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Sull'Autore

Susan Cain graduated from Princeton University and Harvard Law School. She worked as a corporate lawyer before deciding to write Quiet and devote herself to the cause of empowering introverts. She is also the author of the children's book Quiet Power: The Secret Strengths of Introverts. (Bowker mostra altro Author Biography) mostra meno

Comprende il nome: Susan Cain

Fonte dell'immagine: Credit:Aaron Fedor

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Informazioni generali

Data di nascita
1968
Sesso
female
Nazionalità
VS
Luogo di residenza
Hudson Valley, New York, USA
Istruzione
Princeton University
Harvard Law School
Attività lavorative
corporate lawyer
writer
Relazioni
Cain, Kenneth (husband)
Agente
Richard Pine

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Recensioni

Non so come sono arrivato a fare il Myer-Briggs personality test. Certo non mi sono stupito quando è emerso con chiarezza che sono una persona sensibile e introversa ma anche disponibile all’ascolto e ad aiutare gli altri.

Come potevo perciò restare indifferente di fronte al libro della Cain che richiamava la mia attenzione nello scaffale della mia libreria abituale? Ho avuto il sospetto che il libraio, conoscendomi un poco, lo avesse sistemato lì apposta… ma no, non è possibile. Gli introversi sono davvero molti di più di quanto sembri. D’altra parte c’era più di una copia sullo scaffale, quindi…

Non sono certo quello che la Cain in uno dei primi capitoli definisce un “estroverso simpaticone”. Ogni tanto riesco ad attaccare bottone con gli sconosciuti (un’espressione dialettale del Piemonte – la regione italiana in cui vivo – dice “de’ la tantara”, e io lo faccio ogni tanto) e mi piace farlo in modo ironico. Ma nella maggior parte delle occasioni sociali mi riconosco nella domanda che la Cain riporta a un certo punto: “Perché te ne stai in disparte e non dici niente?” Avete visto il film di Moretti in cui chiede: “mi si nota di più se vengo e non dico niente o se on vengo?” Ecco, quando mi prendono in giro i miei amici me la ripetono.

Mi sono piaciute molto le pagine che l’autrice dedica al lavoro di gruppo e al brainstorming e nelle quali riconosce - riferendosi a studi e ricerche documentate - l’importanza del silenzio e della riflessione individuale pur nell’ambito di un lavoro collettivo.

Ma forse mi hanno colpito di più le pagine che dedica alla “voce della coscienza”, dove parla di una donna - Eleanor Roosevelt - e delle tesi di Jadzia Jagiellowicz sulla sensibilità e la connessione con il pensiero complesso: “Se pensi in modo più complesso – sostiene la Jagiellowicz – parlare del tempo o di dove sei stata in vacanza non è altrettanto interessante che parlare di valori o di moralità”. Ecco io sono proprio così ed è per questo che specchiandomi negli sguardi degli altri mi trovo così terribilmente noioso.

Ma la Cain, tra i tanti studi che cita, cita anche Elaine Aron che sostiene che le persone sensibili siano estremamente empatiche (mi viene il dubbio che possa essere anche vero il contrario, ma è rilevante?) e sono anche acutamente consapevoli delle mancanze nel proprio comportamento e poco disponibili a perdonarsi. Oddio!! Sono proprio così!

Bene. E adesso – mi sono domandato - che so come sono e perché spesso sto male cosa me ne faccio? Brutta domanda, perché non è posta in modo corretto. La domanda giusta è: cose ce ne facciamo?

In un bel libro sulla fine delle illusioni (The end of illusions) Andreas Reckwitz ipotizza che la post modernità caratterizzata dallo sviluppo della singolarità stia arrivando a una fase critica, una fase in cui le scelte non possono più essere la somma delle scelte individuali ma vere scelte cumunitarie. Solo così si può realmente valorizzare gli individui e aumentare considerevolmente il benessere sociale. Solo così si può costruire il “Paese delle meraviglie” al quale si riferisce la Cain nelle sue conclusioni.

Ma questo futuro in cui noi introversi siamo costantemente proiettati è ancora tutto da progettato e costruire.
… (altro)
 
Segnalato
claudio.marchisio | 494 altre recensioni | Dec 23, 2022 |
"Rispetta il bisogno di socializzazione dei tuoi cari ma anche il tuo di solitudine. Trascorri il tempo libero come più ti piace, non come ti senti obbligato a fare. Resta a casa la sera di Capodanno, se questo ti rende felice. Passa pure dall'altra parte della strada per evitare chiacchiere banali con persone che conosci appena."
Il libro, come è scritto, non è niente di eccezionale. Le parti nella seconda metà che diventano quasi manuali per insegnanti e genitori contengono i soliti precetti che suonano superficiali. È molto orientato alla cultura americana e viene il dubbio che occorra tenerne conto su ogni cosa che dice.
Però è pieno di esempi pratici in cui l'introverso si ritrova; si danno spiegazioni fisiologiche (l'ipersensibilità agli stimoli esterni, per esempio) per cui ci si sente meno in colpa per come si è; si fa l'esempio di comportamenti bizzarramente introversi di persone di successo (memorabile il professore che tra un convegno e il successivo andava sempre a rinchiudersi per un'ora in bagno per evitare di pranzare con i suoi ospiti); molto interessante l'analisi degli ambienti di lavoro in rapporto alla cultura aziendale e alle inclinazioni dei dipendenti (che conferma due osservazioni che ho fatto mie da tempo: l'open space è male, il multitasking è male).
Alla fine del libro mi sono sentito meno in colpa per molte mie inclinazioni: è il libro del mio orgoglio di introverso.
… (altro)
 
Segnalato
marcel.bergeret | 494 altre recensioni | Mar 31, 2013 |

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