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Lamento di Portnoy (1969)

di Philip Roth

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7,4371551,243 (3.61)1 / 243
Fiction. Literature. HTML:The groundbreaking novel that propelled its author to literary stardom: told in a continuous monologue from patient to psychoanalyst, Philip Roth's masterpiece draws us into the turbulent mind of one lust-ridden young Jewish bachelor named Alexander Portnoy. 
/> Portnoy's Complaint n. [after Alexander Portnoy (1933- )] A disorder in which strongly-felt ethical and altruistic impulses are perpetually warring with extreme sexual longings, often of a perverse nature. Spielvogel says: 'Acts of exhibitionism, voyeurism, fetishism, auto-eroticism and oral coitus are plentiful; as a consequence of the patient's "morality," however, neither fantasy nor act issues in genuine sexual gratification, but rather in overriding feelings of shame and the dread of retribution, particularly in the form of castration.' (Spielvogel, O. "The Puzzled Penis," Internationale Zeitschrift fr Psychoanalyse, Vol. XXIV, p. 909.) It is believed by Spielvogel that many of the symptoms can be traced to the bonds obtaining in the mother-child relationship.… (altro)
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Alexander Portnoy non è poi questo gran simpatico. All’inizio sì, con il racconto di un’infanzia e una giovinezza oppressi da una madre asfissiante di cui è succube come succube è il marito, gran lavoratore ma uomo insoddisfatto che somatizza lo stress in un’epocale stitichezza. Insomma, la classica famiglia ebrea piccolo-borghese che abbiamo conosciuto tante volte, ma raccontata con lingua sciolta e brillante. Il ragazzo non può far altro che ribellarsi, affiancando il fascino per le idee socialiste a quello per l’autoerotismo: l’impegno e il suo pisello saranno gli interessi della sua vita, con il primo che però resta sullo sfondo mentre il secondo è perennemente in primo piano. E allora il lettore può cominciare a scocciarsi: perché non bastano la scrittura scintillante, la bravura nell’interpolare gli argomenti saltando nel tempo e nello spazio senza far avvertire le cesure, la descrizione allo stesso tempo sferzante e affettuosa del microcosmo da cui proviene il protagonista per arrivare a pagina duecento senza sbuffare e pensare ‘di nuovo?’. La domanda, non ci sarebbe bisogno di sottolinearlo, riguarda spesso il sesso: forse quando il libro uscì, nella seconda metà degli anni Sessanta, la quantità e la varietà dei rapporti poteva anche avere un senso, ma oggi che abbiamo letto e visto di tutto – inclusi film sull’ossessione sessuale come il bel ‘Shame’ di Steve McQueen – finiscono per appesantire il libro facendo pensare che la vicenda avrebbe avuto un migliore equilibrio nella dimensione del racconto lungo. In ogni caso – e a prescindere dalla carriera – a Portnoy interessa solo quello e, sia colpa del rapporto con la madre oppure no, risulta anaffettivo nei confronti delll’altro sesso finendo per maltrattare le donne con cui si accompagna e svicolando ogni volta che si può profilare qualcosa oltre al rapporto fisico: a farne le spese in maggior misura, quella per la quale utilizza solo il nomignolo di Scimmia (vicenda che è costata all’autore qualche accusa di maschilismo forse non del tutto infondata). E sul lettino dello psicanalista che ne farà un caso clinico, il protagonista ci finisce solo quando gli capita di far cilecca nella terra degli avi: l’improvvisata trasferta israeliana mette Portnoy di fronte alle sue inadeguatezze, non solo fisiche, ingarbugliandolo ancor di più nei problemi che derivano dalla sua educazione ebreo-americana. Il contrasto tra ciò che le convenzioni sociali impongono e ciò che si desidera davvero essere è infatti un altro dei temi del libro, ma Portnoy non sempre pare riuscire a vedere le proprie responsabilità personali, utilizzando sovente quelle sociali come scusa per i propri problemi. Ne esce così il ritratto di un uomo che è mediocre malgrado le buone qualità in un libro che regala meno di quanto prometta nelle prime pagine: in molti passaggi ci si diverte e si ride anche di gusto, diverse sono le pagine molto belle, ma il risultato complessivo non è all’altezza facendo pensare che, malgrado la fama del titolo, il miglior Roth stia altrove. ( )
  catcarlo | Oct 8, 2014 |
Il lamento di Pornoy

