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Hannah Arendt (1906–1975)

Autore di La banalità del male: Eichmann a Gerusalemme

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Sull'Autore

Born in Hanover, Germany, Hannah Arendt received her doctorate from Heidelberg University in 1928. A victim of naziism, she fled Germany in 1933 for France, where she helped with the resettlement of Jewish children in Palestine. In 1941, she emigrated to the United States. Ten years later she mostra altro became an American citizen. Arendt held numerous positions in her new country---research director of the Conference on Jewish Relations, chief editor of Schocken Books, and executive director of Jewish Cultural Reconstruction in New York City. A visiting professor at several universities, including the University of California, Columbia, and the University of Chicago, and university professor on the graduate faculty of the New School for Social Research, in 1959 she became the first woman appointed to a full professorship at Princeton. She also won a number of grants and fellowships. In 1967 she received the Sigmund Freud Prize of the German Akademie fur Sprache und Dichtung for her fine scholarly writing. Arendt was well equipped to write her superb The Origins of Totalitarianism (1951) which David Riesman called "an achievement in historiography." In his view, "such an experience in understanding our times as this book provides is itself a social force not to be underestimated." Arendt's study of Adolf Eichmann at his trial---Eichmann in Jerusalem (1963)---part of which appeared originally in The New Yorker, was a painfully searching investigation into what made the Nazi persecutor tick. In it, she states that the trial of this Nazi illustrates the "banality of evil." In 1968, she published Men in Dark Times, which includes essays on Hermann Broch, Walter Benjamin, and Bertolt Brecht (see Vol. 2), as well as an interesting characterization of Pope John XXIII. (Bowker Author Biography) mostra meno

Serie

Opere di Hannah Arendt

Le origini del totalitarismo (1951) 3,617 copie
Sulla rivoluzione (1963) 1,384 copie
Tra passato e futuro (1954) 1,039 copie
Sulla violenza (1969) 1,019 copie
The Life of the Mind (1978) 835 copie
The Portable Hannah Arendt (2000) 455 copie
Eichmann and the Holocaust (2005) 389 copie
Responsibility and Judgment (2003) 358 copie
Totalitarianism (1948) 345 copie
Antisemitism (1951) 242 copie
The Promise of Politics (2005) 227 copie
Imperialism (1958) 191 copie
The Jewish Writings (2007) 145 copie
Kant (1962) — A cura di — 120 copie
Die Freiheit, frei zu sein (2018) — Autore — 119 copie
Che cos'e la politica? (1993) 106 copie
Ebraismo e modernita (2009) 26 copie
Tiempos presentes (1986) 24 copie
Wir Flüchtlinge (2016) 23 copie
Besuch in Deutschland (1993) 19 copie
Disobbedienza civile (2017) 18 copie
Considérations morales (1996) 18 copie
Vies politiques (1986) 14 copie
Dignidade da Política, A (2000) 11 copie
Il futuro alle spalle (1995) 10 copie
In der Gegenwart (2000) 10 copie
Walter Benjamin, Bertolt Brecht: Two Essays (1971) — Autore — 9 copie
Poemas (2017) 9 copie
Hannah Arendt (2013) 8 copie
La Lingua Materna (1993) 6 copie
Burden of Our Time (1951) 6 copie
Auschwitz et Jérusalem (1993) 5 copie
Oordelen (2016) 5 copie
Escritos judaicos (2016) 4 copie
Myślenie (1991) 4 copie
Penser l'événement (1989) 3 copie
Religione e politica (2013) 3 copie
Journal de pensée (2005) 2 copie
Wahrheit und Politik (2006) 2 copie
Le vouloir (2000) 1 copia
De mens 1 copia
La banalità del male (2023) 1 copia
Ecrits juifs (2011) 1 copia
OEuvres 1 copia
Spinoza 1 copia
Poemes (2017) 1 copia
Pensiero secondo (1999) 1 copia
1986 1 copia
Mbi dhunën 1 copia
Penser librement (2021) 1 copia
Indarkeriaz 1 copia
Carteggio (1989) 1 copia
Arendt 1 copia
Arendt Hannah 1 copia

