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Questa discussione è attualmente segnalata come "in sonno"—l'ultimo messaggio è più vecchio di 90 giorni. Puoi risvegliarla postando una risposta. 1elisabettaannaCiao ragazzi, mi permetto di dare inizio ad una potenziale discussione su quelli che io definisco "libri idolatrati", cioè quei libri che vengono sommersi da lodi sperticate da parte di migliaia di lettori (uso IBS come punto di riferimento), ma non si capisce bene perchè meritino tanta attenzione, visto che spesso sono proprio libri di serie B, per non dir di peggio. Che sia una faccenda di mode? Che si tratti di una specie di autocondizionamento universale? Per esempio, c'è qualcuno che ha detestato IL CODICE DA VINCI ? o che si è rifiutato di leggere l'ennesimo libro incentrato sull'Afghanistan? Ditemi, vi prego, che almeno uno di voi non ha mai letto Camilleri perchè non ci capisce un acca di dialetto siciliano...aspetto di leggere le vostre idee, fatemi sapere, sto incominciando a sentirmi una mosca bianca...! Buona giornata, Elisabetta 2ddejacoSpesso le migliaia di lettori che sprecano lodi sono spinti da autorevoli quanto interessate opinioni. Per esempio (per parlare di cosa recente) "La solitudine dei numeri primi". Splendido titolo ma romanzo (?) relativo. Premio Strega !? 800.000 copie !? Più che libri idolatrati credo si debba parlare (spesso, non sempre) di libri gonfiati dagli interessi degli editori, nota perfida genìa. In qualche caso (Codice Da Vinci) con un'operazione molto professionale di costruzione del best seller "a tavolino". Per carità, i soldi sono sono importanti e "non puzzano", ma capita che siano loro a guidare. Mica sempre lo fanno con obiettivi letterari. Ciao Dario 3elisabettaannaD'accordo con te. LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI è un racconto ammodo, ben scritto, vuotino quanto basta per vendere bene e far leggere anche una ipotetica signora Pina, che di solito al più sfoglia solo Donna Moderna. Se ti vien la voglia leggi L'ESTATE DEL CANE NERO poi dai un occhiata alle mirabolanti recensioni tributategli su IBS. Il mio libraio lo sta stra-vendendo, e Carofiglio è acclamato come se avesse scritto il libro più bello del mondo sul tema classico dell'avventura adolescenziale estiva con annessa crescita interiore e amaro scontro con la realtà del divenir grandi. Temo che, oltre al battage pubblicitario, ci siano tanti lettori di bocca molto, ma molto buona. Oppure, come dice proprio uno dei recensori su IBS, "questo libro ha proprio una bella copertina!". p.s.: ma questa gente avrà mai letto STAND BY ME oppure I RAGAZZI DI VIA PAL, o cento altri di cui ora non mi sovviene il nome ?! Ciao a presto, Eli 5IoAnnalisaCarissimi, ovvio che sono d'accordo con voi, cerchia di eletti. Mi rifiuto di leggere il Codice da Vinci o Angeli e Demoni benchè girino per la casa. Mi rifiuto financo di classificarli qui, perchè a mio parere trattasi di becere operazioni commerciali. Ad oggi non ho letto nessun libro di Susanna Tamaro sol perchè trattasi di "successi editoriali" e la cosa mi puzza. Quanto a La solitudine dei numeri primi è il primo ed unico libro che ho acquistato al supermercato e considerato che per qualche mese lo trovavi ben esposto ovunque, nelle edicole, negli autogrill, negli uffici postali si è reso subito evidente che si trattava di un'opera studiata a tavolino finalizzata ad una veloce commercializzazione. L'ho letto, tuttavia e devo dire che è un'opera abbastanza ben congegnata. Ovvio che non è un capolavoro. Voglio dire, non dobbiamo peccare di snobismo, a volte all'operazione commerciale può unirsi qualche intento letterario. Anche Mozart scriveva musica su commissione. P.S. Non ho mai letto Camilleri per il motivo indicato da elisabettaanna! 7elisabettaannaMi viene in mente un'altro caso di ripetitività letteraria che scatena folle di recensori estasiati; quello di Mauro Corona, scalatore-scultore-scrittore che da anni sforna un libro dietro l'altro tutti tragicamente uguali, ambientati nella zona del Vajont, paese di Erto e zone limitrofe. Il primo libro era bello, il secondo pure, il terzo era già un clone dei primi due, dal quarto in poi si resta intrappolati in un loop infinito di personaggi e situazioni sempre più uguali a se stessi. Se poi, dopo aver letto i suoi libri, vi mettete in testa di andare a conoscerlo perchè il suo amore per la natura vi ha ammaliato, e perchè pensate che, dato il modo in cui scrive, sia un personaggio pieno di umanità e di saggia seppur burbera benevolenza montanara, potreste restare lievemente delusi. Probabilmente l'inatteso e ripetuto successo lo ha snervato, è diventato più intrattabile di una capricciosa star hollywoodiana. Provare per credere. Intanto aspettiamoci, magari per Natale, un altro libro sugli abitanti della Val Cellina. Naturalmente, a coloro che lo amano smodatamente e continuano a leggerlo con incrollabile entusiasmo chiedo perdono per la mia critica impietosa. Il mio intento è soltanto quello di far discutere un po' su certi misteri del mondo letterario attuale. 8aluvalibriMi diverto molto a leggere questi commenti. Concordo in pieno con i commenti su Dan Brown (The Da Vinci Code ecc.) e Susanna Tamaro. A proposito di quest'ultima, quando molti anni fa ho letto Va dove ti porta il cuore non sono riuscita a capire cosa ci fosse di tanto speciale e di conseguenza, il suo successo editoriale. Non posso commentare il successo di libri italiani da voi menzionati perche` da molti anni (esule che sono) leggo quasi esclusivamente narrativa e letteratura in lingua inglese. Purtroppo, negli Stati Uniti vengono tradotti pochissimi autori italiani (Eco, Camilleri, Loy, Ginzburg tra i pochi), ma sarebbe bello il numero aumentasse. Ovviamente, non leggerei narrativa italiana in traduzione, anche se ho alcuni libri di Elsa Morante, Gadda, Ginzburg, Eco tradotti in inglese. 9epantoPenso che Aluvalibri volesse dire qualcosa di piu' o di diverso. Cosa c'è di strano nel non apprezzare libri "best sellers"? Il fatto che molta gente ne parli bene? non e' strano neanche quello.. E diciamocelo e' anche facile dire, il codice da vinci fa schifo, tamaro bleah, e allora critchton? king? casi costruiti? vogliamo parlare di lara cardella? o melissa p? ora c'e' sto ragazzotto dei numeri primi.. non l'ho letto quindi non esprimo giudizi... Capisco la difficoltà di leggere narrativa "non di cassetta all'estero" ma come noi ci compriamo online i libri in inglese si potra' fare lo stesso ... per quelli italiani. ed e' certo che se cerco consigli letterari al supermercato (ibs, amazon) forse otterro' consigli di un certo tipo... e pensare che la rete e' cosi' grande ;-) su camilleri da siciliana ti diro', che non volevo leggerlo per la stessa ragione, ma essendo lui uomo di cultura, ci sono ottimi libri che non sono solo quelli di montalban (tutti con la stessa struttura narrativa) e qualcuno senza una parola in dialetto!!! (vedi "il colore del sole" non eccezionale ma anomalo) e poi gia' che non capisci il siciliano, leggilo in inglese! mi sono sempre chiesta come traducono certe parole ;-D Camilleri e' come Simenon, decine di libri simili ma qualcuno eccezionale (lettera al mio giudice, per me) o Landolfi (tanti libri, uno meglio dell'altro.. scritti per pagare debiti di gioco) ciao eleonora 10aluvalibriDimenticavo di dire che a me Camilleri piace molto. Non ho letto tutti i suoi libri, ma ho apprezzato quelli che mi sono capitati tra le mani, in particolare Il birraio di Preston. Negli Stati Uniti sono stati tradotti molti della serie di Montalbano, e pare abbiano un buon seguito. Ho molti amici a cui sono molto piaciuti. Strano ma vero, comprare on line i libri in italiano - quando sei fuori Europa - non e` cosi` semplice come per voi comprare libri in lingua inglese in Italia. Amazon ne ha pochi, e non a buon prezzo, ed altri siti in Italia (considerando che i prezzi sono in euro) non sono convenienti. Io, ad esempio, ho usato (ed uso) la Hoepli on line per acquistare libri regalo per familiari ed amici in Italia, ma posso assicurarvi che il mio portafoglio ne ha risentito un po'! Comunque, piuttosto che niente..... 11elisabettaannaEpanto, dove si possono trovare consigli letterari che non siano "da supermercato" ?...io di solito razzolo in ibs perchè non saprei dove altro guardare...Grazie. Eli 12IoAnnalisaElisabettaanna, abito nella zona di Mauro Corona, lo vedo in giro, conosco il suo editore ma mi rifiuto di leggere i suoi libri. Per la verità ci ho provato qualche anno fa ma non sono andata oltre le prime tre pagine e ho deciso che non era proprio il caso. Corona è un personaggio che ama anzi adora sè stesso e le sue canottiere e braccia muscolose esposte anche d'inverno; pensa d'essere un outsider in realtà è uno perfettamente integrato anche se folkloristico. Credo dentro di sè sia assai soddisfatto e se la rida alle spalle di chi compra i suoi libri, visto che riesce a far soldi scrivendo cavolate. Per quel che ho visto e sentito, non lo reputo in grado di scrivere bene, sono convinta si faccia aiutare da qualcuno ma se tu dici che i libri sono pure brutti forse se li scrive proprio lui! 13elisabettaannaCiao IoAnnalisa, nelle tue parole trovo il riscontro del mio pensiero. Se vuoi farti due risatine vai a guardare l'energumeno su youtube mentre si spalma la neve sulle braccia nude davanti ad un esterrefatto intervistatore. 14epantoPuoi guardare su Anobii - www.anobii.it un social network di libri, tipo questo, meno raffinato per la gestione dei cataloghi ma piu' sociale. oppure qui:http://biblogs.ning.com/ o qui: http://www.libriamoci.it/libridine.html poi ci sono i blog dei lettori intensivi: http://libritudine.blogspot.com/ http://net10biblio.splinder.com/ http://ilviziodileggere.splinder.com/ http://52libri.splinder.com/ ecc. saltellando dai vari blog che si connettono fra loro troverete tanti e tanti consigli... 15epantoEffettivamente ho avuto una serie di difficoltà sull'acquisto di libri online...soprattutto per quanto riguarda la consegna... potresti tentare con qualcosa che e' un po' piu' internazionale tipo Books on line www.bol.it (questo non l'ho provato) oppure www.fnac.it ora c'e' anche https://www.deastore.com/index.asp sul prezzo purtroppo non c'e' nulla da fare. Tieni conto che chi pubblica in inglese e spagnolo - ha un mercato molto piu' vasto, compreso quello per i remainder... (pare che gli editori spagnoli usino l'america latina per questo) oppure l'alternativa per ora ancora troppo costosa saranno gli ereader... (se ti interessa http://biblioduezero.ning.com/ o qui http://bookcamp.ning.com/) un'idea appena partita è l'iniziativa "dillo all'editore" che mi pare una buona idea.. http://www.dilloalleditore.org/ ma i nostri bronto-editori prima che si sveglino ;-)) ciaoo 16lariannaInteressante questa discussione! condivido anch'io l'avversione per i libri di cassetta, per questo proliferare selvaggio di scrittori o presunti tali che scrivono un po' con lo stampino e che ricevono critiche osannanti... non ho letto Paolo Giordano (anche se non escludo del tutto di leggerlo, ovviamente prendendo il libro in prestito in biblioteca), nè la Tamaro e meno che mai Baricco (ci ho provato e l'ho trovato insostenibile). Però penso anche che per fortuna i libri sono tanti e si può scegliere ciò che più aggrada. Che poi alcuni libri siano più difficili da trovare, questo è vero: qualcuno di voi conosce e ha mai letto Maurizio Salabelle? ecco: su LT sono l'unica a possedere un suo libro (gli altri li ho letti prendendoli in prestito), ma anche nelle librerie e nelle biblioteche è piuttosto sconosciuto. Eppure trovo che sia un autore straordinario, originalissimo e divertente, un affabulatore degno di nota! e grazie al quale, ad esempio, ho scoperto Thomas Bernard, Mastronardi e altri (e questi richiami che hanno tra loro gli scrittori è uno dei sistemi che mi piacciono di più per avere dei "consigli letterari"). 17epantoAllora se non l'hai letto ti consiglio "Leggere Lolita a Teheran" che ha diversi piani di lettura, ma anche diverse chiavi per affrontare alcuni classici della letteratura inglese (l'autrice insegnava all'Univ. di Teheran). 18elisabettaannaCara larianna ciao, guarda caso ho appena letto Il mio unico amico di Salabelle, carino! L'ho voluto leggere perchè cercavo un libro che parlasse di...libri, e di amore per la lettura e l'ho trovato casualmente menzionato in un sito. Concordo con te, un fantastico affabulatore. Lo consiglio anche agli altri, perchè è davvero pressochè sconosciuto. Può piacere o non piacere, ma vale la pena di dargli una lettura, di esplorare un po' qualche nuovo territorio, insomma di navigar lontano dal Mar Baricco e dalla palude melassa Tamaro. E' proprio insolito. 19elisabettaannaEpanto sei una fantastica fonte d'informazioni per una mente assetata di input letterari, GRAZIEEEEEEEE !!!!!!!!!!!!!! 20elisabettaannaQuante volte il successo di un libro viene, almeno in parte, alimentato dal solo aspetto della copertina? Secondo voi? Io di certo mi sono fatta influenzare un po' di volte da questo accessorio peraltro niente affatto secondario del libro. 21Maurizio70Possibile che venga in mente solo Baricco sul quale mi sembra siate tutti, tranne me, d'accordo? Per esempio "Il maestro e Margherita" con il gattone non vi ha annoiato neanche un po'? Sicuri sicuri? E invece la pallosissima e noiosissima Signora Bovary? Solo e sempre Baricco? Fate qualche sforzo, su. P.S. Grazie per gli indirizzi! 22claudio55Tutti d'accordo su Barrico? Solo elisabettanna mi sembra ne accenna e penso sia abbastanza provocatorio avvicinarlo alla susanna tamaro. "Un libro aperto e' sempre la certificazione della presenza di un vile-gli occhi inchiodati su quelle righe per non farsi rubare lo sguardo dal bruciore del mondo-le parole che ad una a una stringono il fragore del mondo in un imbuto opaco fino a farlo colare in formine di vetro che chiamano libri....."A.B "...la vita e' sostanzialmente incoerente e la prevedibilita' dei fatti una illusoria consolazione."A.B cosa centra questo con la susanna tutta panna? E pensa che i libri di Barrico non sono nemmeno tra i miei favoriti!! P.S a proposito di susanna tamaro leggete"pornografia del cuore" della Kaos edizioni 23lariannacara elisabettaanna, sono felice che tu abbia letto il mio unico amico! ti consiglio anche Il maestro atomi, che forse è il migliore, ma anche Un assistente inaffidabile, in cui si parla, tra le altre cose, di una scuola di scrittura... quello che amo in questi libri è la continua divagazione, il tripudio della fantasia, il senso di allegro smarrimento che prende quando si seguono i pensieri che corrono a ruota libera, senza voler necessariamente andare da qualche parte, un po' per il gusto della parola e un po' per quello dell'invenzione che non si sa esattamente che direzione potrà prendere... mentre baricco (vabbè, diciamo pure che sa usare correttamente la sintassi e le parole) assieme a molti altri suoi colleghi sembra continuamente voler far notare la sua intelligenza e la sua perizia verbale. a me personalmente questo non interessa: quindi non leggo i suoi libri e ne leggo altri. però vorrei dire a maurizio70 che se è rimasto annoiato dalle vicende della signora emma bovary forse azzarda un pochino ad accostare il libro al baricco in oggetto. insomma, non è obbligatorio che flaubert piaccia a tutti ma almeno riconosciamone la portata! riguardo al fatto che baricco venga citato come esempio ti dirò che, per quanto mi riguarda, si tratta del baricco-modello (in cui metto dentro mozzi, la mazzantini, la mazzucco e altri i cui nomi ora non mi vengono proprio in mente!) 