dall'analista il dr. Spielvogel (hahahahahaha! spiel: gioco, vogel: uccello, così giusto per precisare) al quale il protagonista racconta e rivisita (vomita addosso rende meglio l'idea però) la sua vita sino all'oggi dei suoi 33 anni.
Una caratteristica yiddishe mame, capace di fare danni alla psiche del pargolo peggio di Attila, un padre inconsistente molto occupato dal funzionamento del suo intestino, una sorella perfetta sconosciuta.
Il lungo monologo di Alex é un parlarsi addosso, una lezione magistrale di autocommiserazione compiaciuta, dove il membro dell'interessato gioca un ruolo primario essendo l'unico organo capace di portarlo a vivere in maniera autonoma.
La scrittura é febbrile a tratti, alla fine di certe pagine manca il fiato, e ti immagini Roth scriverle camminando avanti e indietro urlando le parole.
A volte sono pagine rabbiose, piene di livore, a volte si percepisce la dolorosa condizione dell'essere: una bella e gigantesca nevrosi.
Ben venga l'analista, il quale dopo questa prima seduta deve aver alzato di un bel po' la parcella.
E comunque la si voglia pensare dopo aver letto questo di Lamento qualsiasi altro che si potrà ascoltare o produrre non sarà mai più lo stesso.

4 stelline e mezzo sarebbe il voto. Non arriva a 5 perché qui é là mi é apparso ripetitivo. ( )
1 vota Pandora59 | Nov 4, 2012 |
Mentre provo una grandissima simpatia nonché empatia per Thomas Bernhard quando impreca e inveisce contro il mondo intero, Philip Roth mi irrita.
Se penso ai colpi d'ascia di Bernhard e ai penosi lamenti di Roth, non riesco proprio a evitare di propendere totalmente dalla parte dell'austriaco.

E poi non trovo niente di tragico nell'esistenza di Alex Portnoy, se non la sua insulsa rassegnazione nel subire le situazioni. E meno male che aveva la fissa del sesso che l'ha salvato dal fare la stessa fine di quei paranoici dei suoi genitori.
Assolutamente insopportabile anche quel continuo sottolineare e compiacersi, tra le righe, di essere stato eccellente in tutto.
Questo quanto al contenuto dove, tra l'altro, non ho trovato grandi spunti di riflessione o una qualche interessante indagine sull'animo umano.

Sulla forma ... proprio niente da dire.

Nemmeno l'aspetto dell'ebraismo costituisce qua una discriminante (come per esempio in Potok). Penso che due genitori invasati cattolici (o fanatici nazisti tanto per dirne un'altra) avrebbero potuto fare esattamente gli stessi danni.

Le stelle gliele do lo stesso [sarei ingiusta, si vede che si è impegnato tanto :) ] perché mi rendo conto che è un bel libro, solo che a me non è piaciuto. Non c'è niente da fare. ( )
  lupita68 | Jul 16, 2012 |
Per chi vuole avvicinarsi a Philip Roth direi che questo è il passaggio obbligato. Ha lasciato il segno. Dopo più di trenta anni dalla prima lettura il ricordo è ancora vivo, tanto da indurmi a leggere tutte le opere di Roth ( )
  gianoulinetti | Jun 12, 2008 |
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Nome dell'autoreRuoloTipo di autoreOpera?Stato
Roth, Philipautore primariotutte le edizioniconfermato
Fontcuberta i Gel, JoanTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Hoog, ElseTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Molvig, KaiTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
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Titolo canonico
Titolo originale
Titoli alternativi
Data della prima edizione
Personaggi
Luoghi significativi
Eventi significativi
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Epigrafe
Dedica
Incipit
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She was so deeply imbedded in my consciousness that for the first year of school I seemed to have believed that each of my teachers was my mother in disguise.
Citazioni
Ultime parole
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Nota di disambiguazione
Redattore editoriale
Elogi
Lingua originale
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Portnoy's Complaint n. [after Alexander Portnoy (1933- )] A disorder in which strongly-felt ethical and altruistic impulses are perpetually warring with extreme sexual longings, often of a perverse nature. Spielvogel says: 'Acts of exhibitionism, voyeurism, fetishism, auto-eroticism and oral coitus are plentiful; as a consequence of the patient's "morality," however, neither fantasy nor act issues in genuine sexual gratification, but rather in overriding feelings of shame and the dread of retribution, particularly in the form of castration.' (Spielvogel, O. "The Puzzled Penis," Internationale Zeitschrift fr Psychoanalyse, Vol. XXIV, p. 909.) It is believed by Spielvogel that many of the symptoms can be traced to the bonds obtaining in the mother-child relationship.

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