station Eleven tells a story about the relationships that sustain us, the ephemeral nature of fame, and the beauty of the world as we know it.

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