24epantoprovo a respirare a fondo, prima di raccogliere questo guanto, dato che sono stati colpiti due dei miei libri preferit. Esprimero' un giudizio, come dire sobrio e pacato. Di Baricco (a parte il fatto che ha un po' il vizietto di "ispirarsi un po' troppo" es Oceano Mare e la Vita Istruzioni per l'uso di G. Perec) potrei dire che per me vale come Siddharta di Hesse? (e qui già mi immagino gli appassionati siddhartisti insorgere...) ma potrei anche dire che Baricco sta a Balzac e Bulkagov (ma li hai scelti apposta tutti con la B?), e come un film di Soldini sta a uno di Bergman o di Bunuel, o come Ramazzotti sta a Lou Reed ;-) 26lariannascusa epanto, non ho capito cosa c'entra l'impareggiabile perec:))! per il resto concordo (però la Bovary è di Flaubert) e approvo in pieno l'accostamento con Siddharta (che però, opportunamente contestualizzato, assume un altro tono...); e magari al posto di Soldini ci metterei Muccino, che ne dici? 27epantoBaricco in Oceano Mare, secondo me si e' ispirato un po' troppo alla storia di Percival Bartlebooth di Perec.. 28Maurizio70Bene, bene. Dunque ricapitoliamo: la sola elisabettanna, come ci fa notare Gianni, si è accompagnata in men che non si dica a Epanto e Larianna le quali comunque si son guardate bene dal tirar fuori qualche idolatrato ma intoccabile se escludiamo Siddharta (senza offesa per nessuno una volta ho sentito anche Valeria Marini parlarne male...). Per quanto riguarda il gattone il mio non vuole certo essere un giudizo sull'opere opere di bulgakov, avendo letto solo del gattaccio malelefico, ma un giudizio sul libro. Stesso discorso vale per la bovarì. Se poi mettiamo in ballo altri argomenti, a titolo di esempio, posso dirti che di lurìd e ramazzotti posseggo lo stesso numero dischi. Che poi è zero. Forza ragazze fateci sognare, insorgete ma con uno sforzo: escludete Baricco (aspetterei un mostro sacro nella polvere anche da Gianni). :) 29ruslanbauBaricco Bulgakov Balzac..esiste un filo segreto che unisce questi(ed altri?) autori?Forse nella nostre menti qualche pagina di ognuno dei succitati( e chissà di quanti altri) scrittori si lega con altre perchè hanno suscitato impressioni e emozioni più o meno simili..Baricco lo guardo con un po di diffidenza,è vero che si piace e si ama molto, ma è anche vero che molte sue parole sono belle e lasciano qualcosa..e Bulgakov?Il gattone(Io lo immagino un po Maurizio Costanzo..), Margherita o il suo splendido poeta..beh, provate a guardarli inseriti nel contesto storico nel quale sono ambientati, e le parole che devono essere usate e dosate dall'autore per non ferire la sensibilità dei solerti censori e che conservano comunque freschezza e poesia,(occhio alla traduzione, ne girano di allucinanti..)e forse la luce cambia. Sono per abitudine portato a diffidare dai volumi che nelle librerie sono accatastati a decine, lì probabilmente un momento "commerciale" c'è di sicuro. Chiudo con un grazie a tutti, su questo come su altri forum trovo continuamente idee per libri ed autori che non conosco e che andrò a prendere per vedere l'effetto che fa. Saluti Roberto 30epantoMaurizio70, che ne dici di Ammaniti? Brizzi? Faletti? Mazzantini? Pavese? sono riuscita a leggere solo Dialoghi con Leucò D'Annunzio? Svevo? Virginia Woolf? 31lariannaCaro Maurizio70, non trovi sia troppo faticoso ragionare per assoluti? se hai trovato noioso il maestro e margherita o la memorabile emma bovary, non credi che possa essere soltanto una tua opinione? io ho trovato noioso Musil e il suo uomo senza qualità, ma non per questo non ne riconosco i meriti e l'interesse (mentre l'unico merito che trovo in baricco, e poi non ne voglio più parlare, è che scrive correttamente - cosa non sempre scontata). ma io penso che il discorso da farsi sia un altro e cioè cosa cerchiamo nella narrativa (perchè sostanzialmente stiamo parlando di narrativa). Vogliamo qualcuno che ci faccia credere di capire esattamente come va il mondo? allora benissimo Hesse, Moravia, ma anche Kundera (che anni fa ho amato) ecc. ecc. 32IoAnnalisaCiao a tutti, mi sono assentata per una settimana e la discussione è davvero degenerata! Siamo arrivati al punto " a me piace questo a me quest'altro" e addirittura a citare come "noioso" un autentico capovaloro quale Il maestro e Margherita. Stiamo scherzando? L'ironia sottile di Bulgakov che ha scritto quel che ha scritto in pieno regime sovietico, allorchè lo stato comunista pretendeva gestire e controllare tutta l'arte e la letteratura! Il racconto è geniale, fantasmagorico, le sparizioni, il diavolo, il berretto di costui, i giochi di prestigio, il gattone, certo, il gattone. Una satira impareggiabile; vero è che non conoscendo la lingua russa neppure possiamo apprezzare i giochi di parole bulgakoviani che sicuramente non sono traducibili in italiano. Ciò che però è stupendo e apre orizzonti di filosofia morale oltre che letterari ad oggi insuperati è la storia di Ponzio Pilato, quinto procuratore della Giudea, la storia nella storia del maestro. L'unica e sola pecca di Bulgakov è, a mio parere, l'immagine di Margherita che conserva un ruolo "ancillare" sia pure fortemente idealizzato. Ma parlo da femminista e questo è tutto un'altro discorso. Perciò per favore, non dite cazzate. Questa discussione mi pareva nata dalla contrapposizione tra letteratura di consumo e letteratura onesta o ispirata o trovate voi un altro termine, insomma letteratura in alcun modo unicamente finalizzata alla vendita del prodotto libro. Leggevo in questi giorni un'intervista all'ennesimo giovane scrittore americano autore di cd. best seller ( nella specie legal thriller) il quale sosteneva che quello dello scrittore è un lavoro e non un'arte. Costui riferisce di porsi avanti la macchina da scrivere per tot ore al giorno e d'essere costretto a scrivere per accontentare l'editore anche se in testa non ha niente, specificando poi quali sono le sue fonti d'ispirazione... si va a fare un giro, gli viene in mente qualcosa e allora giù a prendere appunti e poi a scrivere. Sarò paleoromantica, ma tutto ciò mi dà molto fastidio; voglio dire il prodotto finito sarà anche piacevole a leggersi ma dubito che abbia a che fare qualcosa con la letteratura. Basta, ho scritto troppo, alla prossima la mia opinione su Baricco. Ciao, ciao, Annalisa 33aluvalibriE siccome condivido in pieno la tua opinione su Bulgakov, Annalisa, sono proprio curiosa di vedere se anche le nostre opinioni su Baricco combaciano. 34elisabettaannaOps...mi sa che la faccenda si sta allargando sempre più verso confini estremi e sconfinati. Nasturalmente la discussione si sta facendo sempre più calorosa e interessante, ma...forse...ci si sta allontanando parecchio dall'argomento iniziale. Forse la discussione, avendo presto perso il mordente iniziale, doveva per forza di cose esaurirsi in un fuoco incrociato di preferenze personali...eppure mi pareva un bell'argomento su cui far convergere idee...dunque resto a braccia conserte, leggo i vostri messaggi, e nel frattempo cerco di tirar fuori qualche altro esempio eclatante di libro più o meno meritatamente osannato...così riportiamo la discussione sul binario iniziale...altrimenti, se è destino che debba diventare una babele di opinioni personali, ben venga: è pur sempre fantastico scambiarsi i propri amori e idiosincrasie letterarie. CIAO RAGAZZI ! Elisabetta 35ruslanbauTorno a leggere cosa è successo nel giro di pochi giorni, e rimango sconcertato dall'assenza di sfumature in qualche giudizio..la perentorietà mi ha sempre insospettito, e credo che il rispetto delle opinioni altrui debba essere il filo conduttore in ogni discussione, qualunque sia l'argomento. Mi piace pensare che quando sostengo una mia idea su un libro in questa o in altra pagina di questo sito chi legge e risponde lo faccia rispettando prima di tutto il mio parere, per quanto allucinante possa sembrargli, e risparmiando comunque termini che alle mie(e spero anche altrui) orecchie suonano senza mezzi termini poco gradevoli. Saluti a tutti Roberto 36IoAnnalisaScusa, ma non mi pare proprio che qualcuno abbia usato termini interi o mezzi poco gradevoli. Sei un pò permaloso? Ciao, Annalisa 37Maurizio70Annalisa, sono perfetamente d'accordo con Roberto. Evidentemente quando usi termini come "non dite cazzate" pensi siano gradevoli ma, se pemetti, non la pensiamo tutti allo stesso modo. P.S. "Un altro" si scrive senza apostrofo mentre è "po'" che si scrive con l'apostrofo e non con l'accento....Disquisire di (alta) letteratura e ignorare la (bassa) grammatica è un po' sconcertante. Permalosa? 38elisabettaannaCiao Maurizio70, che ne dici di aiutarmi a riportare la conversazione sul binario iniziale? 39Maurizio70Ottima idea. Per esempio tra gli scrittori che vendono tanto c'è senza dubbio S. King e quindi, per togliermi la curiosità, ho letto "l'ombra dello scorpione" trovandomi dopo una lunga cavalcata di fronte niente meno che l'Uomo Nero (non scherzo, proprio lui, e scritto proprio con le maiuscole)...Non me ne vogliano i, numerosissimi, fans di King ma proprio non mi è piaciuto: non credo che leggerò altro di King. Per quanto riguarda il rifiuto a priori in genere non lo pratico perchè anzi mi interessa anche capire e sapere perchè certi libri vendano tanto ritenendo che alla fine "l'umanità" riesce a individuare le cose belle (e non mi riferisco solo ai libri). Detto questo "i mille splendidi soli" non mi avranno, non subito. Però, Elisabettaanna, sapere se anche qualcun altro ha dovuto ammettere che qualche mostro sacro possa averlo deluso mi sembrava una interessante deviazione. Purchè nessuno si arrabbi :) 40elisabettaannaHai ragione Maurizio70, la deviazione è interessante e più che benvenuta. Io, dopo aver letto King per anni mi sono dovuta arrendere all'evidenza che - come umanamente succede - la vena si è esaurita, dopo "On writing" non ho più letto nulla di buono. Anche Coelho forse sta diventando sempre più il clone di se stesso e mi è venuto a noia, Pennac non l'ho mai digerito e ancora non capisco perchè venga portato in palmo di mano da stuoli di lettori. Vero è che il gusto personale è determinante, ma ho la sensazione che certi scrittori vendano per così dire "a scatola chiusa", dato che il loro ultimo libro non può e non deve mancare sugli scaffali del lettore fashion-addicted. Perchè, secondo me, la moda gioca un ruolo determinante. "Come, non hai ancora letto L'eleganza del riccio di Muriel Barbery?! L'hanno letto tutti, è strafamoso, è un po' palloso in certi passaggi, ma bisogna averlo! Gomorra, suppongo sia un bel libro, ma in biblioteca è introvabile (sempre in mano a qualcuno o in prenotazione da un secolo) e non ce la faccio proprio a comprarlo. Troppo osannato. Forse meritoriamente, ma accidenti è più forte di me, sarò stupida ma non riesco a unirmi al branco. Ieri ho comprato una raccolta di racconti di Rigoni Stern, splendida per un'amante della montagna. Eppure in libreria era in una posizione molto defilata, perchè lo spazio in primo piano era occupato da Mauro Corona (da me già citato in precedenza) e dal suo esercito di matrioske che se non ci fosse la copertina a contraddistinguerli rischieresti di comprare due volte lo stesso libro, tanto è ripetitiva la sua produzione. Dai dai, tiriamo fuori qualche altro titolo che possa giustamente definirsi "tormentone letterario del secolo". "Non ti muovere" della Mazzantini? Libro, film, tutti ma proprio tutti che lo definivano un-gran-bel-romanzo. Boh. 41elisabettaannaDimenticavo Maurizio70, I mille splendidi soli e gli aquiloni afgani non mi avranno MAI. Se però tu te la sentirai a posteriori di leggerli fammi sapere eh, CIAO! 42ruslanbauPrendo spunto da quanto detto di King..ho un paio di scaffali pieni dei suoi libri, e per anni ho letto con piacere(e spesso riletto) alcuni titoli..adesso non più, non compro più i suoi nuovi ed i vecchi mi annoiano dopo poche pagine..E' cambiato il gusto, sarà l'età, ahimè, chi sa? Tornando al quesito sui libri idolatrati, credo sia ormai palese che anche il mondo dell'editoria si muove di concerto con le regole di marketing..e quindi anche qui si creano "casi" editoriali, capolavori che saltano fuori da ogni angolo..e le tanto simpatiche recensioni che gli scrittori(credo nessuno escluso) si scambiano con encomiabile spirito di classe. Non vedo soluzioni, posso solo cercare di sfogliare velocemente in libreria per cercare quantomeno di capire se lo stile sia accettabile..e poi mi trovo in casa la più volte citata solitudine di questi poveri numeri primi! P.S. Quanto ho amato Molnar e Boka e quanto ho odiato con tutto me stesso i fratelli Pasztor..grazie per avermi riportato alla via Pal. 43elisabettaannaciao ruslanbau, se ti è piaciuto Molnar, cosa che mi rende a dir poco felice e soddisfatta di me stessa per averlo citato e dunque aver stuzzicato in qualcuno la voglia di leggerlo, puoi ascoltare questo romanzo, e molti altri, sul sito di radio 3 nel programma Il terzo anello. Letto da una splendida voce recitativa, è davvero emozionante. Quanto a King, forse ho sbagliato a citarlo nei casi di adorazione ingiustificata; non è propriamente un caso di scrittore idolatrato, quanto di scrittore che ha fatto parecchi bei libri a suo tempo ed è diventato piuttosto noto, anche per via dei films (si può amare o meno il suo genere ma lo stile è accattivante) ed ora ha chiaramente esaurito gli spunti. Fammi sapere se avrai gradito Il terzo anello. CIAO!!! 44ruslanbauil lavoro mi fa percorrere km e km, e la sintonia salta da radio 2 a radio 3..compatibilmente con le difficoltà legate al segnale, spesso irrintracciabile. Ascolto la lettura dei classici, e quando riesco anche Fahrenheit, nel pomeriggio. Bei momenti, c'è poco da dire. S.King..mi chiedo chissà cosa pensavano i contemporanei degli psicopompi di Lovecraft.. :-) buona giornata Roberto 45elisabettaannaio ho risolto il problema sintonia del segnale scaricando un bel po' di romanzi su cd audio. mi sto assaporando con calma Il richiamo della Foresta giorno per giorno durante il tragitto in auto da casa al lavoro. Buona giornata! Elisabetta 46magillasaluti a tutti Mi inserisco nella discussione non tanto per dire la mia al riguardo della letteratura commerciale, leggo un po' (con apostrofo!!!) di tutto: classici e non, libri "copertina" compresi, alcuni libri non mi piacciono altri invece sì, alcuni mi entusiasmano, dipende dal momento, dalle situazioni dallo stato d'animo. Non ritengo di essere in grado di poter definire se un libro è un'opera d'arte oppure una ciofeca, posso solo dire se mi è piaciuto oppure no. Stabilito questo, il vero motivo dell'intervento è la presenza nella discussione di Epanto che ha dimostrato ottima conoscenza delle vie letterarie della rete e quindi mi rivolgo a lui in particolare, e a chiunque altro che mi possa aiutare a trovare siti dove poter trovare libri anche usati che sono fuori commercio/catalogo. Scusate l'intusione "fuori luogo" Francesco 47elisabettaannaCarissimo Francesco "intrudi" pure, ci mancherebbe, tutto serve per diffondere informazioni che possano essere utili e nulla è fuori luogo! Io ho dato un'occhiata ai siti segnalati da epanto, ma non ho trovato quello che speravo, cioè contenitori di copiose recensioni, per cui continuo a basarmi su IBS, che è forse un po' grezzo ma lì se ne vede di ogni, belle o brutte, perchè ci scrivono in tanti. Intanto, magari