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Il vangelo secondo Gesú Cristo (1991)

di José Saramago

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2,541514,190 (4.1)86
A wry, fictional account of the life of Christ by Nobel laureate José Saramago A brilliant skeptic, José Saramago envisions the life of Jesus Christ and the story of his Passion as things of this earth: A child crying, the caress of a woman half asleep, the bleat of a goat, a prayer uttered in the grayish morning light. His idea of the Holy Family reflects the real complexities of any family, and--as only Saramago can--he imagines them with tinges of vision, dream, and omen. The result is a deft psychological portrait that moves between poetry and irony, spirituality and irreverence of a savior who is at once the Son of God and a young man. In this provocative, tender novel, the subject of wide critical discussion and wonder, Saramago questions the meaning of God, the foundations of the Church, and human existence itself.… (altro)
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Un romanzo che è un incandescente sovvertimento dei vangeli biblici, ferocemente anticristiano. Ma scritto meravigliosamente: si legge come si ascolta una musica intensa e nervosa e penetrante.

UN GIOVANE ORDINARIO E TORMENTATO
Il Gesù di Saramago è un giovane ordinario, primogenito di due poveracci, che resta orfano di padre, è incompreso dalla madre, rompe con la famiglia, va alla ricerca del misero luogo della sua nascita, passa l'adolescenza al servizio di un singolare pastore, e nel deserto ha un incontro con Dio che gli anticipa il suo destino speciale. Cacciato dal pastore ("Non hai imparato niente. Vattene"), vaga ferito per la Galilea e conosce Maria di Magdala, donna reietta e dolcissima che lo accoglie, lo medica e lo ama, e diventa la sua compagna. E poi viene la vita presso i pescatori del Mar di Galilea, con le inspiegabili pescate miracolose, e il secondo incontro con Dio nel mezzo del lago, Dio che questa volta gli rivela l'intero suo piano: i suoi seguaci giudei, sebbene fedeli, sono un gruppetto esiguo, e Lui ne vuole ben di più; Gesù è davvero Suo figlio, e Lui lo ha fatto nascere e destinato a una morte infame per fondare una nuova religione, che attrarrà finalmente grandi schiere. A Gesù tutto ciò spiace, ma non può sottrarsi al volere di Dio onnipotente, e si rassegna alla parte che gli ha destinato. E quindi ecco la predicazione, i discepoli, nuovi e più portentosi miracoli, e infine il martirio sulla croce.

IL VANGELO SECONDO SARAMAGO
Il racconto è radicato in quello dei vangeli biblici, ma Saramago lo altera, lo deforma e lo stravolge con suprema irriverenza per dargli tutt'altro senso: quello di un attacco spietato e sfrontato al Dio del cristianesimo. Mentre i vangeli soprattutto narrano la predicazione, la passione e la resurrezione, qui le proporzioni sono invertite: la maggior parte della storia è dedicata alla famiglia, alla nascita, all'infanzia e alla giovinezza di Gesù; la predicazione e la morte sono sbrigate in poche pagine finali (è tutto preordinato, così vuole Dio, è inutile starci sopra troppo), e la resurrezione non c'è. Gesù è un giovane tormentato che si ritrova a essere pedina nelle mani di un Dio vanesio e narciso, i discepoli sono degli sciocchi, i miracoli sono capovolti nel ridicolo, la religione è continuamente bersagliata. Per un cristiano deve essere una lettura veramente sgradevole, e alcuni l'hanno comprensibilmente ritenuta blasfema; in me, irreligioso, ha suscitato piuttosto un po' di stupore e meraviglia per l'arditezza degli attacchi a Dio e alla religione.

CONTRO DIO
Saramago è un critico del potere, dell'arbitrio dell'arroganza e degli abusi del potere. E allora quale miglior bersaglio di Dio, l'essere onnipotente? Il narratore, infatti, non perde occasione per attaccarlo. Un Dio vanitoso e meschino, che allestisce tutta la macchina della filiazione e del martirio solo per ampliare la sparuta schiera dei suoi seguaci. Un Dio che progetta la strage degli innocenti e l'assassinio di suo figlio, un Dio indifferente alle sofferenze delle sue creature, alle sciagure e alle catastrofi che la nuova religione porterà.

