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La coscienza di Zeno

di Italo Svevo

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3,043443,341 (3.78)74
Aonia edizioni. Nella prefazione del libro il sedicente psicanalista Dottor S. dichiara di voler pubblicare per vendetta alcune memorie, redatte in forma autobiografica di un suo paziente, Zeno Cosini, che si e sottratto alla cura. Gli appunti dell'ex-paziente costituiscono il contenuto del libro. Il romanzo non e altro che l'analisi della psicologia di Zeno, un individuo che si sente malato o inetto ed e continuamente in cerca di una guarigione dal suo malessere attraverso molteplici tentativi a volte assurdi o che portano a effetti controproducenti (Wik.). Io sono il dottore di cui in questa novella si parla talvolta con parole poco lusinghiere. Chi di psico-analisi s'intende, sa dove piazzare l'antipatia che il paziente mi dedica. Di psico-analisi non parlero perche qui entro se ne parla gia a sufficienza. Debbo scusarmi di aver indotto il mio paziente a scrivere la sua autobiografia...… (altro)
  1. 40
    Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello (roby72)
  2. 30
    Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline (S_Meyerson)
  3. 30
    Memorie postume di Bras Cubas di Machado de Assis (DieFledermaus, fspyck)
    fspyck: Ik vond er eenzelfde terughoudenheid in, Machado de Assis is misschien wat grimmiger, en speelt nog meer met vorm en intertekstualiteit, Svevo is ietwat hilarischer
  4. 00
    Il male oscuro di Giuseppe Berto (thecoroner)
  5. 01
    I passi perduti di Alejo Carpentier (caju)
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853.912 SVE
  ScarpaOderzo | Apr 13, 2020 |
853.912 SVE
  ScarpaOderzo | Apr 13, 2020 |
La storia di Zeno Cosini, inetto a vivere: una specie di marionetta tirata da fili che quanto più egli indaga, gli sfuggono. Una coscienza inutile a mutare un destino che sembra ineluttabile. E' il capolavoro di Svevo, la prima storia italiana dove entra prepotentemente in scena la psicanalisi come coprotagonista; forse il più grande romanzo del Novecento italiano e uno dei maggiori della letteratura europea di questo secolo.
  kikka62 | Feb 14, 2020 |
Per lunghe pagine, Zeno Cosini è di un’indisponenza irritante. Ipocondriaco e indulgente al vittimismo, ha però la fortuna di essere benestante di famiglia e di avere un amministratore oculato che gli permette di passare il tempo senza lavorare ascoltando i propri mali (immaginari, tanto da fargli invidiare i malati veri). La sua inettitudine – simboleggiata dall’incapacità di abbandonare il fumo e con ogni probabilità autoimposta – lo porta a non saper stabilire una relazione col padre morente e a lasciarsi scegliere dalla moglie (ma anche qui viene assistito dalla sua buona stella) e dall’amante che, sotto una finta innocenza, lo rivolta come un calzino spillandogli una discreta somma. Insomma, non raggiunge l’antipatia, ma neppure la certa qual grandezza, dell’Ulrich de ‘L’uomo senza qualità’, ma resta un personaggio assai scostante. Oltre all’irresolutezza, con l’antieroe di Musil condivide anche l’ambiente, l’alta borghesia nell’impero asburgico ormai al tramonto, e una certa svolta psicologica nell’ultima parte del romanzo: a contatto con il fallimento umano e commerciale del cognato Guido, Zeno riesce a dare una mossa a sé stesso e un senso alla sua vita. Se poi è tutto vero… La narrazione è immaginata come la rievocazione degli episodi salienti del proprio passato fatta dal protagonista a fini psicoanalitici, ma, come rivelato nell’ultimo capitolo, egli odia la psicoanalisi – per non parlare del dottore che gliela propina - e, per dispetto, nel racconto non si è fatto mancare omissioni o abbellimenti (il medico, peraltro, si vendica pubblicando il tutto, come descritto nell’acre ironia del prologo). L’ultimo dei tre romanzi di Italo Svevo, uscito nel 1923, non è uno di quei libri che si leggono d’un fiato, ma, con il suo ritmo lento ravvivato talvolta da un’ironia sottotraccia coinvolge il lettore che sappia essere non frettoloso e abbia voglia di immergersi in un mondo molto lontano dal presente per quanto riguarda le consuetudini o gli aspetti esteriori eppure così moderno nei suoi risvolti psicologici, con l’uomo contemporaneo intento ad annaspare alla ricerca di punti di riferimento o, quantomeno , di un appiglio che può essere anche una malattia inesistente: una modernità che raggiunge il punto più alto nelle ultime due, meravigliose pagine in cui Zeno, di fronte al contrasto tra le miserie della guerra e le proprie personali fortune, si lascia andare a parole di devastante e profetico pessimismo. Si tratta di una conclusione che varrebbe da sola il tempo passato a leggere un libro in cui la riflessione e l’introspezione psicologica sono del tutto predominanti mentre gli avvenimenti – tutti di normale vita quotidiana – impiegano pagine per dispiegarsi, regalando al romanzo un ritmo quasi ipnotico accentuato dalla scarsa presenza dei dialoghi che, anzi, vengono spesso narrati dal protagonista evitando l’uso del discorso diretto. Del resto, la lingua utilizzata è peculiare, intessuta com’è di arcaismi, imprecisioni e anche errori con cui il triestino Ettore Schmitz, in arte Italo Svevo e cresciuto tra dialetto e tedesco piuttosto che con l’italiano, caratterizza la sua versione di quello che Zeno (in questo caso più che mai alter-ego) definisce ‘toscano’. Anche sotto tale luce, si denota l’importanza della città natale,una Trieste che riesce a ergersi a protagonista in un romanzo che pur per lunghi tratti si svolge in interni: le lunghe vie ora brulicanti, ora solitarie e i giardini silenziosi da città mitteleuropea brillano stretti fra mare e montagna e sono destinati a una decadenza che culminerà nel tempo di guerra. ( )
  catcarlo | Oct 8, 2014 |
Non so bene cosa pensare di questo romanzo. Mi pare molto sottile, forse troppo sottile per me. Sono riuscito a seguire solo in parte e con un po' di fatica il racconto minuzioso e fine dei moti psicologici, le impressioni, le reazioni, gli impulsi, i discorsi di Zeno. Un racconto personale, parziale, non si sa quanto attendibile, scritto con tono distaccato e lievemente ironico, in uno stile morbido e liscio, molto corretto e decoroso, e discretamente adornato qua e là da piccole preziosità e ricercatezze (forse lo si può definire uno stile "borghese", così come l'ambientazione è tutta borghese). Nel complesso, il senso del romanzo mi sfugge, e non sono riuscito ad apprezzarne la novità e l'originalità che gli sono generalmente riconosciute.
L'ultima pagina mi ha un po' sconcertato. Dopo quattrocento pagine di "io", di racconto tutto svolto da un punto di vista completamente personale, individuale e interiore, improvvisamente si passa a un "noi" e a una prospettiva addirittura cosmica. Ma anche per la data in cui fu scritta: le considerazioni sulla troppa crescita della specie umana, sul dominio sempre più esteso della tecnica (degli "ordigni", termine lievemente sinistro che il romanzo usa spesso), sulla possibilità di una autodistruzione universale dell'umanità, se fossero state scritte trent'anni dopo, o più tardi, sarebbero suonate forse addirittura banali, ma che già nel 1920 Svevo vedesse tali cose mi ha lasciato un'impressione un po' inquietante.
  Oct326 | Aug 31, 2013 |