si potrebbe usare questo forum di discussione per scambiarci le nostre recensioni personali, divagando se è il caso dal discorso iniziale dei libri osannati - tanto c'è sempre tempo per discuterne, vedrai che prima o poi qualche altro caso di lettura modaiola coatta salterà fuori. CIAO! Elisabetta 48magillagrazie per "l'autorizzazione" -) ti dirò, cara Elisabetta, che al momento non ho trovato fonte migliore del sito che ci ospita, LT appunto, infatti curiosando qui e là (o ci vuole l'apostrofo??) e leggendo le varie discussioni capitano spesso pareri entusiastici di questo o quel libro, c'è la classifica dei best 5 che è fonte di suggerimenti (conosco pochissimi titoli), si citano numerosissimi autori a me del tutto sconosciuti... insomma una quantità di informazioni enorme che mi ha permesso di riempire pagine sul notes dove annoto i libri che dovrò (qui l'accento... ne sono sicuro!!) prima o poi leggere, purtroppo il tempo non è molto e anche le finanze non permettono divagazioni frequenti dal budget previsto (non gradisco molto prendere libri dalla biblioteca anche se potrebbe essere alternativa). Non sono andato ancora a vedere i siti segnalati e non so aggiungere niente a quello che già sai, io oltre IBS bazzico anche su UNILIBRO e BOL oltre che sui siti di diverse case editrici. Recentemente, a proposito di libri osannati, ho letto Firmino e non mi è dispiaciuto: scorrevole, divertente ed insolito; non sarà un opera d'arte ma secondo me può valere la pena leggerlo. Saluti Francesco 49lariannacaro Francesco, da lettrice e da bibliotecaria ti consiglio di dare un'occhiata al sito http://www.wuz.it/ (ovviamente la sezione dedicata ai libri) e magari anche al sito di fahrenheit http://www.radio.rai.it/RADIO3/FAHRENHEIT/index.cfm; purtroppo non esiste la versione on-line ma ritengo preziosissimo il mensile L'indice dei libri del mese. Inoltre, se hai tempo, passeggiare tra gli scaffali di una biblioteca può essere a volte fonte di ispirazione nella scelta dei libri. E poi ci sono alcune biblioteche che compilano delle bibliografie tematiche che possono essere di un qualche interesse: ti segnalo quelle proposte dalla biblioteca sala borsa di bologna http://www.bibliotecasalaborsa.it/bibliografie. A proposito di Firmino: io non l'ho letto ma ho sentito apprezzamenti entusiastici da parte di lettori piuttosto raffinati... 50magillaRingrazio Larianna per i suggerimenti, fahrenheit è uno dei miei programmi preferiti. Ciao Francesco 51pagonnMi inserisco tardi nella discussione, ma l'argomento mi interessa. I best seller, libri di cassetta.... ma che vuol dire!? La Cappella Sistina viene visitata da gente di tutto il mondo e nessuno si sognerebbe di dire che è sopravvalutata. Il libro si legge se interessa, poi si crittica. Prendiamo il Codice da Vinci. L'ho letto tutto d'un fiato. Mi è piaciuto? No. Lo considero un libro inutile, con errori madornali (confusione tra editto di Teodosio e di Costantino, tra i più evidenti) e, cosa peggiore tra tutte, scritto coi piedi. Non credo assolutamente sia colpa della traduzione. Per non parlare di Angeli e Demoni in cui le situazioni sono così inverosimili da renderlo ridicolo (il protagonista nuota nella fontana dei fiumi di piazza Navona). Ma come giallo (il primo) è ben congegnato e comunque l'idea che il Graal sia associato all'eterno femminino potrebbe essere intrigante. Io consiglierei di leggerlo solo ai patiti di gialli, non a chi ama la buona scrittura. Per venire al punto se bisogna comprare i best seller beh.... io raramente li compro perchè diffido dei gusti di massa e diffido dei premi, che spesso sono pilotati dalle case editrici o da motivazioni politiche. Ciò non toglie che in libreria guardo sempre l'interno di copertina per vedere di che si tratta e decidere se leggerlo a seconda dell'argomento.Si può paragonare la bellezza di un libro ad un altro? Credo se ne possa paragonare la scrittura, la struttura, non la bellezza che viene percepita per altre vie, molto spesso personali e legate al momento. Ma discuterne è comunque interessante e divertente. King? non lo leggerò mai. Libri in serie. Scritti bene? non lo so ma a vedere dal numero non credo, proprio come Brown. Ovviamente devo aggiungere che non mi interessa il genere. un saluto a tutti 52IoAnnalisaTorno qui dopo un bel pò e vedo d'essere stata redarguita per errori grammaticali. So bene che un altro si scrive scrive un altro, non credo di dovermi scusare per la gaffe visto che con questo mezzo si scrive tanto in fretta e di strafalcioni se ne fanno e leggono molti e non solo miei. Quanto a un pò, va bè. Accetto volentieri correzioni anche se sono permalosissima. Concordo con l'ultimo messaggio, è sostanzialmente quello che avevo tentato di dire. Il problema non è se un libro vende di più o meno ma se ha in sè un qualche pregio letterario. 53IoAnnalisaTorno qui dopo un bel pò e vedo d'essere stata redarguita per errori grammaticali. So bene che un altro si scrive scrive un altro, non credo di dovermi scusare per la gaffe visto che con questo mezzo si scrive tanto in fretta e di strafalcioni se ne fanno e leggono molti e non solo miei. Quanto a un pò, va bè. Accetto volentieri correzioni anche se sono permalosissima. Concordo con l'ultimo messaggio, è sostanzialmente quello che avevo tentato di dire. Il problema non è se un libro vende di più o meno ma se ha in sè un qualche pregio letterario. 54lariannad'accordo con alcune delle cose dette da pagonn: oltre alla sistina non dimentichiamo che i grandi classici dell'ottocento sono nati come romanzi d'appendice, pubblicati a puntate sulle riviste... la qualità non ha nulla a che vedere con il consumo, ma il consumo ha a che vedere con la pubblicità e con il mercato. e così capita che l'attenzione di massa venga fatta confluire su alcuni prodotti letterari che sono veri e propri prodotti di consumo (più o meno bene confezionati), mentre altri restino appannaggio dei pochi volenteresi che si accorgono che accanto alla nutella ci sono tantissime validissime alternative. buona parte degli editori sono dei manager al pari di quelli di ditte commerciali e l'attento lavoro di selezione di autori da proporre sul mercato viene fatto ormai da pochi (penso a quodlibet, sellerio, fazi...). insomma, penso che bompiani mai avrebbe investito su houellebecq se costui non avesse creato scandalo in francia con tanto di denunce e processi... però, IoAnnalisa, vorrei chiederti cosa intendi esattamente per "pregio letterario"... 55IoAnnalisaSì, è vero, cosa vuol dire esattamente "pregio" letterario? Alludo alle qualità intrinseche di un libro ( rectius romanzo, perchè mi pare solo di questo stiamo parlando) che lo rendono "oggettivamente" apprezzabile al di là dei gusti personali che fanno dire di un testo "mi piace" o "non mi piace" ( la deriva verso cui mi sembrava degenerata questa conversazione). Mi riallaccio a quanto diceva pagoon, vale a dire che un romanzo può essere apprezzabile per la sua scrittura ( originale, nuova, ricercata, semplice o di altre mille qualità) o per la sua struttura narrativa ( succedersi degli eventi, situazioni, emozioni, capacità di tenere desta l'attenzione del lettore, approfondimento e padronanza delle fonti quanto al romanzo storico) e reputo che queste qualità possano essere per così dire "oggettivamente" valutate al di là della bellezza del libro che, come per l'appunto riferisce pagoon, è oltremodo soggettiva. In conclusione, ci sono libri di cassetta e di grido che, tuttavia, sono pregevoli; ad esempio la saga di Harry Potter rappresenta un più che dignitoso esempio di scrittura per l'infanzia-adolescenza che rimarrà vivo anche dopo l'esaurimento dell'attuale saturazione commerciale libraria e cinematrofica; si tratta di romanzi ben scritti e allettanti perchè pieni di fantasmagoriche, innocenti fantasticherie. Lo stesso non può dirsi per Dan Browun, nonostante l'argomento Graal associato a Maria Maddalena ed Eterno femminino sia oltremodo interessante, ciò che ha consentito l'enorme successo mediatico del testo. 56lariannae allora? che vuol dire? quando valuti un libro per queste qualità "oggettive" che enumeri ti senti più contenta e soddisfatta? e quindi per te il piacere della lettura è una cosa secondaria? non ritengo affatto una degenerazione parlare del "mi piace e non mi piace". Io leggo per puro piacere e il gusto, aimè, non è solo soggettivo e personale, ma è anche l'espressione di una cultura, di valori e aspettative condivise da una collettività. Cosa voglio dire con questo? Che forse è più costruttivo e significativo parlare di ciò che piace e ciò che non piace e questo per tanti motivi diversi: uno è che si può riflettere sui motivi per cui un certo gusto è più diffuso di altri. un altro è che se io parlo di quello che mi piace e dico perchè, magari qualcun altro potrà provare una qualche curiosità e leggere ciò che è piaciuto a me e magari a sua volta diffonderlo ad altri: l'effetto tam tam potrebbe in una qualche misura contrastare le campagne mediatiche che ci impongono solo certe cose e per lo meno la varietà delle proposte potrebbe essere un pochino più estesa. in fondo, anche all'interno di questa discussione, c'è stato più d'uno che ha manifestato il desiderio di conoscere canali informativi diversi da stampa, supermercati ecc. Ecco, io credo che ognuno di noi può essere una canale di informazione e questo al di là dell'oggettivamente pregevole... 57pagonntutti leggiamo per puro piacere e gusto. L'inizio della discussione sembrava concentrarsi sulla reale qualità dei best sellers, sui libri di cassetta. Indubbiamente è vero che il gusto è l'espressione di una cultura ecc., ed è anche costruttivo parlare di ciò che piace e non piace. Ma non credo fosse questo l'argomento. Quando un qualcosa fa tanto successo bisognerebbe chiedersi perchè e se tale successo è più o meno meritato, a prescindere dal fatto che io lo condivida, ed è per questo che si cerca di trovare dei parametri oggettivi di valutazione. Faccio un esempio, riallacciandomi così ad un'altra conversazione. Nessuno osa dire che I promessi Sposi siano brutti o insopportabili, anche se molti lo pensano (lasciamo perdere la risposta... perchè sono dei cretini ...come si fa anon capire ecc.). Nessuno osa dirlo proprio perchè oggettivamente non lo sono. Ha una serie di caratteristiche che lo rendono comunque unico: scritto benissimo, a tratti poetico ecc. Personalmente riscontro tutte queste qualità ma nello stesso tempo non lo reggo, trovo Lucia insopportabile, Renzo un bischero. Mi sono costretto a rileggerlo dopo la scuola in santa pace, accompagnato dopo dalla lettura de "La famiglia Manzoni" della Ginzburg. Risultato: nonostante i pregi incontrovertibili, non lo rileggerò mai più. In pratica.... non mi piace. Non lo consiglierei mai come lettura. I libri di cassetta a volte hanno dei pregi, che possiamo anche capire ma non condividere. Altro esempio all'opposto: D'Annunzio. Scrittore di estremo successo in vita, il suo teatro faceva il tutto esaurito. Personalmente non condivido niente del suo pensiero eppure ne amo la scrittura, il gioco delle parole, la ricerca estrema. Caratteristiche oggettive appunto. Possono non interessare o piacere ma non si può certo dire che D'Annunzio faccia schifo (a chi non ci crede consiglio di leggere "L'uomo dagli occhi senza ciglia"). Il codice da Vinci non ha nulla a suo favore se non che è un giallo ben congegnato e fa inc... ancora di più, proprio perchè funziona, vedere che è scritto come una soap opera e che vi sono errori madornali. Se il codice fosse uscito come film prima che come libro, o come fotoromanzo con didascalie..... sarebbe stato lo stesso successo proprio perchè questo non si basa sull'essenza stessa del libro che è la scrittura. Per concludere questa lunga tiritera: mi farebbe tanto piacere che il tam tam potresse contrastare "le campagne mediatiche che ci impongono solo certe cose". Purtroppo la massa vede solo ciò che viene loro spiattellato sotto gli occhi e non bastano certo dei suggerimenti. Ci vorrebbe una contro campagna mediatica. Ma in questo caso non potrebbe basarsi solo su ciò che ci piace, ma, appunto, dovrebbe tornare a dei parametri condivisi (forse sono troppo buonista). 58pagonna proposito.... proprio ne "La famiglia Manzoni", nonostante i tentativi della Ginzburg di dare una quadro positivo di Alessandro (è tutto basato sulla corrispondenza del Manzoni), lui appare come antipatico, insopportabile e parecchio st..o 59IoAnnalisaBoh, non so, forse parliamo lingue diverse... E' ovvio che leggo per il gusto di leggere e anch'io come tutti alla fine concludo che un certo libro mi è piaciuto ed un altro no. Poichè la discussione era partita da "libri idolatrati" cioè libri coperti da lodi sperticate ma che in realtà non valgono, mi pareva corretto chiarire che per valutare un testo non è certo sufficiente far riferimento al proprio gusto personale, tutto qui. Per scegliere un libro non mi faccio influenzare dal mercato editoriale ma in genere da "rimandi" ( da un libro o da un autore ad un altro), da rimuginamenti vari, da una mia personale ricerca. Certi libri mi son divertita a leggerli ma poi non m'è rimasto nulla dentro e me li sono dimenticati. Per certi altri ho magari faticato ad arrivare alla fine ( l' Ulisse, confesso, non l'ho mai finito) ma di essi conservo memoria e ricordo brani e senso profondo e si riflettono nella mia vita... Interessante, invece, il tam-tam per orientare verso scelte diverse da quelle imposte dal mercato. E allora dico, ad esempio: un libro ingiustamente "idolatrato" è per me, che so, La cripta dei Cappuccini di J. Roth che ho trovato barboso e inutile. Libri pressocchè sconosciuti alla massa e per me da idolatrare sono Mastro Pulce o Gli elisir del diavolo di Hoffman. Ciao, ciao 60lariannabè, probabilmente è vero che stiamo parlando due lingue diverse. ciò che io critico è la pretesa di oggettività nel giudizio perchè credo che la qualità della scrittura, o la coerenza nella costruzione narrativa, per fare degli esempi, siano i requisiti minimi affinchè uno scrittore possa essere ritenuto tale. e, a questo proposito, citerei Carlo Lucarelli il quale ha un'ottima padronanza della penna, una buona capacità di costrunire storie, un'attenzione sensibile per la società contemporanea, un supporto argomentativo mai lasciato al caso eppure... eppure non includerei i suoi libri tra quelli "oggettivamente meritevoli", tra quelli destinati a durare nel tempo ecc. ecc. Carlo Lucarelli ha successo non tanto per le sue qualità oggettive ma perchè da voce ad un gusto popolare sempre più orientato alla cronaca, allo scoop: non aggiunge nè toglie nulla a quella che potrebbe essere la lettura dei fatti di cronaca nera sulle pagine di un giornale. Allora possiamo dire che il suo successo è meritato? Secondo i parametri oggettivi sì, senza dubbio. Idem per Baricco, per per Veronica Raimo e per tanti altri. A me pare più interessante ragionare sul gusto che riflette le aspettative che una collettività ha dalla lettura, ad esempio. Mi pare più interessante riflettere sulle operazioni della critica letteraria, su cosa venga fatto conoscere e come. Su come l'editoria sia diventata sempre più "market oriented" e si avvalga di consulenti editoriali esperti più di mercati che di letteratura. Su questo impreversare di classifiche, sempre e solo classifiche, "libri-culto", "libri-scandalo", "libri vincitori di premi letterari", "libri osannati di qua e di là", libri che per forza devono essere accompagnati da un qualche epiteto per poter essere presi in considreazione. è la politica degli slogan, che trova supporto in questa recente moda (in uso nella sociologia, nella statistica, nel marketing e nel management) di parlare di "consumi culturali". Il libro può essere idolatrato a prescindere dal suo valore, ma viene idolatratato quando se ne ravvisa il potenziale di consumo. Questa, molto in soldoni, è la mia opinione. 