UN INTRICO DI RUOLI
Gesù è figlio di Giuseppe ed è figlio di Dio. Ma Gesù ha anche un terzo padre: il singolare Pastore che lo prende adolescente con sé e lo cresce e poi lo scaccia, e che dalle sue idee si può ben identificare con lo stesso Saramago. Ma poi si scopre che Pastore è il diavolo, e allora forse i conti tornano, visto che l'ateo Saramago qui è l'antagonista di Dio. E Saramago è padre di Gesù in senso letterario, e in quanto autore è come Dio rispetto al suo romanzo e ai suoi personaggi. Un vero intrico di ruoli che contribuisce alla complessità e alla grandezza di questo romanzo.

UN PO' D'AMORE
Mentre i rapporti tra Gesù e sua madre si guastano, con l'altra Maria, la prostituta di Magdala, si sviluppa una relazione intensa, affettuosa, dolcissima, che porta nel romanzo un elemento di tenerezza, proprio come per Baltasar e Blimunda di "Memoriale del Convento". L'amore qui è quello coniugale tra Giuseppe e Maria, e quello di Giuseppe e Maria per i loro figli, ed è quello intenso e tenero tra Gesù e Maria di Magdala; quello che manca del tutto è l'amore di Dio per le sue creature; ma questo è un Dio tutto occupato a compiacersi di sé.

IL PUNTO DEBOLE
Questa demolizione del Dio cristiano e del cristianesimo ha, mi pare, un punto debole, che si vede chiaramente quando Gesù pretende di sapere da Dio cosa succederà dopo il suo martirio. Dio, a malincuore, gli enumera l'elenco (due pagine intere in ordine alfabetico!) dei martiri cristiani; e prosegue con gli altri orrori che l'affermazione della nuova religione porterà: le stragi, le persecuzioni, l'inquisizione, le guerre, e così via. Saramago sembra vedere nel cristianesimo solo questo e nient'altro che questo, mentre non è, manifestamente, così. Anche il finale, con Gesù morente in croce che, quando Dio si affaccia compiaciuto dal cielo, dice "Uomini, perdonatelo perché non sa quello che ha fatto" mi è parso un po' eccessivo e fuori misura. Al cuore del romanzo sembra esserci quell'ateismo cieco ed estremo che non vuol vedere la complessità della religione e la appiattisce in illusione, superstizione o menzogna.