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Nome dell'autoreRuoloTipo di autoreOpera?Stato
Svevo, ItaloAutoreautore primariotutte le edizioniconfermato
Benco, SilvioPostfazioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
Contini, GabriellaIntroduzioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
Hardwick, ElizabethPrefaceautore secondarioalcune edizioniconfermato
Polkunen, MirjamTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Saccone, EduardoPrefazioneautore secondarioalcune edizioniconfermato
Tuin, JennyTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Weaver, WilliamTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
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Titolo canonico
Titolo originale
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Premi e riconoscimenti
Epigrafe
Dedica
Incipit
Io sono il dottore di cui in questa novella si parla talvolta con parole poco lusinghiere. Chi di psico-analisi s'intende, sa dove piazzare l'antipatia che il paziente mi dedica.
Citazioni
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Misunderstanding women is a clear sign of scant virility.
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Nota di disambiguazione
Redattore editoriale
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Lingua originale
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DDC/MDS Canonico

Risorse esterne che parlano di questo libro

Wikipedia in inglese (1)

Aonia edizioni. Nella prefazione del libro il sedicente psicanalista Dottor S. dichiara di voler pubblicare per vendetta alcune memorie, redatte in forma autobiografica di un suo paziente, Zeno Cosini, che si e sottratto alla cura. Gli appunti dell'ex-paziente costituiscono il contenuto del libro. Il romanzo non e altro che l'analisi della psicologia di Zeno, un individuo che si sente malato o inetto ed e continuamente in cerca di una guarigione dal suo malessere attraverso molteplici tentativi a volte assurdi o che portano a effetti controproducenti (Wik.). Io sono il dottore di cui in questa novella si parla talvolta con parole poco lusinghiere. Chi di psico-analisi s'intende, sa dove piazzare l'antipatia che il paziente mi dedica. Di psico-analisi non parlero perche qui entro se ne parla gia a sufficienza. Debbo scusarmi di aver indotto il mio paziente a scrivere la sua autobiografia...

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Descrizione del libro
"La coscienza di Zeno" (1923), uno dei capolavori della letteratura europea del Novecento, è la tragicomica vicenda di un "inetto a vivere", che, su sollecitazione del proprio psicanalista, ripercorre le tappe della sua oscillante e inconcludente esistenza punteggiata dai ripetuti, e inutili, tentativi di smettere di fumare. Zeno Cosini è una specie di marionetta tirata da fili che, quanto più indaga, tanto più gli sfuggono. È schiacciato da un destino che sembra ineluttabile: desideroso dell'Ordine, è sommerso dal Caos; alla infantile ricerca di certezze, si ritrova compiaciuto funambolo sul filo oscillante della catastrofe personale e familiare.
Riassunto haiku

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