61IoAnnalisaScusa, vedi che ti contraddici. Critichi l'oggettività del giudizio ma ammetti che "la qualità della scrittura" o "la coerenza nella struttura narrativa" costituiscono requisiti minimi per definire addirittura chi scrive uno scrittore. Lucarelli non l'ho letto, mi affido a quello che dici e su questa base non lo paragonerei a Baricco che mi pare uno scrittore talentuoso e di un certo spessore contenutistico in certe sue opere, anche se, ammetto, fa parte del circuito commerciale e credo abbia scritto spesso con l'obiettivo primario di vendere. Quanto alle aspettative della collettività credo non esistano o che si tratti di un serpente che si mangia la coda; la collettività non ha aspettative se non quelle create dal mercato e chi opera nel mercato ( editori, consulenti editoriali, recensori) creano le aspettative per far consumare quel che le aziende in quel dato momento producono. 62claudiamescTrovo interessantissimi questi ultimi passaggi della discussione. Penso che in tutte le forme d'arte periodicamente ci si fa domande del genere: ha più senso cercare valori in una certa misura intrinsechi, o guardare fuori dalle pagine, e vedere cosa le costituisce come buona o cattiva arte, buona o cattiva letteratura? Allora io butto lì giusto due cose che su questo punto mi hanno aiutato, ad esempio quando parlavo di letteratura con gli amici e dicevano che assumevo posizioni eccessivamente altezzose (cioè "me la tiravo", me la dico da sola, spero di non essere redarguita...). Di una non ricordo assolutamente la fonte, era dignitosa vi assicuro, magari la conoscete: si parlava di ciò che fa la differenza tra pornografia e cinema, e si diceva (vado a spanne) che la prima è caratterizzata dal mostrare tutto ciò che appare. Dal non operare selezioni e dal non andare oltre la superficie. A me qualche scrittore viene in mente, subito. E non ho niente contro la pornografia, così come non ho niente contro chi scrive in quel modo. Stai facendo un'altra cosa, mi dispiace che in questo mondo ingiusto questi libri vendano e facciano guadagnare di più, ma insomma... E un'altra cosa l'ho letta in un articolo di Zadie Smith su Internazionale, in cui parlava dello scrivere e diceva: c'è un modo di scrivere sciatto. Che non crea nulla di nuovo perchè è pigro, anzi meglio, è ozioso. Un modo di scrivere per cui gli sguardi sono "intensi", le emozioni "si scatenano". O in cui, aggiungo io, i buoni sono buoni i cattivi sono cattivi. A me I Pilastri della Terra è sembrato così. Terzo pensiero, leggo la prefazione scritta da Martina Testa di un libro che ho appena comprato, Verso Occidente l'Impero dirige il suo corso. Parla della metafiction di Barth (che prima di leggere questa introduzione non conoscevo), e dice che alla sua idea in larga misura rivoluzionaria hanno fatto seguito numerosi epigoni che però non avevano altrettanto talento, e si sono miseramente arenati. E fa anche l'esempio di Carver. Carver, che quando leggi un racconto ti dici: vabeh sarei quasi capace anche io. Poi ci ripensi e ti rendi conto che è come la luce per una fotografia, quel di più dei racconti di Carver. La cosa più difficile da restituire, e il tocco magico dell'artista. E Martina Testa cita anche lo stesso Wallace, che da qualche parte ha scritto: "Dopo i pionieri vengono sempre i manovali, gli omini grigi che prendono i macchinari che altri hanno costruito e girano semplicemente la manovella, e dall'altra parte escono palline di metafiction". Insomma, ho scritto un sacco di cose per dire: istintivamente, come larianna anche io non amo i discorsi troppo tecnici su "struttura" e "scrittura", mi sembrano - al mio livello di lettrice e non di critica - un modo per giustificare uno slancio (di gratitudine verso lo scrittore, ad esempio) che può essere generato in tanti modi, e preferisco parlare di "mi piace non mi piace"... ma poi finisce sempre che devo spiegare perchè I Pilastri di cui sopra l'ho letto in un soffio, non mi piace per niente e mi ha generato dubbi su chi me lo ha consigliato, e invece molti altri magari ho fatto fatica ma poi li ho amati. Un po' come diceva pagonn. Baricco ad esempio: si legge in un soffio. Ma a me non piace, e non perchè vende tanto. Anche Banana Yoshimoto vende tanto, ha scritto qualcosa che mi ha dato l'impressione che il suo editore le pagasse l'affitto, ma in generale mi piace. Ecco Baricco mi sembra stare sul filo, mi sembra uno che scrive certamente sapendo quel che fa e che al contempo capisce molto bene i nostri tempi. E tutte le considerazioni di Larianna sul mercato. ... mi fermo però i pensieri sull'argomento sono tanti, e come si vede... mi contraddico senza vergogna. Ma credo sia perchè la questione è complicata, e gli interlocutori interessanti. 63IoAnnalisaSì, la discussione si è fatta molto interessante e altrettanto complicata. Oggi è domenica e così ci ho pensato un po. Credo che la mia visione delle cose sia alquanto parziale e la mia interpretazione arbitraria ma ugualmente provo a fare qualche ragionamento. Non è corretto, a mio modo di vedere, distinguere fra letteratura tout court e letteratura di consumo; siamo nel 2000, tutti figli della cultura di massa (per fortuna, dico); tanti leggono e tanti scrivono. Son passati un pò di secoli dai cd. romanzi d'appendice che nacquero in appendice per l'appunto ai giornali, potendo così venir letti e conosciuti da una cerchia di persone ben più vasta dei precedenti ambienti letterari e delle classi alte. I romanzi d'appendice dovevano presentarsi come piacevoli, avvincenti, non complicati nella scrittura, in cui i buoni erano buoni e i cattivi davvero cattivi. E qui richiamo quanto scritto da Arianna a proposito dei prodotti del mercato editoriale. Probabilmente in appendice ai giornali sono stati scritti tantissimi romanzi brutti, senza peso e senza storia ma come non considerare che Dumas, Stevenson, Dostoevskij, Tolstoj e molti altri scrissero in appendice ai giornali ed oggi noi li consideriamo dei "classici"? La letteratura è letteratura e basta, quando c'è; se è consumata da tanti, ancora meglio. Mi viene in mente, fra mille altre cose confuse, ciò che scrive J.L. Borges di Oscar Wilde in Altre inquisizioni: ..."egli fu un uomo d'ingegno, che per di più aveva ragione. Fu, per dire insomma parole fatali, classico". E conclude: Wilde è uno di quei fortunati che possono fare a meno dell'approvazione della critica e anche, a volte, di quella del lettore, perchè il piacere che ci offre la sua compagnia è irresistibile e costante". Forse me la tiro, ma, ripeto, la letteratura è o non è. Il "mi piace" o non "mi piace" lo lascerei al gusto di un gelato o all'attore belloccio di turno. Ciao, ciao. 64pagonnfrancamente non volevo cercare l'oggettività a tutti i costi nè escludere i propri gusti nel giudizio di un libro. Ho parlato di parametri oggettivi in quanto si cerca di capire fenomeni che non rientrano nel mio/nostro parametro di giudizio. In pratica un conto è discutere dei propri gusti letterari e trovare corrispondenze d'amorosi sensi nell'altro, un conto è giudicare fenomeni. Non tutti i libri pompati sono delle schifezze (oggettivamente schifezze vedi "va dove ti porta il cuore" e i Moccia similtamaro). A suo tempo "Cent'anni di solitudine" fu pompato dalla sinistra, certamente non con i mezzi di oggi e indubbiamente siamo di fronte ad un capolavoro. Leggere un best seller non è un onta, si può, e se ne può valutare la capacità letteraria al di la del nostro gusto. King è bello o una bufala? come ho detto all'inizio non lo so e non lo saprò mai perchè il genere non mi interessa. Baricco? insopportabile come uomo e come scrittore, ma l'ho letto. Perchè riconosco la sua intelligenza e quindi ne sono stato incuriosito. Ho ritrovato in bella scrittura la lezione di Proust, il decadentismo di D'Annunzio, ma....... lo trovo ancora personalmente inutile. Posso inveire contro il marketing perchè pompa Baricco? Certo che no. Ne sono felice perchè può essere un modo per avvicinare alla lettura chi non legge. Tornando ancora al caso letterario che mi ha fatto imbestialire più di tutti dopo la Tamaro : Dan Brown. Ma l'avete letto? ciao Paolo 65pagonnfrancamente non volevo cercare l'oggettività a tutti i costi nè escludere i propri gusti nel giudizio di un libro. Ho parlato di parametri oggettivi in quanto si cerca di capire fenomeni che non rientrano nel mio/nostro parametro di giudizio. In pratica un conto è discutere dei propri gusti letterari e trovare corrispondenze d'amorosi sensi nell'altro, un conto è giudicare fenomeni. Non tutti i libri pompati sono delle schifezze (oggettivamente schifezze vedi "va dove ti porta il cuore" e i Moccia similtamaro). A suo tempo "Cent'anni di solitudine" fu pompato dalla sinistra, certamente non con i mezzi di oggi e indubbiamente siamo di fronte ad un capolavoro. Leggere un best seller non è un onta, si può, e se ne può valutare la capacità letteraria al di la del nostro gusto. King è bello o una bufala? come ho detto all'inizio non lo so e non lo saprò mai perchè il genere non mi interessa. Baricco? insopportabile come uomo e come scrittore, ma l'ho letto. Perchè riconosco la sua intelligenza e quindi ne sono stato incuriosito. Ho ritrovato in bella scrittura la lezione di Proust, il decadentismo di D'Annunzio, ma....... lo trovo ancora personalmente inutile. Posso inveire contro il marketing perchè pompa Baricco? Certo che no. Ne sono felice perchè può essere un modo per avvicinare alla lettura chi non legge. Tornando ancora al caso letterario che mi ha fatto imbestialire più di tutti dopo la Tamaro : Dan Brown. Ma l'avete letto? ciao Paolo 66lariannasono piaciuti anche a me gli ultimi interventi! una piccola nota per annalisa: nessuna contraddizione in quello che ho detto: ad ogni professione vanno i propri "ferri del mestiere"; diremmo che una casa è una casa se non avesse almeno un pavimento, un tetto e quattro mura? ci sono dei requisiti minimi indispensabili, oggettivi, concreti che fanno di una cosa quello che è, per lo meno all'interno di una determinata cultura. purtroppo è vero che il proliferare indiscriminato di scrittori (e di artisti in genere) - lo sapete che di tutti i libri pubblicati ogni anno c'è un'altissima percentuale, non ricordo quanto ma stupefacente, che non vende nemmeno una copia?- e la "facilità" di raggiungere una certa notorietà hanno abbassato il livello: se vanno di moda i gialli (e quindi vendono) tutti scrivono gialli, anche se lo stile è quello di un temino di quinta elementare. Se va di moda il romanzo di denuncia sociale, allora tutti si improvvisano romanzieri che fanno denuncia sociale (guardate quanti titoli escono sulle escort, solo per fare un esempio), ecc. magari vendono per un po' ma finita l'onda spariscono, come le miriadi di romanzi d'appendice dell'Ottocento di cui sono rimasti quelli che ora consideriamo capolavori della letteratura di quel tempo. credo anch'io, come mi sembra di capire da Annalisa, che il tempo operi delle selezioni, anche se magari qualcosa è sicuramente sfuggito! e condivido in pieno l'osservazione sulla manovalanza che ci ha offerto claudia (a proposito, la distinzione tra film pornografici ed erotici è di Umberto Eco, non ricordo più dove), assieme alla citazione di Marina Testa su Carver che proprio nella "luce" che gli è propria di rende la dimensione di un mondo, della realtà di una certa America, in maniera a mio avviso commovente. ed è interessante riflettere anche sulle alterne vicende di alcuni romazi come Cent'anni di solitudine. a me viene in mente anche Celine, prima osannato dalla sinistra che poi lo ha completemente rinnegato... e, ne ho già accennato, mi viene in mente anche Houellebecq, che ritengo uno dei più interessanti autori contemporanei: può piacere o non piacere ma comunque smuove qualcosa al di là della semplice irritazione che può scatenare il Dan Brown (che non ho mai letto) di turno. ho avuto la fortuna di assistere alla presentazione di un suo libro e vi assicuro che ciò che mi ha colpito sono state le reazioni della gente comune, che si sentiva toccata nel vivo su certe questioni. insomma, cose che non capitano tutti i giorni... 67IoAnnalisaEbbene, non ho letto Dan Brown anche se ho preso in mano il libro e l'ho attraversato velocemente ( prime e ultime pagine, qualche pagina in mezzo) come uso fare quando mi dico "questo lo dovresti leggere" per giustificare poi il fatto che proprio non mi viene voglia di perderci sopra qualche giornata e neppure qualche ora. Però ho visto il film! Veloce lettura trasversale anche per la Tamaro ( di cui peraltro non ho visto le trasposizioni cinematografiche che mi pare ci siano state ). Non ho letto neppure King al quale tuttavia sono quantomeno grata per Shining, trasformato da Kubrik in un film capolavoro spettacolarmente terrorifico da far sentire la morte e i suoi enigmi ad un millimetro dalle tue tempie. Anche a me Houellebecq pare molto interessante e mi ha toccato sul vivo, dolentemente ma, devo dire, con una tale serena consapevolezza da non fare troppo male. A proposito di quest'ultimo, non so se avete seguito ultimamente il baillame delle liti con la madre e le critiche personali negative in cui viene presentato come un personaggio egoista e moralmente spregevole... Si tratta di una campagna mediatica rivolta a far vendere il suo nuovo romanzo ( appena uscito o che sta per uscire)? Tutto ciò mi sembra disgustoso. Per tornare al nostro argomento, ritengo che noi onnivori lettori non possiamo certo sottrarci alle leggi del mercato editoriale che impera ed impone; dobbiamo invece salvaguardare il nostro spirito critico ( e non è facile) e mangiare quel che ci piace e non tutto quel che ci viene messo sul piatto. Ripeto che personalmente tento di non farmi influenzare da pubblicità, recensioni etc.; tuttavia ogni tanto ci casco. Quest'estate ho letto La casa madre di Letizia Muratori pubblicato da Adelphi e quindi da editore di un certo prestigio dopo aver letto un'entusiasta recensione su Repubblica o il Corriere. Ebbene, non m'è piaciuto per niente, altro che scrittura lineare, si tratta di racconti crudeli di notevole durezza verbale. Rispetto a voi mi sento alquanto ignorante, visto che molti dei nomi citati neppure li conosco! Concordo sull'epico Cent'anni di solitudine, divorato amorevolmente a vent'anni ( e perciò tanto tempo fa). 68claudiamescL'esempio di Carver è di Marina Testa, ma le due righe su Carver le ho scritte io... soddisfatta che siano condivise (e grazie per Eco) :-) E adesso esco un attimo dal discorso per dire ad Annalisa che per fortuna la vastità della produzione letteraria crea vaste aree di ignoto un po' a tutti... ed è il suo bello! Mi consolano un sacco le biblioteche che ignoro completamente. 