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Viaggio al termine della notte (1932)

di Louis-Ferdinand Céline

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5,540721,533 (4.19)169
Louis-Ferdinand C line's revulsion and anger at what he considered the idiocy and hypocrisy of society explodes from nearly every page of this novel. Filled with slang and obscenities and written in raw, colloquial language, Journey to the End of the Night is a literary symphony of violence, cruelty and obscene nihilism. This book shocked most critics when it was first published in France in 1932, but quickly became a success with the reading public in Europe, and later in America, where it was first published by New Directions in 1952. The story of the improbable yet convincingly described travels of the petit-bourgeois (and largely autobiographical) antihero, Bardamu, from the trenches of World War I, to the African jungle, to New York and Detroit, and finally to life as a failed doctor in Paris, takes the readers by the scruff and hurtles them toward the novel's inevitable, sad conclusion.… (altro)
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Il viaggio al termine della notte è l’opera con cui Celine ha modificato, per sempre, il senso della letteratura mondiale. Un’opera fondamentale, necessaria, senza la quale nessun lettore può arrogarsi il diritto di definirsi tale. La scansione letteraria degli ultimi anni della prima metà del secolo scorso di Celine è un capolavoro di provocazione, cultura, rottura, una lotta contro il conformismo, il buonismo, il senso comune. Il viaggio al termine della notte è un romanzo autobiografico con cui Celine racconta la sua guerra, la sua esperienza coloniale, la sua vita da emigrato negli Stati Uniti, il suo ritorno in Francia. E l’aggettivo possessivo serve per attribuire il senso personale, intimo che ha la narrazione di Celine, l’individuo che corre nella notte della ragione, cercando in sé stesso, nel suo edonismo, la ricetta salvifica della vita. Le pagine scorrono e rimane il senso fortissimo delle parole con cui l’autore francese rappresenta i fatti e le emozioni. Scandalizzando, rompendo gli argini della cultura di chi fa cultura per professione, non per cultura, con posizioni tanto irriverenti da sembrare scontate. E la professione di medico di Celine rafforza concettualmente il mestiere dello scrittore, del grande scrittore. Questo romanzo fu rifiutato da Gallimard, il più grande editore francese del secolo, che lo liquidò come un banale romanzo comunista. E così, a seguito di questo clamoroso errore editoriale, entra in scena il piccolo editore Donoel che pubblica un libro che ha scritto la storia. Poi c’è la storia di Celine, anche quella non è una storia comune, non è la solita storia. L’origine del capolavoro che promana da queste pagine. ( )
  grandeghi | Oct 27, 2017 |
Viaggio al...

"Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza.
Va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose, è tutto inventato. È un romanzo, niente altro che una storia fittizia. Lo dice Littré, lui non si sbaglia mai.
E poi in ogni caso tutti possono fare altrettanto. Basta chiudere gli occhi.
È dall’altra parte della vita."

Io mi aspetto molto da questo viaggio, saprò dirvi qualcosa di più alla fine...

Si, devo dire di si! Céline mi ha convinto, certo non è stato un viaggio di piacere, è stato invece un lungo percorso tra i peggiori incubi dell'umanità, pazzia, disperazione, povertà e su tutto l'incredibile visione, attuale e profetica al tempo stesso, di Céline, alle soglie dell'era moderna, dei profondi guasti già causati nella società dalla cosiddetta era industriale e dal nascente capitalismo, il suo è un viaggio che provoca forti disagi perchè ci porta a scoprire cose sugli uomini che faremmo volentieri a meno di sapere, per evitare di porci sullo stesso piano.
Quella che viene descritta è un'umanità senza speranza e senza futuro il cui riscatto è dato dalla fine del viaggio... nella morte. Non c'è possibilità di migliorare per uomini la cui follia è senza rimedio e soprattutto senza limite!
Eppure in questo viaggio visionario che sembrerebbe condannare senza appello la razza umana nella sua marcescenza, l'antidoto al pessimismo cosmico di Céline viene proprio da lui, piccoli gioielli che sembrano offrire una vaga possibilità di riscatto ad un'umanità sempre più in preda al delirio, il dolore mai sopito per la perdita del piccolo Bébert, che lui non riuscì a curare, la piccola Molly, che amava gli altri in quanto semplicemente uomini, Alcide, autosegregatosi nella colonia africana per mantenere una ragazzina che non vedeva da chissà quanto tempo...
Indubbiamente è poco, su circa seicento pagine di bassezza umana, per nutrire serie speranze di riscatto, anche vedendo come vanno le cose oggi, ma qualcosa e sempre meglio di niente e se anch'io in quanto a fiducia nel genere umano sto messo forse peggio di Céline, abbiamo comunque il dovere di provare e di crederci che gli uomini possano migliorare, soprattutto in funzione delle nuove generazioni, se mai potranno vivere in un mondo migliore! ( )
1 vota barocco | Jun 26, 2017 |
Amore impossibile

“E’ questo! E’ l’amore di cui ancora osiamo parlare in quest’inferno, come se si potessero comporre quartine in un mattatoio. L’amore oggi impossibile”.
Così Céline sul “significato” del suo “Viaggio al termine della notte”.

Viaggio nel tempo, nello spazio e nella mente umana raccontato in prima persona da Bardamu, alter ego dell’autore e personaggio strampalato, sorprendente, contraddittorio, ingenuo ma disincantato, nichilista ma amante della vita.