UN GRANDE ROMANZO
Ma nonostante questo, resta un grande romanzo. Tutto è raccontato con lo stile caratteristico di Saramago, stupendo e sontuoso, con i suoi periodi lunghissimi e trascinanti, l'affastellarsi di frase dopo frase, virgola dopo virgola, i dialoghi inseriti nel testo senza separazione, gli interventi diretti del narratore, la partecipazione sensibile alle vicissitudini dei personaggi, la preoccupazione per la condizione degli umili, degli inferiori, dei poveri. Allo stesso tempo ironico e macabro, cupo e dissacrante, si legge come si ascolta una musica nervosa e penetrante, e, nonostante tutto ciò che di male dice della religione, ha l'atmosfera intensa e solenne di un rito o di una liturgia che porta inesorabile verso il sacrificio finale. ( )
  Oct326 | Jul 8, 2018 |
E poi si incontrano, così, dei libri come questi, capolavori che danno un senso definito al piacere della lettura e ti fanno capire che tutto lo sforzo è rivolto a momenti come questi. Il vangelo secondo Gesù Cristo è una rilettura laica della vita di Gesù, dove Saramago, che solo per questo libro, avrebbe meritato il nobel, fornisce una personalissima interpretazione del vangelo. Ma attenzione non c’è nessun tentativo di scardinare la spiritualità del personaggio, la rilettura amplifica anzi la personalità di Gesù. Ma cambia la prospettiva, quella si, Saramago pone in primo piano il lato umano del figlio di Maria e di Giuseppe che con la moglie si è unito carnalmente; ma al suo seme, al seme dell’uomo, figlio di Dio, comunque, si è unito quello di Dio per procreare il figlio. Una contraddizione o una bestemmia terribile, dipende dal lato dal quale si vuole vedere, la contestazione della verginità della Madonna. E Giuseppe, morto crocifisso per errore, che dalla notte della fuga da Betlemme dall’esercito di Erode vive con il senso di colpa per non aver salvato gli altri bambini; e Maria è consapevole delle colpe del marito, come lo diventerà Gesù. Ed il senso di colpa diventa simbolo del peccato dell’uomo e di un perdono che difficilmente arriverà, perlomeno in terra. E Gesù non impara il mestiere del falegname, ma gira il mondo: fa il pastore in un gregge enorme e contesta l’uso di sacrificare i capretti; quello da lui destinato alla cerimonia viene risparmiato e gli diventa amico; sacrificato, si, quando sarà Dio in persona a chiedergli di farlo. Ed i colloqui con il pastore sull’esistenza di Dio, Gesù che parla con un ateo, sono momenti di altissimo livello letterario. Poi Gesù da pastore diventa pescatore e dove passa lui le reti si riempiono, il miracolo è l’abbondanza; e poi, fantastica, la storia d’amore tra Gesù e Maddalena, la prostituta redenta in nome dell’amore per Gesù, uomo e non ancora figlio di Dio. E le apparizioni dell’angelo alla Madonna la rendono dubbiosa, anche sulla missione del figlio, sull’importanza del momento. E quando Dio appare infine a Gesù per annunciargli il suo prossimo martirio, in cambio della grandezza nella storia eterna, il figlio contesta, gli chiede perché dopo la morte e non prima. Ed è grandiosa la descrizione di Dio degli effetti dell’avvento del Cristianesimo sui martiri, le teste mozzate, le crocifissioni, le crociate i fiumi di sangue che verranno versati in nome di un Dio contro un altro. Un libro impressionante. ( )
  grandeghi | Jul 15, 2015 |
Nella sua potente riscrittura della storia evangelica, Saramago narra di un Gesù Cristo in tutto e per tutto umano. Il figlio di Dio incarna così i dubbi e le sofferenze propri della condizione universale dell’uomo. Dalla nascita a Betlemme alla morte sul Golgota, affronta le medesime esperienze descritte nel Vangelo, però secondo una prospettiva terrena, forte di spirito critico, senso logico e pietà. Non c’è fede nei miracoli, bensì coscienza di essere in balìa della volontà di potenza di un Dio padre distante e indifferente al dolore che provoca. La serie di disgrazie, stragi e morti che costellano l’esistenza di Gesù, fino al non cercato e non accettato compimento del destino di vittima sacrificale, diventa così un’occasione per riflettere sulla contrapposizione tra bene e male in terra, l’assurdità di fare il giusto tramite l’ingiusto, l’inesorabilità della colpa, l’imperscrutabile senso della vita e la sconcertante ambiguità della divinità.