69pagonnIgnoro totalmente chi sia Houellebecq e sarebbero gradite informazioni. Certo posso prenderle qui su internet, ma non mi piace. preferisco - dando in questo caso totalmente ragione a larianna (o ad arianna?) quando dice che il passa parola potrebbe contrastare un pochino il bombardamento mediatico - sentire i giudizi di lettori come me. A proposito di questo vorrei ricordare un libro per me bellissimo anche se ingenuo a tratti (si vede che è il suo primo): "l'ombra del vento" di Zafon, dove il successo è stato determinato realmente da un passa parola e totalmente imprevisto dagli editori stessi. L'ho trovato poetico e affascinante, soprattutto nella descrizione della Barcellona franchista. Ma voglio insistere ancora su Brown: purtroppo il giallo scritto da lui funziona (mentre regge poco nel film). Ti appassiona perchè non hai sospetti. In questo è indubbiamente riuscito. Ed è questo che ha determinato il grande successo. La cosa tragica è che essendo un libro, non ne riveste però alcuna funzione: non stimola alla lettura ulteriore di libri, non ti allontana dal giallo (che io francamente, considero alla stregua dei romanzi rosa ... eccettuato "il nome della... - autentiche porcate), non ti da alcuno stimolo ulteriore. Ma un pregio lo ha avuto: una volta iniziato lo devi finire. E' per questo che mi manda in bestia. E guarda caso il desiderio di arrivare in fondo è uno dei primi parametri che oguno di noi, credo, collochi in un libro (unito al desiderio che non finisca mai). Certo in quel caso è solo curiosità della più bieca, in fondo non rimane nulla (lascio da parte i paragoni triviali che può solo meritare). Rimane un dubbio: la curiosità può essere un parametro di lettura? So già che risponderete di no. Ma pensate per favore a quanti libri avete portato a termine perchè dovevate sapere..... 70ruslanbauCome Paolo ritengo che la curiosità sia uno dei momenti fondamentali nel decidere se portare a termine la lettura di un libro.Però ho un dubbio: E' importante che ogni libro letto sia sempre e comunque di genere "alto" (scusate l'aggettivo..)? Alterno a secondo dell'umore gialli a Saramago o fantascienza a I fratelli Karamazov, e sono contento tanto nell'uno quanto nell'altro caso. Ciò che può essere dirimente è lo stile, la proprietà di linguaggio con il quale il giallo di turno piuttosto che la fantascienza sono scritti..Dan Brown è uno degli autori più citati nei vari interventi in questa pagina, e personalmente mi ha creato più di un problema portare a termine una sua opera, cosa che non succede per esempio con la Vargas o con il nostro Massimo Carlotto..il gusto (ed il piacere che si trae dalla lettura di una pagina) è sempre soggettivo, e credo sia abbastanza complicato( o impossibile) creare norme "oggettive" per la valutazione di un libro. P.S. Houellebecq, chi era (è) costui? (poco originale link alla pagina sui Promessi Sposi) ..saluti a tutti 71lariannaquante cose ci sarebbero da dire! per questioni di tempo (e di vostra pazienza) cercherò di essere breve: 1. la curiosità per me è sacrosanta! null'altro mi spinge a prendere in mano un libro, a vedere un film, uno spettacolo teatrale ecc. Non è forse la curiosità il motore che spinge a conoscere qualcosa che non si sa? dirò di più: trovo deleterio il contrario, ciò l'approccio verso qualcosa con l'atteggiamento di chi già sa che va bene, che è valido, che è intelligente... 2. verissimo anche che non ha senso parlare di alta e bassa cultura. e se in passato forse questa distinzione ha avuto un senso più che altro politico, direi che oggi è del tutto insussistente, sia perchè tutto è (teoricamente) alla portata più o meno di tutti, sia perchè tutto rientra allo stesso titolo nel concetto generale di cultura. ma anche questo è un discorso molto complesso. 3. ottimo il riferimento alla Vargas: il giallo è certo una letteratura di genere ma, mentre gli italiani si lasciano molto spesso cadere nei più facili manierismi, spesso gli stranieri (e i francesi soprattutto) hanno una marcia in più. Una curiosità (forse nemmeno troppo curiosa): Scerbanenco, che ha scritto dei gialli molto ben fatti e ha creato l'affascinante Duca Lamberti, è stato, sotto vari nomi, un prolifico autore di romanzi rosa... 3. Houellebecq: non sapevo delle recenti polemiche, ora vado a cercarmi qualcosa... e sono curiosissima di leggere il suo ultimo libro, soprattutto dopo che Le possibilità di un'isola mi aveva un po' delusa... Ma chi è costui? secondo me è un grande scrittore, vivente (classe 1958) credo biologo di formazione, osannato, alla sua comparsa sulla scena letteraria, come il nuovo Celine. questo paragone con Celine è stato fatto perchè entrambi sono dichiaratamente simpatizzanti di destra e sono francesi e perchè entrambi hanno, in qualche modo, dato uno scossone al perbenismo benpensante e alle ipocrisie moralisitiche della società; però Houllebecq non c'entra per nulla con la ricerca stilistica e con l'uso della lingua e della parola che ha fatto di Celine uno degli scrittori più stupefacenti della letteratura del Novecento. La forza di Houellebecq sta (a mio personalissimo e troppo sintetico parere) nella sospensione del giudizio. e quindi nell'accettazione e condivisione dell'essere umano in tutte le sue manifestazioni anche più scomode; e questo è elemento di profonda umanità: per il solo fatto di esistere l'uomo è degno di comprensione e di amore, oltre e al di là dei giudizi di valore. 4. anch'io, come ruslanbau, saltello qua e la tra classiconi, gialli, noir (consiglio a tutti Leo Malet) e romanzi di ultima gnerazione. molto spesso seguo un filo che si forma lentamente, man mamo che leggo e che mi vengono suggestioni... 5. un giorno, a una presentazione di un libro in cui si parlava anche di questa massiva produzione letteraria che molto spesso lascia il tempo che trova con tutte le annesse riflessioni, Ermanno Cavazzoni (che ammiro molto) ha detto che in fondo la scrittura non è attività dannosa e quindi non ci si dovrebbe lamentare del fatto che molti vogliano essere scrittori (e che in passato, quando ad esempio c'era la moda di fare gli eremiti o i religiosi, nessuno si lamentava del fatto che ci fossero troppi eremiti o religiosi). A noi la scelta di ciò che ci piace! 6. per annalisa: con tutti gli autori che esistono al mondo come puoi pretendere di conoscerli tutti? anch'io non conosco tutti quelli che avete citato! in realtà siamo tutti un po' ignoranti;-)) 73IoAnnalisaIeri leggendo i giornali (eh già, se si lavora tutto il giorno e la sera si leggono i giornali, quando mai si può leggere altro? Nel fine settimana, in vacanza, di notte? ) mi siete venuti in mente. Corriere della Sera, si parla di Carver ( autore da me non letto e da voi più volte citato) morto una decina d'anni fa, definito "il capostipite del minimalismo letterario americano". Ebbene, la consorte esecutrice testamentaria potessa a sua volta ha deciso di "rendere giustizia" al coniuge defunto rivelando che egli è stato vittima del suo editor, tale Lish, che lo ha obbligato a "tagliare" quasi metà del suo romanzo Di cosa parliamo quando parliamo d'amore, stravolgendolo; pare che questo crudele editor lo inducesse ad una scrittura per l'appunto minimalista, laddove secondo la moglie Carver è scrittore "checoviano dalla prosa ampia e oceanica". Verrà pertanto pubblicata ora la versione integrale di quel romanzo, lunga, pare, più del doppio del romanzo pubblicato nell'81. Mi siete venuti in mente perchè, se è vero quel che dice la tizia, a questo punto entrerebbe in crisi quanto abbiamo cercato di puntualizzare a proposito di bontà di un romanzo promosso dal mercato, individuandone lo "stile" come dirimente ( uso il termine sintetico di ruslanbau). Voglio dire, questi benedetti editori, non influiscono solo sul genere ma addirittura sullo stile, imponendo regole e strutture narrative gradite dal mercato. Ma ( non avendo letto Carver) mi è poi venuto il dubbio: e se l'oceanica versione originale del romanzo fosse stilisticamente meno apprezzabile di quella minimalista imposta dall'editor? ciao 74lariannameraviglioso! editor (ma anche traduttori) come veri autori! a questo proposito vi consiglio il bel romanzo di Chico Buarque de Holanda "Budapest". 75peterpattiLa storia-rivelazione dell'editor di Carver è risaputissima e risale ad almeno un decennio fa, appunto da dopo la morte dell'autore; sono stupito che il Corsera riprenda a battere su quel tasto. Detto ciò, però, Carver è assurto a fama mondiale appunto per la sua prosa "minimalista", per le sue frasi brevi e secche, stile che ha del resto un valido rappresentante in Hemingway (autore secondo me sopravvalutatissimo, ma trattasi solo di parere personale). Dunque, i suoi familiari non dovrebbero aver motivo di lamentarsi. E poi, come giustamente osserva IoAnnalisa: "e se l'oceanica versione originale del romanzo fosse stilisticamente meno apprezzabile di quella minimalista imposta dall'editor?" Ma torniamo al tema principale dei "libri idolatrati" - ingiustamente idolatrati. Anch'io mi rattistisco quando vedo che c'è tanta gente che compra praticamente a scatola chiusa tutto quanto proprinano i grandi editori nostrani. Molti immensi - e spesso misconosciuti - capolavori della letteratura mondiale si trovano (semmai) nelle bancarelle dell'usato, in edizioni assai datate e/o uscite con una tiratura infima. Quanti, ad esempio, conoscono il romanziere inglese William Boyd? O lo scrittore di fantascienza Rudy Rucker, americano di origine tedesca e vero "padrino" del cyberpunk? E controllate se nei vostri scaffali o scatoloni in cantina si trova qualche opera di Mario Biondi; non il cantante blues-soul tanto in auge di questi tempi, bensì un bravissimo scrittore milanese, autore di gialli, di romanzi di spionaggio, di romanzi a sfondo storico (il suo "Il cielo della Mezzaluna" è stu-pen-do!) e di interessanti diari di viaggio... Tutto questo e molto di più, amici miei, è scomparso dai cataloghi dei baroni della carta stampata. Perciò: viva i "bukinist"! Io mi servo solo da loro. 76gianoulinettiHo ripreso in mano in questi giorni L'ombra del vento di Carlos Ruiz Zafon che mi avevano regalato all'uscita e che avevo iniziato subito a leggere per poi abbandonare dopo poche pagine. Riprendere la lettura dopo molto tempo non ha modificato il mio giudizio: lo considero un libro scritto male e di una banalità sconcertante. E' una lettura facile, che non richiede alcun sforzo, che non pone domande al lettore, ma si limita a proporgli un intreccio che può suscitare curiosità così come può farlo una brutta fiction televisiva. Trovo che i "libri idolatrati" siano di due categorie opposte: quelli banali e di facile lettura, per lettori pigri che diventano protagonisti (loro malgrado) di un'operazione commerciale che li spinge a leggere quel particolare romanzo per potersi così sentire adeguati (alla moda) e i "mostri sacri" come Ulisse di Joyce che in pochi hanno letto ma che moltissimi si sentono in dovere di citare come uno dei più grandi libri della letteratura del Novecento. 77pagonntante, troppe risposte....sarò lungo e prolisso! non sono d'accordo con il giudizio finale espresso da Gianou sul libro di Zafon. Concordo sull'ingenuità e sul fatto che è una lettura "facile", non pone domande al lettore, ma non è vero che è scritto male. Nell'ingenuità delle evidenti citazioni, da Marquez a Calvino, nonstante il finale pulp, ha uno stile personale e poetico (ricordo che è la sua opera prima). E' discontinuo nella prosa, ma riesce a guardare le persone che incontra il protagonista con la stessa immaginazione di colui che guarda una affascinante fotografia: in maniera appunto personale e immaginifica. La descrizione della Barcellona franchista, quasi spettrale e statica, che si poteva trovare ancora trent'anni fa, al di fuori delle Ramblas, in aperto contrasto con la Barcellona odierna, ha avuto, almeno per me, un suo fascino. I libri "belli" non possono essere solo quelli che pongono domande al lettore, ma anche quelli che vanno a toccare il nostro stato emozionale. Sarebbe come dire che l'opera lirica fa schifo perchè si basa solo sulle emozioni, privilegiando solo la musica pura, la sinfonia ecc. Cosa di per se paradossale visto che si parla di suoni, o di parole, la cui unione suggerisce immagini, prima che pensieri, stati d'animo prima che idee, nelle quali ci ritroviamo o avversiamo a seconda della nostra storia. Da quanto capisco sembra che a Gianou non piaccia nemmeno l'Ulisse. In parte lo capisco. Ma non può rientrare nelle categoria dei libri falsamente idolatrati. Non bisogna dimenticare l'importanza storica di certi libri. L'Ulisse nella letteratura è stato come un fulmine che distruggeva tutto ciò che era stato scritto precedentemente. Come l'apparire della musica atonale nel "mondo incantato" della belle epoque, peraltro quasi coeve. Capire questo e anche, a volte, condividere le idee e apprezzarne, dall'altro lato, la lettura, sono due cose diverse. Per spiegarmi meglio: posso capire e apprezzare le idee che stanno alla base delle composizioni di colori di Mondrian e fregarmene altamente di vedere il quadro dal vivo piuttosto che in fotografia (per quanto mi riguarda... non aggiunge nulla). Ma la discussione sul fatto che Zafon abbia scritto un buon o cattivo libro mi interessa relativamente. L'ho citato per fare un esempio di libro non pompato dal marketing ma che ha avuto successo sul passaparola. Semmai, come suggeriva Arianna, bisogna chiedersi perchè questo libro ha avuto così successo, quali esigenze "culturali", se di queste eventualmente si deve parlare, ha soddisfatto, visto che è andato al di là delle aspettative. Un buon libro non necessariamente deve essere un capolavoro assoluto. Non leggerei Zafon due volte, mentre ho letto più volte Stendhal, Marquez, tutto Proust... per dirne alcuni. Certo.... non leggo due volte Zafon perchè "non pone domande al lettore" a differenza degli altri di cui sopra. Ma questo non elimina del tutto il valore di un buon libro. Alla fine mi sembra che in realtà la cosa importante sia non fermarsi solo a ciò che ci mettono nel piatto... ma questo non vuol dire che bisogna rifiutarlo tout cour. Pennac è uno scrittore idolatrato? Coe? Pompati certamente dalle case editoriali, ma, nel caso di Coe, non di massa (Pennac merita un discorso a parte). Sono scrittori diretti dall'editoria verso un mercato già selezionato. Concordo in generale con quanto detto, sempre da Arianna nel msg 71 e ringrazio per le informazioni su Houellebecq. Visto che adoro Celine.... Finisco con un consiglio di lettura: Dan Sijie "Balzac e la piccola sarta cinese", breve romanzo che si basa proprio sulla lettura, e, dello stesso autore "Muo e la vergine cinese". 78gianoulinettiRingrazio pagonn per l'interessante e articolata risposta di cui condivido quasi tutto, solo che...stiamo parlando di "libri idolatrati" e non di "libri belli". L'idolatria si può in qualche modo misurare in quanto fenomeno caratterizzato dalla quantità di lodi pubbliche che riceve (siano esse artificiosamente pompate dall'editore o spontanee), la bellezza di un libro ha a che fare con la risonanza emotiva che suscita nel lettore e quindi anche con la sua personale storia. L'ombra del vento è considerato un bel libro da chi me lo ha regalato e lo ringrazio ancora per aver voluto condividere con me ciò che gli ha dato piacere, resta il fatto che io l'ho considerato brutto. E rispetto a questo credo che ci sia poco da aggiungere. Altra cosa è il libro o l'autore idolatrato. Non so Zafon, ma Coelho mi sembra di poter asserire che è un autore idolatrato e sulla ragione del suo successo vale senz'altro la considerazione di pagonn sulle esigenze "culturali" o più semplicemente i bisogni indotti dalle imprese editoriali, sulla base della conoscenza delle "debolezze" dei potenziali lettori. P.S. Ulisse è un capolavoro assoluto. L'ho tirato in ballo unicamente per esemplificare un'idolatria frutto anch'essa di una "debolezza" molto comune fra gli umani: il non potersi permettere (in certi contesti) di dire "non lo conosco". 