Opere correlate

Illuminations: Essays and Reflections (1968) — A cura di, alcune edizioni3,174 copie
La morte di Virgilio (1945) — Introduzione, alcune edizioni1,188 copie
Socrate, Buddha, Confucio, Gesù. Le personalità decisive (1966) — A cura di, alcune edizioni419 copie
The Warriors: Reflections on Men in Battle (1959) — Introduzione, alcune edizioni216 copie
Daguerreotypes and Other Essays (1979) — Prefazione — 126 copie
The Phenomenology Reader (2002) — Collaboratore — 95 copie
Martin Heidegger (1973) — Collaboratore — 58 copie
Hannah Arendt: The Recovery of the Public World (1979) — Collaboratore — 56 copie
The Jewish Writer (1998) — Collaboratore — 53 copie
The Modern Historiography Reader: Western Sources (2008) — Collaboratore — 36 copie
Writing Politics: An Anthology (2020) — Collaboratore — 36 copie
Partisan Review (1998) — Collaboratore, alcune edizioni33 copie
Anselm and Nicholas of Cusa (1974) — A cura di — 30 copie
Revolutionary Russia: A Symposium (1968) — Collaboratore — 15 copie
The Analog Sea Review: Number Four (2022) — Collaboratore — 4 copie

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Recensioni

[...] ché quando io parlo della «banalità del male,» lo faccio su un piano quanto mai concreto. Eichmann non era uno Iago né un Macbeth, e nulla sarebbe stato più lontano dalla sua mentalità che «fare il cattivo» - come Riccardo Terzo - per fredda determinazione. Eccezion fatta per la sua eccezionale diligenza nel pensare alla propria carriera, egli non aveva motivi per essere crudele, e anche quella diligenza non era, in sé, criminosa; è certo che non avrebbe mai ucciso un suo superiore per ereditarne il posto. Per dirla in parole povere, egli "non capì mai che cosa stava facendo". [...] Non era uno stupido; era semplicemente senza idee (una cosa molto diversa dalla stupidità), e tale mancanza d'idee ne faceva un individuo predisposto a divenire uno dei più grandi criminali di quel periodo. E se questo è «banale» e anche grottesco, se con tutta la nostra buona volontà non riusciamo a scoprire in lui una profondità diabolica o demoniaca, ciò non vuol dire che la sua situazione e il suo atteggiamento fossero comuni. Non è certo molto comune che un uomo di fronte alla morte, anzi ai piedi della forca, non sappia pensare ad altro che alle cose che nel corso della sua vita ha sentito dire ai funerali altrui, e che certe «frasi esaltanti» gli facciano dimenticare completamente la realtà della propria morte. Quella lontananza dalla realtà e quella mancanza d'idee possono essere molto più pericolose di tutti gli istinti malvagi che forse sono innati nell'uomo. Questa fu la lezione di Gerusalemme. Ma era una lezione, non una spiegazione del fenomeno, né una teoria.

E' un libro che dà molto da pensare. A torto o a ragione siamo abituati a pensare in termini di Bene e Male assoluto quando si tratta del nazismo. I nazisti erano i cattivi, gli ebrei erano i buoni. Punto. E' così che ci insegnano a storia, quando andiamo a scuola. E questa visione così drastica, netta, di quegli eventi turbò le persone al processo di Adolf Eichmann, perché non si trovarono di fronte un mostro, uno che avrebbero potuto odiare facilmente, ma una persona normale e neanche troppo brillante. Era un uomo pericolosamente simile a tanti di quelli che stavano dalla parte del “bene”.

Ma il guaio del caso Eichmann era che di uomini come lui ce n'erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali. Dal punto di vista delle nostre istituzioni giuridiche e dei nostri canoni etici, questa normalità è più spaventosa di tutte le atrocità messe insieme, poiché implica - come già fu detto e ripetuto a Norimberga dagli imputati e dai loro patroni - che questo nuovo tipo di criminale, realmente "hostis generis humani", commette i suoi crimini in circostanze che quasi gli impediscono di accorgersi o di sentire che agisce male.

Come a dire, la normalità è pericolosa e nessun “normale” può dirsi immune alla follia, al virus dell'incapacità di distinguere il bene dal male. Perché la normalità è pericolosa? Istintivamente, sembra proprio un ossimoro accostare “normalità” all'aggettivo “pericolosa”. Eppure è così, basta rifletterci un attimo. Tutto dipende da cosa intendiamo per “normalità”. Fare colazione la mattina? Portare la fede al dito dopo il matrimonio? Sterminare i soggetti deboli della società perché così ci è stato ordinato?