E pensare che mi metteva soggezione questo libro, invece come mi sono affezionata a Bardamu.
Merito del modo di narrare di Céline e dell’ironia con cui sono descritti episodi pazzeschi che capitano nella lunga notte del protagonista: sequenza di balorde disavventure condotte sempre ai margini dell’esistenza, in bilico tra la vita e la morte.
Le vicende sono allucinanti perché la vita ha perso significato, mortificata dalla guerra, dallo sfruttamento coloniale, dalla frenesia dell’industrializzazione e quindi le persone non possono che essere allucinate ma è incredibile il modo di narrare, la naturalezza, la schiettezza, la lucida analisi con cui vengono messe a nudo dall’autore le caratteristiche degli esseri umani di questo sotto mondo moderno.

Che capolavoro! ( )
  lupita68 | Jul 13, 2012 |
Approcciando al volume mi son chiesto quanta parte della sua fama fosse dovuta alla biografia dell'autore e quanta effettivamente al testo in sé. La preziosa introduzione avverte il lettore dell'innovazione linguistica che Celine apporta al francese del '900 (sforzo che si ravvisa nella traduzione italiana di termini meno accademici).
Il "maledettismo" dell'autore forse accresce il valore del romanzo. A me è piaciuta in specie la prima parte, che scorre e graffia al tempo stesso: mordace, incisiva e calibrata, sa spiegare con originalità e geniale ironia lo ZeitGeist dell'epoca. Qui, a mio avviso, l'opera acquista un valore "documentale" sul secolo trascorso: una riflessione sulla brutalità che la guerra reca seco mai scontata, viscerale, fortunatamente "politically incorrett", sembra la ideale prosecuzione del "Niente di nuovo sul fronte occidentale" di Remarque. Pensata nell'epoca in cui è stata scritta, nei termini in cui è stata scritta, va dato atto della ispirazione che ha guidato l'autore.
Il romanzo poi segue il peregrinare di Bardamu nei continenti. La qualità rimane alta (notevoli anche gli episodi americani ed africani, specie il secondo, che devasta con sprezzante ironia la concezione coloniale francese: di nuovo si contestualizzi il tempo in cui è stato scritto e si comprenderà il coraggio dell'autore) almeno fino al rientro del protagonista in Francia. Di lì, il testo risente credo troppo dei rimandi autobiografici e perde slancio, al di là dell'apprezzabile tentativo di descrizione di una Francia più egoistica e cinica di quanto appaia (che ben stride con la visione "turistica" ed americano-centrica di un "Tropico del Cancro" di Miller) , si appesantisce e vi sono pagine francamente ridondanti e non necessarie. In tutta onestà, ritengo ci siano almeno una cinquantina di pagine più del dovuto. Ciò contribuisce, a mio modesto avviso, a non renderlo un capolavoro ma solo un buon volume.
Il finale è descrittivamente ben costruito, forse narrativamente un po' affrettato (dopo essersi dilungato molto in questioni secondarie, la storia si chiude sbrigativamente).
Se lo si legge senza eccessiva aspettativa e si pazienta sulle parti più deboli, si avrà sicuramente una buona lettura ( )
  ousia | Dec 22, 2010 |
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Nome dell'autoreRuoloTipo di autoreOpera?Stato
Céline, Louis-Ferdinandautore primariotutte le edizioniconfermato
Dubuffet, JeanImmagine di copertinaautore secondarioalcune edizioniconfermato
Kummer, E.Y.Traduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Manheim, RalphTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Mannerkorpi, JukkaTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Marks, John H. P.Traduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Schmidt-Henkel, HinrichTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Tardi, JacquesIllustratoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Vidal-Folch, EstanislauTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Vollmann, William T.Postfazioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
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Titolo canonico
Titolo originale
Titoli alternativi
Data della prima edizione
Personaggi
Luoghi significativi
Eventi significativi
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Premi e riconoscimenti
Epigrafe
Dati dalle informazioni generali inglesi. Modifica per tradurlo nella tua lingua.
Our life is a journey through winter and night we look for our way in a sky without light. (Song of the Swiss Guards 1793)

Travel is useful, it exercises the imagination. All the rest is disappointment and fatigue. Our journey is entirely imaginary. That is its strength.

It goes from life to death. People, animals, cities, things, all are imagined. It's a novel, just a fictitious narrative. Littre says so, and he's never wrong.

And besides, in the first place, anyone can do as much. You just have to close your eyes.

It's on the other side of life.
Dedica
Dati dalle informazioni generali francesi. Modifica per tradurlo nella tua lingua.
À Elisabeth Craig
Incipit
Citazioni
Ultime parole
Nota di disambiguazione
Redattore editoriale
Elogi
Lingua originale
DDC/MDS Canonico
LCC canonico

Risorse esterne che parlano di questo libro

Wikipedia in inglese (1)

Louis-Ferdinand C line's revulsion and anger at what he considered the idiocy and hypocrisy of society explodes from nearly every page of this novel. Filled with slang and obscenities and written in raw, colloquial language, Journey to the End of the Night is a literary symphony of violence, cruelty and obscene nihilism. This book shocked most critics when it was first published in France in 1932, but quickly became a success with the reading public in Europe, and later in America, where it was first published by New Directions in 1952. The story of the improbable yet convincingly described travels of the petit-bourgeois (and largely autobiographical) antihero, Bardamu, from the trenches of World War I, to the African jungle, to New York and Detroit, and finally to life as a failed doctor in Paris, takes the readers by the scruff and hurtles them toward the novel's inevitable, sad conclusion.

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