79lariannami fa piacere che pagonn condivida alcune delle cose che ho detto... non ho letto il libro di zafon ma concordo con le riflessioni sullo stato emozionale che è quello che certe letture a volte ci provocano o altre volte ci assecondano. D'accordo anche sul fatto che l'insopportabile Coelheo cavalchi sfacciatamente l'onda modaiola new age e questa ricerca di spiritualità che troppo spesso cade nella faciloneria (spero di non urtare nessuno). A me questa discussione piace perchè si parla un po' di tutto: parlare di libri di cassetta è un po' un pretesto per parlare d'altro e, attraverso tutte le varie opinioni, può saltare fuori forse un'idea condivisa di ciò che riteniamo un libro che ci dà qualcos'altro oltre alla distrazione di qualche ora (non parlo di piacere perchè - lo avrete capito - penso che il piacere sia qualcosa di più consistente e sostanziale). allora ho pensato di segnalarvi (se non la conoscete già) questa rivista on line in cui si parla appunto di letteratura e lo si fa senza critiche ma con proposte (di temi, letture, autori...) http://www.griseldaonline.it/. 80IoAnnalisaSiete una fonte inesauribile non solo di informazioni e di notizie ma anche di sensazioni e ragionamenti che poi ne inducono altri. Oggi su Repubblica paginona relativa al film di Baricco sul per me grandissimo Ludwig van Beethoven. (Mi confermo nelle mie convinzioni: uno che sa di musica ad alto livello come lui non può venir paragonato a Tamaro o Dan Brown anche se è antipatico e suscita indivia a molti, anche se ha una scrittura ridondante etc. ...) Ebbene, il nostro tratta proprio della differenza fra musica cd. colta e cd. di consumo, indicando nel genio incompreso della nona sinfonia il momento di rottura, cioè il momento in cui la musica si è posta non più come fenomeno di intrattenimento per le classi ricche ma come "creazione dello spirito " mirando ad esprimere "qualcosa di più". Vi invito a leggere l'articolo perchè contiene spunti che possono tornare utili in questa discussione. Voglio dire, abbiamo visto che ad un certo punto anche nella narrativa si è creato il fenomeno della "moda" e della narrativa di consumo; secondo me ciò si è verificato in modo plateale e ad una velocità vertiginosa a partire dagli anni cinquanta del secolo scorso, con incredibile accelerazione negli ultimi anni dovuta al web. Assistiamo oggi alla piena maturazione del fenomeno, con la professionalizzazione del "lavoro" dello scrittore; non più l'artista poveraccio morto di fame che scrive per seguire la propria vocazione di notte come Kafka o prende appunti sui polsini ma la "concertazione" fra chi ha un minimo di talento nella scrittura e l'editore per proporre al mercato prodotti di marketing ben congegnato per l'appunto da consumare, idolatrati per lo spazio di un mattino finchè dura la moda per essere presto sostituiti da altri. Ciò detto, continuo a pensare che nel magma fluttuante ed incessante della produzione letteraria di consumo ci possa essere qualità e buoni libri mentre spesso gli autori cd. colti sono pallosi ed artefatti. Vi segnalo anch'io un sito che si autodefinisce "un posto per chi legge": http://www.compagnosegreto.it/. Un pò pretenzioso ma interessante. P.S. n. 1 Il primo racconto di Coehlo o come diavolo si scrive ( e soprattutto, come si pronunzia?) era anche divertente ( etimologicicamente parlando) oggi è davvero disgustoso con le copertine patinate e i contenuti ripetitivi che via via di spirituale non hanno niente. Si dissolverà nel nulla, credo, alla fine. P.S. n. 2 pagonn sei grande! 81Maurizio70PROUST, MARCEL: Scrittore francese, visse a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento. Il suo monumentale "Alla ricerca del tempo perduto", prima di diventare un grande classico, fu rifiutato così da un editore che ne aveva letto il primo volume: "Dopo settecentododici pagine di questo manoscritto - dopo infinite desolazioni per gli sviluppi insondabili in cui ci si deve sprofondare ed esasperanti momenti d'impazienza per l'impossibilità di risalire in superficie - non si ha nessuna idea di quello di cui si tratta. Che scopo ha tutto questo? Che cosa significa? Dove ci vuole condurre - Impossibile saperne e dirne nulla. I barbari Alessandro Baricco 82claudiamescDi recente ho letto un saggio di un sociologo francese, Bourdieu, che speiga per bene come nasce la letteratura di massa, facendo il caso della Francia dell'Ottocento, con personaggini tipo Baudelaire, Faubert, Zola... di come questi si pongano in relazione con il potere, con il mercato, con l'arte. Moolto bello, il saggio, si chiama "Le regole dell'arte". E un'altra cosa che vorrei aggiungere alla discussione, rispetto a quanto detto da Annalisa, cioè del primo racconto di Coelho, e del piattume new age dei seguenti: quanto spesso capita che a romanzi belli, con una visibile ricerca di qualcosa di nuovo, seguano cose molto più banali? Effetto mercato, effetto stanchezza...? Per esempio, anni fa ho letto Uccelli di gabbia e di voliera di De Carlo e mi è sembrato un autore bravissimo, una storia piena di movimento, per niente superficiale... poi ho letto Uto e lì mi sono fermata con De Carlo, delusissima (e adesso non so in che ripiano metterlo della libreria ;-)) Coe per esempio a me piace: perchè nonostante una certa ripetitività, rende un momento o dei momenti sociali importanti, attraverso storie individuali congegnate senza calcare la mano ma senza nemmeno rifiutare che i suoi personaggi facciano cose assurde... mi sembra uno che racconta bene i mondi reali, anche nella loro irrealtà. Però ecco: è un bravo scrittore, ma non è un grande scrittore. Non ci senti la ricerca di qualcosa di nuovo... come a me sembrava ci fosse nella Banana Yoshimoto di Kitchen, per esempio, per non parlare solo di mostri sacri. Ecco, uno spunto potrebbe essere questo: si scrive andando "sul sicuro", o si osa? Perchè nel primo caso, è poi facile che si trovi un pubblico anche ampio, pronto a idolatrare, difficile che vengano poste domande nuove... P.S.: meraviglioso, Balzac e la piccola sarta cinese 83IoAnnalisaNon so rispondere ma suppongo che non tanto si scriva quanto si pubblichi e si commercializzi "osando" o per meglio dire "andando a caso": da dove partano le mode e perchè si diffondano spesso non si capisce. Credo siano state scritte pagine e pagine sulla "moda" e qualcosa ho pure letto in merito ( ma la vecchiaia incombente con l'oblio progressivo dei dati immagazzinati in testa mi impedisce di citare, spero che qualcuno di voi possa soccorrere). Non mi è mai venuta voglia di leggere De Carlo ( ma con lui, tanti altri, Faletti ad esempio, per quanto sia un tipo simpatico). Concordo su Banana Yoshimoto, quando ho letto Kitchen mi ha dato tanta soddisfazione dopo anni di disamore letterario). Anche lei, però, pur conservando una notevole dignità è leggermente scaduta nella produzione successiva... Per concludere il giro del discorso, ho letto in questi giorni un'intervista a Piccioli già amministratore delegato di Garzanti il quale sostiene che ormai nell'editoria come "industria culturale" ha prevalso l'industria sicchè l'editore sfrutta l'autore se rende altrimenti lo scarica. Definisce i cd. best-seller come stato "febbrile" dell'editoria ammettendo che sostanzialmente l'editoria oggi non fa più cultura ma produzione industriale di libri ( con soggezione alle regole del mercato, aggiungo io). Leggerò il saggio di Bordieu e anche Balzac e la piccola sarta cinese, grazie per i consigli. 84lariannaoltre a tutto ciò che avete detto a me sorge un altro quesito: non è che attribuiamo troppo valore al "nuovo"? o meglio: non è che la ricerca di novità diventi un valore fine a se stesso, a scapito di tutto il resto? Ricordo un'intervista televisiva ad Alda Merini in cui la Merini sosteneva che adesso tutti vogliono scrivere, vogliono fare qualcosa di nuovo: ma che per arrivare a scrivere qualcosa bisogna aver vissuto con intensità e anche sofferenza, bisogna aver sperimentato in profondità e sulla propria pelle esperienze profonde anche di messa in discussione del proprio io e del proprio rapporto col mondo. PS: i saggi in questo periodo nen riesco a leggerli ma Blazac e la piccola sarta cinese mi incuriosisce assai! 85pagonnuna postilla per prima ad annalisa, visto che parla di Beethoven, amato tanto da crederlo una reincarnazione di Dio (del resto se Brahms diceva credo in solo dio, Bach e Beethoven..... purtroppo non credo in dio quindi credero in Bach, Brahms e Beethoven). Il nostro buon misantropo ha fatto di tutto per far si che le sue opere, creazione dello spirito, arrivassero alla massa..... e voleva questo proprio perchè intendeva la musica non più come intrattenimento ma come ricreazione della mente, come meditiazione dell'uomo, per l'uomo e su l'uomo. Non è mai stato incompreso, solo alcune sue opere hanno lasciato perplessi appena eseguite, ma a questo è succeduto un subitaneo e immediato successo. Questo non per precisare ma perchè mi ricollega a quanto detto dopo, sempre da Annalisa. La ricerca di un riscontro collettivo, di "massa", accomuna tutti, qualsiasi autore. Sono le motivazioni che cambiano: successo per i soldi o perchè si ha qualcosa per la quale abbiamo la presunzione che sia importante da dire al mondo?(e dicendo questo benedico la presunzione...visto che ci ha donato i maggiori capolavori di Michelangelo, Proust, Beet..ecc.ecc.). Nel mare magnum dei troiai che l'editoria propina vi è sicuramente qualcuno che merita e come vi è qualcuno che non riesce a passare nonostante meriti. Come ho detto ormai tanti messaggi fa, è lo spirito critico che credo sia la cosa più importante, senza discriminare il fatto che un libro sia più o meno di massa. Non volevo paragonare Baricco a Brown,ne volevo mettere in rapporto solo il successo. Baricco è intelligente, è un intellettuale, di massa, ma intellettuale. Di Coelho ho letto solo un libro, ma mi sembrava una scopiazzatura del Marquez più sociale (La mala ora, o Cronaca di una morte ann.). Libro di qualità di massa. E' benvenuto se avvicina gente alla lettura, come Coe, che a me piace molto, ma condivido che non sia il grande scrittore.... Ma qual'è il grande scrittore?cosa deve dirci? cosa deve narrare?E' una sfida che lancio perchè la definizione sarà impossibile ma divertente. Se partecipate ricordate che ogni definizione potrebbe escludere qualcosa (decisi di non fare niente perchè ogni scelta non era una possibilità, ma le negazione di tutte le altre possibilità....). ciao 1Ps.Bordieu mi interessa. Chi lo ha pubblicato? 2Ps. perchè sarei un grande? 3ps. non ho capito l'intervento di Maurizio70 4ps. non lo nascondo... ho adorato Balzac e la piccola sarta cinese 87pagonnun ultima cosa..... mi sto divertendo! e spero sia lo stesso per voi. Se urto qualcuno ...beh! chiedo scusa in anticipo! 88claudiamescLe regole dell'arte è direi pubblicato da Il Saggiatore. E sulla questione del nuovo, adesso ci penso e se riesco rispondo. Però quello della Merini mi sembra un richiamo all'onestà... o l'onestà con se stessi e di conseguenza artistica e intellettuale è direi il frutto di una ricerca. Non è una cosa che si dà già pronta... in questo senso, è ricerca di qualcosa di nuovo. Ma forse sto complicando o semplificando troppo... Anche io mi sto divertendo!, e confesso che queste conversazioni mi sono persino utili per la mia tesi... 89IoAnnalisaIntanto rispondo a pagoon: sei grande perchè mi appari molto lucido nelle tue analisi, mentre io butto là un sacco di idee e considerazioni ma mi muovo in modo confuso e difficilmente riesco ad arrivare a qualche felice conclusione. Quanto a Beethoven, è vero che ha avuto successo e riconoscimenti in vita, mi riferivo all'incomprensione della nona sinfonia (mi pare che il film di Baricco si incentri su questo, spero arrivi presto nelle sale, oggi non c'è ancora!). Beethoven per me rimane il più grande, Brahms ( che pure amo molto) lo riecheggia in molti brani quasi volesse raggiungerlo per contenerlo ( ho sentito l'altra sera il Requiem tedesco e la forza impetuosa di certi passaggi è indubbiamente beethoveniana), Bach è la perfezione formale, Bach è musica celeste, è l'ordine divino; Beethoven è l'uomo, la terra, il dolore, la gioia, la ribellione alla morte e al silenzio, il dio che non esiste ma c'è. Voglio precisare che non ho una cultura musicale e probabilmente non capisco la musica e le sue regole con mio grande rammarico, sono solo un'appassionata e sicuramente dico un mare di sciocchezze. Tornando al nostro tema, continuo a lanciarmi in reminiscenze e ritorno al concetto di moda, perchè i fenomeni letterari odierni sono senz'altro riconducibili alla moda cioè a comportamenti collettivi alquanto mutevoli: dovrebbe qui soccorrere un sociologo o un esperto di comunicazioni di massa ( su che fai la tesi, Claudia?) Non so dire molto, rischio scemenze, resto ancorata all'idea che il tutto sia manovrato dal mercato e dal profitto, background marxista. Permettetemi solo una citazione scema che non c'entra nulla e che mi deriva dall'associazione mentale fra il coro della Nona e la moda: da Schiller Ode alla gioia: Deine zauber binden wieder was die mode streng geteilt; Alle menschen werden bruder wo dein sanfter flugel weilt. ( gioia, i tuoi incanti riuniscono ciò che la moda ha crudelmente diviso, tutti gli uomini diventano fratelli là dove indugia la tua morbida ala). Sono scoppiata? L'inno alla gioia è una delle poche cose che ricordo a memoria. Sì credo che tutti scrivano per essere letti dal maggior numero di persone che oggi chiamamo massa, così come tutti i musicisti; non è questo il problema o il discrimine: ritorno alla mia convinzione: il genio letterario si scopre ovunque, se c'è. Il discorso di Arianna, secondo me, è centrato: la ricerca del nuovo. Ma ci riconduce ancora una volta alla Moda. Si cerca sempre qualcosa di nuovo nell'abbigliamento, nell'acconciatura e anche nella lettura. Una rivista, un programma televisivo, un romanzo a tema, una scarpa con la punta regge finchè la gente non si stanca e cerca per l'appunto qualcos'altro di nuovo. Io fino ad oggi ho vissuto di illusioni: la ricerca del Senso, cioè di qualcosa che resti oltre le mode del tempo ( non per niente sono beethoveniana) Invece oggi è tutto frammentario e frammentato, solo sprazzi di bellezza qua e là, in mezzo all'immondizia. Oddio, sono veramente scaduta, meglio che interrompa. Ciao, scusate. P.S. Credo di aver capito l'intervento di maurizio70: a sostegno di Baricco e delle sue analisi per dire appunto che non è uno scrittoruncolo. P.S. Alda Merini ha ragione, problema è che l'arte non è solo frutto di sofferenza. E a mio parere il nuovo non esiste. Ciò che è nuovo ora diventa vecchio domani, il nuovo di domani è l'antico, credo. 90luigifoschiniDevo dire che tra tutti i temi di discussione del gruppo Italians, questo mi sembra il più intrigante e interessante. Complimenti e ElisabettaAnna che ha posto la domanda iniziale. Tra i vari post che ho letto, mi trovo su posizioni vicine a Francesco (Magilla) e Pagonn. Leggo i libri che mi incuriosiscono, che siano di moda o no. Ho letto ben (!) 