Non so se Hannah Arendt abbia assolutamente ragione sulla “banalità del male”. Certamente questo è un libro che pone più interrogativi di quanti non ne risolva e solo per questo meriterebbe di essere letto da chiunque.

Nessuna pena ha mai avuto il potere d'impedire che si commettano crimini. Al contrario, quale che sia la pena, quando un reato è stato commesso una volta, la sua ripetizione è più probabile di quanto non fosse la sua prima apparizione. E le ragioni particolari per cui non è da escludere che qualcuno faccia un giorno ciò che hanno fatto i nazisti, sono ancor più plausibili.

Non è affatto escluso che nell'economia automatizzata di un futuro non troppo lontano gli uomini siano tentati di sterminare tutti coloro il cui quoziente d'intelligenza sia al di sotto di un certo livello.
… (altro)
 
Segnalato
lasiepedimore | 59 altre recensioni | Aug 2, 2023 |
Mi stupiscono sempre la lucidità e la chiarezza di Hannah Arendt. Poche pagine le bastano per far emergere i nodi di un problema. Molto bella la riflessione sulle reazioni individuali, sullo scoramento, sulla perdita della propria identità individuale come perdita dell’intimità, perdita della fiducia nella propria utilità, perdita della possibilità di un’espressione spontanea di sé. Oppure la pagina dove coglie il paradosso del preferire la morte all’alienazione, alla perdita del proprio status sociale, perché se è vero che una persona che vuole liberarsi del proprio sé scopre in effetti le possibilità dell’esistenza umana che sono infinite, come infinita è la creazione. Ma il recupero di un nuova personalità è arduo - e illusorio - quanto un nuova creazione del mondo.
Confesso però che questa edizione mi sembra un po’ strana. Se mi sembra importante recuperare il testo della Arendt mi sembra eccessivo lo spazio di commento, nel quale spesso si finisce per rileggere contenuti già chiari nell’originale.
… (altro)
 
Segnalato
claudio.marchisio | 1 altra recensione | Oct 18, 2022 |
Otto Adolf Eichmann, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell'11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo in aereo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l'11 aprile 1961, doveva rispondere di quindici imputazioni, avendo commesso, "in concorso con altri", crimini contro il popolo ebraico, crimini contro l'umanità e crimini di guerra sotto il regime nazista, in particolare durante la Seconda guerra mondiale. Hannah Arendt va a Gerusalemme come inviata del "New Yorker". Assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il giornale sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro al caso Eichmann. Ne nasce un libro scomodo: pone le domande che non avremmo mai voluto porci, dà risposte che non hanno la rassicurante certezza di un facile manicheismo. Il Male che Eichmann incarna appare alla Arendt "banale", e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori più o meno consapevoli non sono che piccoli, grigi burocrati. I macellai di questo secolo non hanno la "grandezza" dei demoni: sono dei tecnici, si somigliano e ci somigliano. (fonte: ibs)… (altro)
 
Segnalato
MemorialeSardoShoah | 59 altre recensioni | Apr 24, 2020 |
Il titolo inganna; il sottotitolo, Eichmann in Jerusalem, no. In effetti il libro parla del processo che tenne nel 1961 contro Adolf Eichmann concluso, chiaramente, con la condanna a morte. La filosofa Arendt lascia il passo in questo libro alla cronista, alla giornalista; infatti, è un racconto giudiziario, ricco di particolari e di ricostruzioni storiche del personaggio Eichmann; la Arendt si sofferma sullo stravagante arresto avvenuto a Buenos Aires da parte dei miliziani israeliani. E ci racconta la composizione della corte, le caratteristiche dei magistrati che si sono trovati a giudicare un uomo già giudicato di fatto dalla storia. Nei racconti di Eichmann, nella sua ricostruzione di quanto avvenuto in particolar modo negli ultimi anni si rilegge parte della folle storia del nazismo. Certo le memorie di Albert Speer hanno tutt’altra valenza. Ma è un libro che aiuta a riflettere sulla diffusa mediocrità di chi spesso scrive la storia. Ecco il titolo, la banalità del male. Quanto poco ci vuole per essere pessimi. E quante volte i banali eccellono proprio vantando la propria banalità. Arrivando a dipingere importanti pagine di storia con la loro meschinità.… (altro)
½
 
Segnalato
grandeghi | 59 altre recensioni | Dec 14, 2019 |

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