Coraggioso. In un mondo ancora così fortemente influenzato dalla cultura del Vangelo, il coraggio di raccontare gli stessi fatti con un'interpretazione e un approccio diversi è notevole. Ci fa pensare che, perchè no, le cose potrebbero essere andate diversamente. Riporta molti aspetti "divini" su un piano "umano", propone spiegazioni ad eventi finora ritenuti inspiegabili. Un approccio potente e coraggioso, che trova il suo culmine nel completo ribaltamento delle responsabilità..."Uomini, perdonatelo, perché non sa quello che ha fatto!". Da leggere, indipendentemente da qualsiasi fede o opinione. ( )
  Cerberoz | Mar 22, 2012 |
consigliato da un'amica a cui tengo tantissimo; il suo giudizio quasi sempre azzeccato mi ha indotto a fidarmi...ma non mi ha completamento convinto come libro: l'idea è geniale soprattutto per la prospettiva ma ho trovato che l'autore si sia perso in teologismi a volte troppo arditi e a volte troppo banali, con il risultato di farmi rimanere insoddisfatta per quanto riguarda le spiegazioni delle sue scelte!...insomma poteva limitarsi ai fatti così come li voleva narrare lui!Tutto sommato il libro è gradevole, ma a rischio di risultare scontata non è consigliato ai "bigotti"!! ( )
  Delbi | Jul 28, 2011 |
Non è vero che non ci sia niente di divino in questo Cristo. E' in questo Dio che invece non c'è niente di umano. Soprattutto non c'è pietà.
Ma c'è un amore infinito in questa donna e tanto dolore e tanta sopportazione.
E c'è un padre, che è padre fino in fondo, e le sue colpe di padre, e l'incapacità di un uomo di perdonare a se stesso colpe commesse seguendo l'istinto di padre.
Bello, a tratti poetico, commovente, crudele, drammatico. E nello stesso tempo ironico come solo Saramago sapeva essere. ( )
  ermita | Jul 9, 2011 |
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Nome dell'autoreRuoloTipo di autoreOpera?Stato
Saramago, Joséautore primariotutte le edizioniconfermato
Desti, RitaTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
Lemmens, HarrieTraduttoreautore secondarioalcune edizioniconfermato
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Titolo canonico
Titolo originale
Titoli alternativi
Data della prima edizione
Personaggi
Luoghi significativi
Eventi significativi
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Premi e riconoscimenti
Epigrafe
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Quod scripsi, scripsi. - Pilatus
Dedica
A Pilar
Incipit
Si vede il sole in uno degli angoli superiori del rettangolo, quello alla sinistra di chi guarda, e l'astro re è raffigurato con la testa di un uomo da cui sprizzano raggi di luce pungente e sinuose lingue di fuoco, come una rosa dei venti indecisa in quali direzioni puntare, e quel viso ha un'espressione piangente, contratta da un dolore inconfortabile, e dalla bocca aperta emette un urlo che non potremmo udire, giacché nessuna di queste cose è reale, quanto abbiamo davanti è solo carta e colore, nient'altro.
Citazioni
Come tutti i figli degli uomini, il figlio di Giuseppe e Maria nacque sporco del sangue di sua madre, vischioso delle sue mucosità e soffrendo in silenzio. Pianse perché lo fecero piangere, e avrebbe pianto per quest'unico e solo motivo.
Una nuvola, alta come due uomini, simile a una colonna di fumo lentamente vorticante su se stessa, era lì davanti a lui, e la voce proveniva da essa. Chi mi parla, domandò Gesù, rabbrividendo, ma immaginando già la risposta. La voce disse, Io sono il Signore, e Gesù seppe perché aveva dovuto spogliarsi al limite del deserto. Mi hai fatto venire qui, che cosa vuoi da me, domandò. Per ora niente, ma un giorno da te vorrò tutto.
Gesù muore, muore, e quando la vita comincia ad abbandonarlo, all'improvviso, il cielo sopra il suo capo si spalanca e appare Dio, vestito come sulla barca, e la sua voce risuona per tutta la terra, Tu sei il mio diletto figlio, in te ho riposto la mia gratificazione. Allora Gesù capì di essere stato portato all'inganno come si conduce l'agnello al sacrificio, che la sua vita era destinata a questa morte, fin dal principio e, ripensando al fiume di sangue e di sofferenza che sarebbe nato spargendosi per tutta la terra, esclamò rivolto al cielo, dove Dio sorrideva, Uomini, perdonatelo, perché non sa quello che ha fatto.
Ultime parole
(Click per vedere. Attenzione: può contenere anticipazioni.)
Nota di disambiguazione
Redattore editoriale
Dati dalle informazioni generali francesi. Modifica per tradurlo nella tua lingua.
Elogi
Lingua originale
DDC/MDS Canonico

Risorse esterne che parlano di questo libro

Wikipedia in inglese (1)

A wry, fictional account of the life of Christ by Nobel laureate José Saramago A brilliant skeptic, José Saramago envisions the life of Jesus Christ and the story of his Passion as things of this earth: A child crying, the caress of a woman half asleep, the bleat of a goat, a prayer uttered in the grayish morning light. His idea of the Holy Family reflects the real complexities of any family, and--as only Saramago can--he imagines them with tinges of vision, dream, and omen. The result is a deft psychological portrait that moves between poetry and irony, spirituality and irreverence of a savior who is at once the Son of God and a young man. In this provocative, tender novel, the subject of wide critical discussion and wonder, Saramago questions the meaning of God, the foundations of the Church, and human existence itself.

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Descrizione del libro
Nella sua potente riscrittura della storia evangelica, Saramago narra di un Gesù Cristo in tutto e per tutto umano. Il figlio di Dio incarna così i dubbi e le sofferenze propri della condizione universale dell’uomo. Dalla nascita a Betlemme alla morte sul Golgota, affronta le medesime esperienze descritte nel Vangelo, però secondo una prospettiva terrena, forte di spirito critico, senso logico e pietà. Non c’è fede nei miracoli, bensì coscienza di essere in balìa della volontà di potenza di un Dio padre distante e indifferente al dolore che provoca. La serie di disgrazie, stragi e morti che costellano l’esistenza di Gesù, fino al non cercato e non accettato compimento del destino di vittima sacrificale, diventa così un’occasione per riflettere sulla contrapposizione tra bene e male in terra, l’assurdità di fare il giusto tramite l’ingiusto, l’inesorabilità della colpa, l’imperscrutabile senso della vita e la sconcertante ambiguità della divinità.
Riassunto haiku

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