3 libri di Dan Brown: li ho visti come letteratura di svago, per passare qualche ora senza pensare. Devo dire che ho trovato di meglio in altri autori di romanzi come Cussler o anche alcuni romanzi di Crichton o Isaac Asimov. Se cerco qualcosa di più impegnativo mi rivolgo a altri autori, ma a volte ho proprio bisogno di un po' di letteratura "perditempo". A proposito di Asimov: non so se avete notato che scrive più da morto che da vivo... Un palese caso di commercializzazione di quello che era poi un valido autore. Un altro caso commerciale che ricordo fu il libro di Hawking, Dal Big Bang ai buchi neri: ebbe un successo commerciale imprevisto, al punto che la gente lo comprava per metterlo intonso negli scaffali. Non lo leggeva, ma doveva averlo per fare bella figura con gli amici... Poi, c'è anche una specie di "effetto San Matteo" nel far sì che nascano casi di libri idolatrati. Questo effetto si riferisce alla parabola dei talenti descritta nel Vangelo secondo Matteo (cap. 26) e in particolare al versetto 29: "Perché a chiunque ha, sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma chi non ha sarà tolto anche quello che ha." Mi spiego: prendiamo un libro che, per qualche motivo (estetico o di validità effettiva), riesca a vendere un buon numero di copie. Che fanno gli editori: te lo propinano in tutte le edizioni (brossura, copertina rigida, edizione speciale con traduzione in ucraino a fronte, ecc....). I librai fanno vetrine intere con solo le copie di un libro già famoso. Entrambi sono convinti appunto che chi ha già, avrà di più. Eppure, se un libro è già famoso, non ha necessità di grandi spazi di esposizione. Ne metti 1 copia in vetrina per far vedere che ce l'hai, ma poi perché non si lascia lo spazio rimanente a promuovere invece altri libri meno conosciuti? Non ci guadagnerebbero anche editori e librai nel vendere più titoli, anziché concentrarsi su pochi? Mah, misteri del commercio... 91claudiamescIo credo che proprio in questo "rischio" che il mercato cerca affannosamente di non correre ci sia uno delle caratteristiche dell'industria culturale, che la rende diversa dalla produzione in senso più tradizionale. Perchè se compro un paio di scarpe o un automobile, ci penso e ci ripenso e non c'è il rischio che dopo non mi piacciano. O almeno, c'è, ma contenibile, valutabile. Se compro un libro di un autore che non ho mai letto, se vado a una mostra di un pittore che non siano quelli dei risicati libri di storia del'arte delle superiori, il rischio c'è. Proprio perchè l'esperienza culturale ha questa potenzialità, di farci vedere/toccare/vivere qualcosa di nuovo (che può essere - e quasi sempre è - un modo diverso per vedere cose già viste, provate, conosciutenote, già in noi): e questo qualcosa potrebbe annoiarmi, non piacermi, non comunicarmi niente, offendermi persino. E allora, per non correre rischi, per essere sicuri del successo, via con le mono-vetrine che trovo anche io orripilanti, via con l'ennesimo romanzo stiracchiato scritto dall'autore noto, via insomma con la sindrome di San Matteo, più comunemente detta... piove sul bagnato. Perchè l'obiettivo è la vendita, in modo esclusivo, prima di tutto. Come se fossero scarpe, o automobili, con le stesse identiche strategie: per soddisfare una domanda che c'è già, e stop. Tornando ai nostri personali gusti di lettura, non è che io non li legga per principio certi libri: ho letto anche Tre metri sopra al cielo, anzi 3MSC, in un viaggio in treno particolarmente tedioso... ho letto L'eleganza del riccio, super pompato... e altrettanto noioso, a mio avviso. E ammetto di averlo letto non perchè mi ispirasse troppo, ma perchè ne parlavano tutti... cioè, per la precisione non parlavano del libro, dicevano solo "l'hai letto? è belliiiiissimooooo"... Poi se penso ad alcuni amici veramente appassionati di cinema mi ridimensiono subito. Loro mi guardano esattamente come io guardo quelli che si leggono solo i libri da copertina rigida e da decine di copie in vetrina: mica con antipatia, figuriamoci, però con un briciolo di presunzione di chi si sente leggermente meno manovrato dal marketing. Nei limiti, ma insomma. 92pagonnVorrei fare il punto della situazione. Non credo mi riuscirà perchè tutti gli interventi aprono e chiudono parentesi difficili da ridefinire in poche parole... 1) credo che siamo tutti concordi che i best seller possano essere a volte dei bei libri (succede molto raramente,ma succede...al di la dei gusti personali) 2) l'editoria gioca su autori noti o su successi improvvisi (es. Cohello) forzando l'autore a scrivere a getto continuo e creando così un meccanismo di prolissità letteraria 3) tra i best seller bisognerebbe distinguere quelli che sono indirizzati ad una fetta di mercato cosiddetta colta (Baricco, Cohello probabilmente anche Barbery ma non l'ho ancora letto), dove gli autori proposti sono persone di ottima scrittura e a volte con buone idee, e quelli per la massa indiscriminata, che vanno bene per tutte le stagioni (Brown ma potrei anche dire King e....come si chiama l'autore di 007?scusate l'ignoranza ma non mi viene a mente). temi nuovi: 1) grande scrittore 2) il nuovo in letteratura Vengo invece ai commenti agli ultimi messaggi:non sono d'accordo con quanto dice la Merini. Ognuno di noi "ha sperimentato in profondità sofferto sulla propria pelle esperienze profonde anche di messa in discussione del proprio io e del proprio rapporto col mondo". Ma non per questo ci inventiamo scrittori. Non basta l'avere sentito, provato, sofferto e sperimentato per fare lo scrittore, bisogna sapere tradurre in parole, in concatenazioni di eventi, in racconto ciò che abbiamo provato. Su questo penso siano d'accordo tutti. La Merini purtroppo non si è accorta (o meglio credo che lei lo sappia ma non era espresso nelle parole riportate) che oggi tutti si sentono scrittori perchè...se scrive Vespa, beh.... possiamo farlo anche noi. Se il successo arride alla Ripa di Meana per il suo "I miei primi quarat'anni"...noi sicuramente abbiamo di più da dire. Oggi chiunque scrive per ottenere ulteriore visibilità e perchè il "sapere scrivere" e l'"avere qualcosa da dire" purtroppo non è più un esigenza sentita dalla massa, appiattita sul voyersimo becero e pettegolo. Gli editori aiutano tutto questo. Il nuovo? Non credo che nè i lettori nè gli scrittori ricerchino per forza il nuovo. Uno dei più grossi successi è Camilleri, ma si vendono soprattutto i gialli e non gli altri suoi libri (che non sono pessimi). Noi cerchiamo il nuovo? Io personalmente no, altrimenti non continuerei a rimpinzarmi di classici, anche se ogni tanto vado sul contmporaneo. Quindi non saprei dire. E poi cos'è oggi il nuovo in letteratura? ormai si scrive con tutti gli stili, le forme e le strutture sperimentate nell'ultimo secolo con più o meno successo. Temi nuovi? Secondo me non ve ne sono. Gli scrittori di oggi non fanno altro che attualizzare ciò che è stato scritto in parte nell'800 e soprattutto nel '900. Il tema del nuovo quindi mi lascia tiepido... per non dire che francamente non capisco che cosa si intenda. PS.ad annalisa: per essere una semplice appassionata, cime ti definisci, ne conosci di musica! 93lariannagrazie a pagonn per aver fatto il punto della situazione, e quindi per aver focalizzato alcuni dei temi di cui abbiamo discusso o cu cui abbiamo abbozzato delle riflessioni. vorrei solo precisare che quello che ho riportato della Merini viene da un ricordo piuttosto lontano e credo fosse scontata la precisazione che pagonn ha fatto sul fatto che poi bisogna anche sapere e volere scrivere. in sintesi direi che ciò che Alda Merini intendeva è che la scrittura dovrebbe venire da una necessità intima, da un'urgenza interiore e non dall'idea che "se pubblica Vespa lo possono fare tutti". è ovvio che non è sempre e solo così ma questa riflessione ci aiuta a porre un discrimine sull'essere scrittori per "vocazione" (o per "missione") e non perchè è un mesiere come un altro che forse può rendere di più e con meno sforzo... Quanto al discorso sul nuovo (o meglio sulla ricerca del nuovo) sono d'accordo su quanto detto ma riscontro da più parti che è fattore di valutazione. Però ne parlerò in un altro momento. 94IoAnnalisa..."produzione si può dire di una fabbrica di scatole o di saponette al gelsomino ma il fare dello spirito su una cosa seria è un tentativo piccolo-borghese di svalutarne l'importanza..." C. E. Gadda, da una lettera ad Anita, 20.12.1961, pubblicata su Repubblica di domenica. Più di quarant'anni dopo constatiamo che, in effetti, la "produzione" letteraria è diventata simile alla produzione di saponette e noi stessi acquistiamo un libro "nuovo" perchè influenzati dal tam tam pubblicitario e da una campagna particolarmente azzeccata e lo compriamo, a volte, per "passare il tempo" per divertirci, rilassarci o persino per "non pensare" per qualche ora, come dice luigifoschini. E' illusorio ritenere che vi sia ancora qualcuno che scrive sotto la spinta di un sacro fuoco interiore? Qualcuno ci sarà ma ritengo che tutto venga poi risucchiato nel mercato editoriale e per noi lettori è ben difficile capire e distinguere. 95pagonnhai ragione...è una necessità intima o dovrebbe essere tale. Purtroppo credo che per la Tamaro sia stato così. E anche per Moccia. Non è illusorio che qualcuno scriva per il sacro fuoco intieriore. credo non lo sia. Ma anche scrivere è un lavoro. Non basta l'ispirazione. Marquez diceva che scriveva ogni mattina, anche se non ne aveva voglia. Molte delle cose scritte venivano in seguito cestinate, altre messe da parte, altre sarebbero diventate il fulcro di un romanzo. Ma soprattutto diceva che delle cose che gli venivano in mente, almeno una la lasciava al giorno dopo in maniera che fosse più facile ricominciare. Tutto viene risucchiato, è vero, ma noi comunque possiamo capire e giudicare solo dopo avere letto...questo a prescindere dal mercato 96IoAnnalisaIndubbiamente scrivere non può che rispondere ad un'intima esigenza. indubbiamente chi scrive mira ad essere letto, giustamente. Però oggi vi sono libri a mio parere studiati a tavolino con l'obiettivo esclusivo di vendere, vedi Brown o Moccia. Ecco, credo stiamo assistendo a questo: vi è chi scrive non per essere letto ma per vendere. Magari inizialmente l'ispirazione è genuina ( tale potrebbe essere il caso di Moccia ma non l'ho letto e non ho nessuna intenzione di farlo) ma quando vedi le comparsate televisive dello scrittore che rilascia autografi e promuove gadget associati al libro ( il medesimo Moccia oggi stesso) ti rendi conto che il libro in sè non conta niente, conta solo che se ne parli, che lo si acquisti, insieme alla maglietta o alla spilla o a che diavolo ne so, che si vada a vedere il film che al libro si ispira etc. Che il libro venga realmente letto è un aspetto secondario meramente eventuale.Tutto ciò non ha nulla a che vedere con il lavoro dello scrittore che al di là dell'ispirazione del momento s'affanna e s'affatica a elaborare un testo che lo soddisfi e con lui ( o lei) soddisfi i lettori. 98luigifoschiniVorrei rammentare che anche Dostoevskij scrisse per soldi, specificamente per pagarsi i debiti da gioco d'azzardo. Eppure ci ha regalato dei romanzi che oggi sono classici. Inoltre, quante opere oggi considerate dei classici, furono dei romanzi d'appendice ai tempi della pubblicazione originaria? Penso però che ci sia una distinzione di base tra queste opere e le pubblicazioni di Dan Brown & Co. Le prime, per dirla come Calvino, sono classici perché hanno sempre qualcosa da dire, perché toccano certe corde comuni a tutte le popolazioni e alle loro tradizioni. Gli scritti, che potremmo definire commerciali, sono forse quelli che quando hai finito l'ultima pagina e chiuso il libro, ti chiedi: "Ehmbé? Tutto qui?". Sicuramente anche all'epoca di Dostoevskij c'erano dei "Dan Brown", ma se oggi non ne abbiamo traccia è proprio perché ciò che scrivevano è finito nel dimenticatoio o ammuffisce nel magazzino di qualche biblioteca comunale. Come ho scritto, anche io ho letto ben 3 libri di Dan Brown, ma ora sono in uno scaffale a prendere polvere e là rimarranno, perché sicuramente non sento la necessità di rileggerli, né sento il desiderio di comprarne altri dello stesso autore... 99IoAnnalisaNon credo che all'epoca di Dostoevskij esistessero "scrittori" come Dan Brown. Certo vi saranno stati un'infinità di scrittori o genericamente di autori che son rimasti sconosciuti perchè la qualità letteraria dei loro testi era di basso ordine, ma magari intimamente pensavano di valere o volevano dire qualcosa... Credo che fino a pochi anni fa ben pochi si siano arricchiti scrivendo e ben pochi abbiano scritto con l'idea di poter guadagnare bene scrivendo. Il fenomeno Dan Brown & C. invece è il frutto dell'attuale sistema, dell'attuale stato della "produzione editoriale", il "libro" è diventato un prodotto come un altro e chi riesce a lanciare un testo e un'idea e ad imporla sul mercato, ne segue le leggi, le fortune e le cadute; d'altra parte e per altro verso vi è una facilità incredibile di disporre di dati, nozioni, informazioni e di elaborarle molto in fretta; la fatica dello studio matto e disperatissimo è sostituita da navigazioni che danneggiano la vista e forse anche le facoltà intellettive ma portano a risultati immediati. Le patacche e le "opere" raffazzonate come il codice da vinci oggi si trovano sugli scaffali non tanto delle librerie ma dei supermercati in quantità per l'appunto industriale... Non mi stancherò mai di ripetere che tutto ciò non ha niente a che fare con la letteratura. 100pagonnanche se sono in generale d'accordo con quanto espresso da Annalisa, rimane il fatto che bisognerebbe definire che cosa è letteratura, e che non può essere discriminante il nostro gusto personale. Arrivati ad una definizione accettabile, se questa definizione includerà le porcate nella "Letteratura"... beh! ci possiamo sempre ribellare ed adottare in questo caso un sano pregiudizio contro questa o quell'altra opera che comunque non riteniamo degna di esserne compresa 101herr.proofI miei due centesimi di pensiero. Ci piace quello che ci piace, che smuove positivamente qualche 'corda dell'arpa interiore' dentro di noi, individualmente. E quel che non ci piace non ci piace, e nessuno riesce a farcelo piacere, che quel 'nessuno' sia altri o che sia noi per tramite di una nostra teoria (accettata solo a livello mentale, e percio' suscettibile di essere ricusata dal nostro 'sentir vero', di 'cuore' e/o di 'pancia'). Cosi' si hanno e le nostre adesioni alle regole letterarie (mi piace, ai piu' piace, percio' la regola e' giusta), e le nostre eccezioni alle stesse (ai piu' piace, ma a me no, percio' una eccezione alla regola e' giusta). 102lariannaora scriverò il messaggio n. 100 dicendo che ciò che herr.proff vuole comunicarci è, molto in soldoni, che tutta questa discussione è piuttosto inutile! inutile disquisire di letteratura, di gusti, di autori ecc, tanto nulla ci smuove dalle "nostre teorie". forse ho frainteso e comunque non credo che, da un punto di vista squisitamente teorico, abbia del tutto torto. In fondo di cosa stiamo parlando? di tutto e di niente; ma non trovate in realtà che questi pensieri che si richiamano e si accavallano, che si confortano e si contraddicono siano di per sè dilettevoli anche nella misura in cui sono spinti solo dal gusto di parlare? e che comunque, in ogni caso, la lettura e la passione per la lettura non siano in realtà attività solitarie bensì azioni che acquistano vigore e piacevolezza anche (e soprattutto) nella condivisione? un caro saluto a tutti! 104nourielBuongiorno a tutti,mi sono iscritta a LT 5min fa,quindi chiedo scusa per eventuali errori... a spingermi è stato proprio il desiserio si partecipare alla vs conversazione,spero che nessuno si dispiacerà per l'intrusione.Avrei voglia di "esprimermi" subito,ma prima mi piacerebbe chiarire un aspetto che,almeno per me, è rimasto un po' in ombra:visto che si è parlato diffusamente di libri e scrittori ingiustamente o eccessivamente idolatrati,quali sono invece-se ci sono- i libri e autori che,secondo voi...non si possono non idolatrare?Cosa cerca ciascuno di voi in un libro e,più in generale,nella letteratura?Un anticipato grazie a chi avrà voglia di rispondere,a risentirci presto! 105IoAnnalisaSì, è vero, herrproff ci richiama alla realtà e al fatto che non riusciremo mai a metterci d'accordo tutti e neanche pochi su quali libri vanno idolatrati e quali cassati, ma concordo con Arianna: niente è più piacevole dell'inessenziale. Le parole sono essenziali? Letteratura è parola. Che cosa siamo senza parole? Tornerò ad esprimermi su che cos'è per me la letteratura, non è poi così semplice, per ora vado a lavorare fantasticandoci sopra... 106luigifoschiniPenso che non sia poi così male se non ci mettiamo d'accordo, anzi! Se così non fosse, non ci sarebbe discussione: di che si discute se abbiamo tutti le stesse idee? Senza contare poi l'appiattimento culturale... Se i libri ci insegnano una cosa è proprio la bellezza della varietà infinita di idee che la mente umana può concepire. Ben vengano quindi le idee differenti, anche se per ora si limitano solo al gusto personale. E' comunque un buon avvio se ci si sforza di comunicare il perché un libro piace o non piace. Non penso che sia inessenziale, anzi, penso che le parole siano essenziali, per rispondere a Annalisa. Forse mi sbaglio, ma ho letto nell'intervento di herr.proof un invito verso ciascuno di noi a non pensare di avere la verità in tasca e continuare la discussione con serenità e rispetto verso chi non la pensa come noi. Colgo l'occasione che mi danno i vostri ultimi commenti per aggiungere che non è solo una questione di letteratura: anche nella scienza, la parola è essenziale. Niels Bohr scrisse che siamo come "sospesi nel linguaggio". Le teorie scientifiche, con cui cerchiamo di capire il mondo, sono appunto costituite da parole. Forse nella scienza le parole che si usano sono un po' differenti da quelle di uso comune, ma sono pur sempre parole. Sempre Bohr scrisse che è sbagliato pensare che lo scopo della fisica sia di scoprire che cosa è la natura. La fisica riguarda quello che possiamo dire a proposito della natura. E' la scrittura dell'esperienza intorno a una prassi. Concludo sottolineando che se possiamo mantenere memoria dei pensieri di uomini e donne del passato è proprio grazie alla parola scritta. Se c'è qualcosa che ci eleva al di sopra degli animali è proprio la parola. E ciascuna volta che la parola viene dimenticata, calpestata, trascurata o offesa, ecco che l'umanità si ritrova nella barbarie, si ritrova al livello degli animali. 107herr.proofluigifoschini dixit: >A proposito degli pseudonimi, colgo l'occasione per esprimere tutta > la mia perplessità su questa usanza. Va bene, perplessita' vista e accertata. >Non ne comprendo la necessità. Mi pare si possa dire che la necessita' degli pseudonimi si abbia solo nelle persone che non possono fare a meno, nel loro pensiero e nelle regole del loro proprio pensiero, degli pseudonimi. Percio' e' una necessita' di gruppo, localizzata e circoscritta, non evidente in tutta l'umanita'. >A parte la mancanza di rispetto nei confronti dell'interlocutore Immagino che non tutti quelli che usano gli pseudonimi siano dispettosi o irrispettosi. Io personalmente non desidero mancare di rispetto ad alcuno, eppero' utilizzo uno pseudonimo vero. Lo faccio per rispondere adeguatamente a mie personali circonvoluzioni mentali, percio' rispondo a mie peculiari istanze e richieste che vengono e procedono da me; mai ho pensato a come questo potesse 'colpire' qualcun altro. >ho sempre un po' di diffidenza Pazienza, non e' affatto grave, anzi. >verso chi non ha il coraggio di scrivere e difendere le proprie idee > in prima persona. ...Difendere?... Da che, o perche'? ...Forse qualcuno non si pone nemmeno il problema. Potrebbe essere che questo risponda a un tabu' personale che GLI/LE impedisce di usare la combinazione vocale corrispondente al Se' per ulteriore personale scudo psicologico-psichico-o-che ... ma e' solo una delle tante versioni possibili. >Che ha da nascondere dietro a uno pseudonimo? ...magari un nome che non gli piace? ...o forse altro...? il cosmo deve essere spiegato dalla propria visione personale, altrimenti c'e' da andar di matto ; ma lasciare aperti alla discrezione altrui le altrui mattane non mi pare sbagliato. NB Grazie per il riferimento (tra l'altro citandomi con le lettere corrette) nel mex 106! NB2: Avrei scritto privatamente, perche' questo mio e' "un poco" OT, ma non sono riuscito a trovare l'indirizzo... Scusate tutti! 108herr.proofAltri miei due centesimi di pensiero. Il fatto che una data opera letteraria ci piaccia non implica che lo stesso autore debba automaticamente piacerci in ogni (o in qualche) altra sua opera. Percio' i nostri gusti personali restano la regola d'oro del nostro approccio alla letteratura. Nel nostro confrontarci con gli altri cerchiamo, partendo dai nostri gusti, quanti possano avvicinarsi ai nostri, e per scoprire di non esser soli (e' una bella rassicurazione), e per aprire la Realta' (sic) alla possibilita' di spartire con altri la gioia di un tesoro da noi trovato e a noi prezioso. Il bello e' che in questo caso si tratta di un tesoro che condiviso non diminuisce la parte originale di alcuno. Qualcuno puo' anche tentare di convincere (vincere) altri da se' riguardo alla bonta' del "proprio" tesoro letterario, o delle proprie posizioni riguardo alla letteratura; ma non e' da tutti una simil tenzone, e mi piace pensare che la serenita' sia una gran bella cosa. E, ovviamente, anche il divertimento; divertimento che puo' benissimo comprendere il dissertare di questo e di quello, letteratura tutta, filosofemi sulla letteratura, analisi di filosofemi sulla letteratura, e gustosi pensieri accostati e sparsi. 109IoAnnalisaConcordo con voi, intendevo dire che inessenziale è il divertimento di stare qui a comunicare . Se ne potrebbe fare o meno, non è forse vero? Certo le parole sono essenziali; senza le parole non siamo niente ( non voglio perdermi nel paradosso di ritenere che la mela non esista finchè non la chiamo mela). Alcuni termini della scienza, non so, mi viene in mente l'Altrove assoluto ( fisica, se non erro, ma non so proprio niente in merito, ho studiato tutt'altro) sono termini a mio parere filosofici e fors'anche poetici che aprono orizzonti smisurati alla mente ben più del "mi illumino d'immenso". Mi piace la metafora del tesoro che, condiviso, non diminuisce il suo contenuto prezioso. Aggiungerei che, se condiviso, il tesoro aumenta perchè condividere la bellezza con altri dà indubbiamente piacere. 110acciugaCiao a tutti sono un nuovissimo iscritto... non ho letto integralmente tutti i messaggi, ma sono in linea generale daccordo con voi. Riconosco che ci sono alcuni libri di serie B, come dice qualcuno di voi. Ma a volte vale la pena leggerli, se non altro perchè se ne parla molto e poi la trama potrebbe essere intrigante. Che ne pensate per esempio di Carlos Ruiz Zafòn e il tanto amato Ombra del vento? Devo dire che per me non è un capolavoro, ma l'ho letto tutto di un fiato. Per evasione. La stessa cosa mi è successa con Angeli e demoni, mentre non ho ancora letto Il codice Da Vinci. Secondo me bisognerebbe essere aperti a leggere di tutto. A parte questo, cosa mi dite di Murakami Haruki? Io lo adoro. Il mio pseudonimo è il nome di un "personaggio" di alcune delle sue opere. Qualcuno di voi lo riconosce? Un saluto a tutti. A 111pagonnSono d'accordissimo con il primo intervento di Herr, nel suo contenuto, ma non si parla di gusto personale, ma di individuare dei canoni...certo alla letteratura i canoni stanno molto, molto stretti, ma se riusciamo ad averli più oggettivi possibile (castroneria filosofica...ma chi vuol capire capisca), ci potremo permettere una maggiore comprensione sia degli eventi che stiamo giudicando, sia di quello che ci diciamo. Le parole infatti sono splendide, ma giocano tra loro (e questo aumenta il loro fascino), ma in una discussione possono dare origine a fraentendimenti. Non è come leggere un libro dove vale solo ed sclusivamente la nostra interpretazione (e gusto). Credo che nessuna discussione sia inutile, che sia per piacere della dialettica come per arrivare a dire che non saremo mai d'accordo. Ma penso che non si stia discutendo per convincere l'uno o l'altro delle proprie opinioni, quanto per arricchirle proprio con l'intervento altrui. Capiterà che alla fine si sposi la tesi dell'altro ma non credo che una discussione inizi per arrivare a quello 112IoAnnalisaNon ho ancora letto Murakami Haruki ( è grave?). Acciuga mi ricorda solo un personaggio disneyano. Sei lungo e salato? 113pagonnNemmeno io. Spero per acciuga almeno che non sia salato!Non ti offendere...Annalisa sicuramente scherza, e anch'io. Rispondo perchè mi ha fatto ridere. 114IoAnnalisaConcluderei questa discussione che mi pare esaurita con un estratto di recente lettura natalizia:"...Credo anche che l'estetica astratta sia una vanitosa illusione o un piacevole argomento per le lunghe notti del cenacolo o una fonte di stimoli e di ostacoli. Se fosse una, l'arte sarebbe una. Certamente non lo è; ci danno uguale godimento Hugo e Virigilio, Robert Browning e Swinburne, gli scandinavi e i persiani... Ogni tema per quanto occasionale o inconsistente, ci impone un'estetica peculiare. Ogni parola, sebbene carica di secoli, dà inizio a una pagina bianca e impegna l'avvenire." Borges La moneta di ferro Come sempre illuminante. 115katemansfieldSì per favore non toccatemi Il Maestro e Margherita! L'ho letto in russo, e quando sono stata a Mosca mi sono emozionata moltissimo a sedermi sulla panchina su cui siedono Berlioz e Bezdomnji nel primo capitolo....E' il mio primo libro da portare sulla famosa "isola deserta".... Quanto all'argomento di questa conversazione, fra i libri idolatrati metterei anche "L'eleganza del riccio". Carino ma nulla di più. 116katemansfieldoops scusate sono nuovissima e pensavo di essere riuscita a citare nel mio messaggio su BULGAKOV quello a cui rispondevo e che era di secoli fa!. quanto agli pseudonimi....Per quel che mi riguarda: è stato divertente sceglierlo perchè mi ha fatto pensare a tutti i libri più letti e amati, per arrivare, alla fine a individuare una scrittrice il cui solo nome mi fa vibrare emozioni ..e. e volete mettere il brivido di poter NON essere, almeno in un contesto una delle centomila "daniela" che infestano la mia generazione??? 117IoAnnalisaGrazie di esistere, bulgakoviana innamorata. Io la panchina me la sono solo immaginata e sognata. Il Maestro e Margherita non è solo un libro. 118IoAnnalisaSolo una citazione: " Sapete perchè certi libri sono importanti? Perchè hanno sostanza. Che cosa significa in questo caso sostanza? Per me significa struttura, tessuto connettivo. Questo libro ha pori, ha caratteristiche sue proprie, è un libro che si potrebbe osservare al microscopio. trovereste che c'è della vita sotto il vetrino, una vita che scorre come una fiumana in infinita profusione. Maggior numero di pori, maggior numero di particolarità della vita per centimetro quadrato avrete su un foglio di carta, e più sarete "letterario". Questa è la mia definizione, ad ogni modo. Scoprire le particolarità. Particolarità nuove! I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano sfuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l'abbandonano". Ray Bradbury,Fahrenheit 451 119DarkfuryCiao, sono perfettamente d'accordo con te! Non mi piacciono molto i libri che parlano di grandi cospirazioni ecc... anche perché tante persone poi non sanno distinguere il vero dal falso e si fanno chissà quali idee... come il libro "2012"! Di scinetifico non ha proprio nulla! Ho letto delle recensioni e qualche pagina in libreria, e mi è venuto da ridere: una montagna di cavolate, eppure ne vende di copie! Il potere del catastrofismo! Ps: Camilleri dopo una pagina fa venire il mal di testa! Peccato, perché mi sembra bravo! Darkfury 120DarkfuryScusate se mi intrometto, ma: oh Dio! Ma siamo fuori! Ma questo non ha niente di meglio da fare?!? Che bulletto! Bell'esempio dà ai giovani, che si può essere pregiudicati e strafottenti e cavarsela sempre! Bleah! 121fortunaeHo letto Codice Da Vinci perchè ero in stazione senza altro da leggere in viaggio. Normalmente non l'avrei acquistato ma in quell'occasione è stato quasi obbligatorio: tra tutti gli Istant Books esposti, almeno quel titolo aveva fatto discutere di se. Mal me ne incolse. Naturalmente mi guarderò ben bene dal leggere il seguito o altri libri di Dan Brown. Per quanto riguarda il successo avuto dal romanzo, non credo che siano stati estranei gli anatemi scagliati dalla Chiesa, francamente fuori luogo, tenuto conto della superficialità e della scarsa verosimiglianza delle descrizioni criticate. Ritengo fondatamente, almeno avendo riguardo al mio microcosmo, che molti lettori si siano avvicinati al romanzo proprio perchè criticato dalle gerarchie ecclesiastiche. Ho letto anche La Solitudine Dei Numeri Primi, romanzo che non ho acquistato ma che mi è stato regalato e che ritengo sopravvalutato ma per lo meno onesto, nel senso che la vicenda narrata evita di speculare sui comuni sentimenti della casalinga di Voghera o sig,ra Pina, che dir si voglia. Senza volere mancare di rispetto alla casalinga di Voghera, bravissima in tante attività ma non vicina alla critica letteraria. Per finire La Solitudine Dei Numeri Primi sta al Codice Da Vinci come il Cervino sta a Montemerlo. Ciao Guido 122ddejacoNon sono sicuro che il "merito" della diffusione del Codice Da Vinci sia da attribuire tutto alle gerarchie ecclesiastiche. Credo che abbia giocato di più una campagna marketing orchestrata apposta per le cripto-casalinghe di Voghera: le persone culturalmente più sprovviste che non sanno (o non vogliono sapere) di esserlo, ma pronte a farsi abbindolare dal primo presunto mistero che passa. Gli stessi che guardano, credendoci, Voyager della Rai o le tante trasmissioni simili sul satellite. O che vanno dai maghi/maghe televisivi o meno. Un affarone, insomma. Che il libro sia una merce, mi pare normale. E' quando diventa una truffa che bisognerebbe fare qualcosa. Dario 123floraesseCiao Lepanto,faccio tesoro anche io dei tuoi consigli e mi permetto di aggiungere un sito molto serio e curato dove si possono comprare libri usati a buon prezzo , antichi , di tutti i generi, e dove, a richiesta, ti inviano qualsiasi info: www.bergogliolibri.it. Ciao e buona lettura 124giaccaiscorrevo questa discussione ed ho letto che a qualcuna piacevano i libri sui libri. Sonono andata a cercare l titolo di un libro di questo genere che mi è piaciuto molto, ma nel frattempo non so chi avesse fatto quella affermazone. Comunque per chi ama i libri che parlano di libri consiglio: 84. Charring Coss Road che c'è anche in LT. | Gruppo: Italians - Italiani424 utenti 1,451 messaggi A proposito diThis topic is not marked as primarily about any work, author or other topic. CitazioniOpere
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